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Dal 1945 al 2007 ha servito nel Magazzino Privato in Vaticano

Madre Ariberta, la “tuttofare” di sei Papi

Madre Ariberta – al secolo Iride Burzio -, oggi a Borgo Sacco, per più di sessant’anni anni ha svolto un servizio del tutto particolare e unico nel suo genere: il Magazzino Privato del Papa in Vaticano.

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L’ha incontrata il vescovo Lauro nella sua comunità religiosa a Borgo Sacco

“Noi lavoravamo per il Signore, pur al servizio del Santo Padre”

Borgo Sacco - Madre Ariberta, oggi a Borgo Sacco, per più di sessant’anni anni ha prestato servizio nel Magazzino Privato del Papa in Vaticano. -...

Borgo Sacco - Madre Ariberta, oggi a Borgo Sacco, per più di sessant’anni anni ha prestato servizio nel Magazzino Privato del Papa in Vaticano. - 09/01/2018 - Gianni Zotta

Il prossimo 21 febbraio compirà 99 anni! L’ha incontrata anche il Vescovo Lauro domenica 24 dicembre 2017 a Borgo Sacco di Rovereto con la sua comunità di una ventina di religiose tutte ormai avanti negli anni, ma vivaci come la profetessa Anna del Vangelo di Luca. Lei è conosciuta come suor, anzi, madre Ariberta! Un nome strano che le è stato affibbiato appena entrata in convento ben 75 anni fa nel settembre del 1942 quando aveva 23 anni. Iride Burzio, nata a Milano il 21 febbraio del 1919, quando si è fatta suora i suoi genitori non erano proprio entusiasti; in pieno tempo di guerra perdevano una figlia che sapeva lavorare e sgobbare, un aiuto e uno stipendio che facevano comodo per la numerosa famiglia.

Entrata nelle Suore Francescane Missionarie di Maria, dopo il Noviziato, nel 1945 viene destinata a un servizio del tutto particolare e unico nel suo genere: il Magazzino Privato del Papa in Vaticano. Lo aveva inventato la famosa suor Pascalina Lehnert, la segretaria tuttofare di Papa Pio XII. In quel magazzino al piano terra del Palazzo Apostolico arrivavano i molti doni al Santo Padre che poi lui destinava ai poveri di Roma e del mondo. Viveri, generi di prima necessità, stoffe, medicinali, vesti e suppellettili liturgiche... Non mancavano certo i poveri “nell’Urbe e nell’Orbe” in quel periodo del secondo conflitto mondiale e negli anni successivi. Quanti poveri bussavano al cuore del Papa; ma anche molti imprenditori e singole persone offrivano generosamente i loro prodotti e doni al Papa.

Da Pio XII a Benedetto XVI

Madre Ariberta ha iniziato quindi sotto Pio XII, come collaboratrice di Suor Pascalina, ma poi ha continuato come diretta responsabile con San Giovanni XXIII, con il Beato Papa Paolo VI (“era il mio Vescovo di Milano”), con Giovanni Paolo I e soprattutto San Giovanni Paolo II (“quanti viaggi e celebrazioni!”) e infine con Papa Benedetto. Sì, Madre Ariberta ha lavorato con 6 Papi; o, come dice lei, “ho servito Cristo per sei volte nel Santo Padre”.

Madre Ariberta nel 1962  con San Giovanni XXIII.

Madre Ariberta nel 1962 con San Giovanni XXIII.

Dal 1945 al 2007 per 62 anni ogni giorno ha aperto il portone del Magazzino Privato al Cortile di San Pio V e con due consorelle ha fatto di tutto e di più. Dall’Anno Santo del 1950 ha vissuto all’interno della Città del Vaticano con le cosiddette “Suore degli arazzi”, perché alcune di loro si occupavano del restauro dei preziosi arazzi fiamminghi dei Musei Vaticani.

“Papa Giovanni ci fece preparare dei pacchi dono con viveri, stoffe, ecc. per le famiglie dei dipendenti vaticani che avevano più di quattro figli”, ricorda ancora. Toccava a lei, d’Intesa con la Segreteria Particolare e la Segreteria di Stato, anche ricevere, mettere in ordine e destinare i doni che ogni mercoledì e in altre occasioni i fedeli offrivano al Papa: dai disegni dei bambini ai camion di panettoni per i poveri; dalle coperte per i disagiati al dolce destinato dal Papa ai chierichetti di San Pietro o ai piccoli del dispensario di Santa Marta; dai doni preziosi per i Musei Vaticani a quelli per la Sacristia pontificia, ecc. Mons. Piero Marini sorridendo definiva il deposito dove confluiva di tutto con un’espressione da Pinocchio: “il paese dei balocchi”.

“Per il viaggio che Papa Paolo VI doveva fare in Polonia nel 1966, ma che non fu permesso, avevamo fatto preparare una bella scultura come dono per il Santuario della Madonna Nera. Poi è rimasta in magazzino… Finalmente Papa Benedetto l’ha portata e offerta nel suo viaggio”.

Quegli scatoloni per i viaggi papali

Dal famoso “Magazzino Privato” oltre a viveri e doni partivano e partono i rosari semplici e quelli più prestigiosi che il Papa – soprattutto a partire da Giovanni Paolo II – dona nelle Udienze e nei viaggi in Italia e nel mondo. Personalmente ricordo il grosso lavoro coordinato da Madre Ariberta prima di ogni viaggio papale: scatoloni con rosari di vari tipi, con le medaglie commemorative dei viaggi, con i calici in dono per le cattedrali (si usa ancora nel nostro duomo per il Vescovo quello donato da Giovanni Paolo II), ecc. Ma anche cose assai più preziose come le Rose d’oro per i santuari mariani, le croci pettorali per i Vescovi in occasione dei Sinodi o delle Viste ad Limina...

Un’altra delle occupazioni più curiose, ma impegnativa, era la preparazione e il confezionamento (che brava era suor “San Fabio”) di casule e vesti sacre per il Papa (che usa a Roma, ma anche nei viaggi, e che poi lascia in dono alle parrocchie, chiese e cattedrali; a Trento abbiamo ancora quella del Viaggio del 1995), ma anche tantissime semplici vesti sacre per le parrocchie povere del mondo che domandavano qualcosa al Papa. “Madre Ariberta, ricorda quante cose avete mandato a Cuba? Io non dimentico quanto era carico il volo papale nel gennaio del 1998”. Sorridendo risponde: “Ai tempi del Nunzio Beniamino Stella quasi ogni settimana mandavamo col plico diplomatico stoffe, vesti sacre, calici, ecc. per le diocesi e le misere parrocchie di quella grande isola”.

Accanto ai grandi che hanno fatto la storia

“Paolo VI ci ringraziò per i camici leggeri che avevamo preparato per lui. E per lui abbiamo realizzato nel suo 50° di sacerdozio la famosa casula delle pecorelle”; quella indossata all’inizio di pontificato da Papa Giovanni Paolo II. E insieme con madre Ariberta ricordiamo anche quella con i disegni di Lello Scorzelli (l’autore della croce pastorale di Paolo VI) e tante altre realizzazioni ai tempi di Giovanni Paolo II. È bello ritrovare vecchie conoscenze e incontrare ogni tanto negli angoli del nostro Trentino persone che nel loro cantuccio nascosto hanno collaborato, con umiltà e competenza accanto a grandi personaggi, agli avvenimenti della grande storia.

“Noi – ha ripetuto madre Ariberta al vescovo Lauro – lavoravamo per il Signore, pur al servizio del Santo Padre. Alle mie mani non si è mai attaccato nulla!”. Ora continua il suo compito non smettendo mai di pregare: “Non so fare altro! Non riesco più nemmeno a lavorare a maglia! Il Signore mi ha sempre diretto e sono tranquilla”. Anche alla soglia dei 100 anni, portati con la freschezza e la furbizia di una “ragazzina”!

Madre Ariberta, la “tuttofare” di sei Papi
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