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L’evento

Un arcipelago di domande

Mons. Tisi non si è sottratto, all’assemblea pastorale della zona di Tione: “I giovani sono i veri poveri del nostro tempo, dimenticati da tutti”, ha ribadito descrivendo un contesto di precarietà e di sfiducia, ma osservando peraltro che i ragazzi incontrati negli incontri mensili “Passi di Vangelo” sono stati per lui “la scoperta più bella di questi anni di episcopato”.

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A Tione l’Assemblea pastorale ha sviscerato molti temi nei confronti fra piccole isole di cinque persone: giovani e comunità al primo posto

Assemblea pastorale della zona di Tione.

Assemblea pastorale della zona di Tione.

Nella cornice raccolta del Teatro comunale di Tione mons. Lauro Tisi si è sentito rivolgere sabato scorso queste domande molto dirette dai suoi convalligiani giudicariesi: “La nostra fede dipende dalla presenza e dal numero dei sacerdoti? Come le comunità possono diventare famiglia? E come testimoniare che Gesù è risposta gioiosa e dà senso alla nostra esistenza?”. Sono uscite dai vicepresidenti dei Consigli pastorali nel lavoro preparatorio, al quale aveva preso parte lo stesso arcivescovo, rendenese di Giustino, che ha replicato con la provocazione di un’immagine locale. “La nostra Chiesa – si è chiesto - è destinata a essere collocata tra qualche anno in un museo dei ‘mestieri di una volta’ come quello allestito a Bocenago, oppure è in grado di regalare alla nostra società la gioia sempre nuova che viene dalla vita bella e seducente di Gesù di Nazareth?”.

Per l’Arcivescovo si tratta di un bivio obbligato. La scelta ha orientato anche questa quinta Assemblea pastorale di zona attorno a tre punti individuati da Monica Collini: l’ascolto, la comunità e Gesù di Nazareth appunto. “Queste tre parole – ha osservato la coordinatrice del gruppo promotore - sono l’interruttore per accendere il nostro cammino, sono la “cifra” della nostra identità e del nostro agire”.

Le esperienze emerse dai territori del Bleggio, Lomaso e Banale, conca di Tione, valli del Chiese e Rendena sono risultate “rivelazioni” incoraggianti. Spaziano dai piccoli prestiti alla scorta per la legna i servizi della CEDAS della Caritas in valle del Chiese ed il coordinatore Augusto ha sottolineato il valore relazionale dei colloqui orientativi e le frequenti connessioni con le altre realtà sul territorio, dalla Croce Rossa al Centro Aiuto alla Vita. E’ Acqua Viva, come si chiama l’Unità pastorale di Bondo e Breguzzo, anche la pastorale battesimale raccontata da Severino che accompagna le giovani famiglie fin da ogni nascita: viene annunciata in chiesa dal parroco, segnalata da un fiocco e da un “presentino” a nome della comunità. Gli incontri guidati da coppie animatrici d’intesa con i parroci portano a gioiose celebrazioni del battesimo comunitarie in date prefissate.

Sono bastate le fotografie delle giovani famiglie del Bleggio, Lomaso e Banale per rendere il clima anche oratoriano presentato da Andrea, mentre Ivan dalla Rendena ha spiegato come gli incontri del percorso diocesano “Sulla tua Parola” sono riusciti a coinvolgere persone non impegnate negli altri gruppi parrocchiali: è il fascino del Vangelo quando viene proposto come ricerca del volto di Gesù. Infine i diaconi permanenti Silvio, Ennio e Giuseppe che hanno precisato lo specifico del loro servizio e hanno richiesto maggior attenzione alle comunità cristiane.

La sala gremita si è trasformata presto in un arcipelago di isole – cinque o sei persone l’una – che hanno prodotto in 15 minuti almeno un centinaio di domande raccolte e sintetizzate da don Celestino Riz. I quattro focus più gettonati? I giovani (come raggiungerli, come coinvolgerli), la comunità nelle sue dinamiche interne e nella sua volontà di uscire, l’annuncio e il dovere di ripartire con speranza.

Mons. Tisi non si è sottratto, rilanciando peraltro una risposta corale nella rubrica “Domande di vita” sul nostro settimanale (vedi pag. 39). “I giovani sono i veri poveri del nostro tempo, dimenticati da tutti”, ha ribadito descrivendo un contesto di precarietà e di sfiducia, ma osservando peraltro che i ragazzi degli incontri mensili “Passi di Vangelo” sono stati per lui “la scoperta più bella di questi anni di episcopato”. Con un’altra delle sue frasi ad effetto ha ripetuto che “la Bibbia non è un libro da studiare, ma il racconto di una storia incantevole, una vita in cui si riflette la nostra. E noi possiamo riconoscere Dio nell’umanità di Gesù”.

A proposito della testimonianza ha osservato che «andare in chiesa non deve essere un impegno, ma una gioia. È amare senza domandare nulla in cambio», mettendo e quindi ha messo in guardia dalla tentazione di esigere riconoscimenti, ruoli di potere o anche un ringraziamento mai dovuto.

Ha citato quindi il lavoro dell’indimenticabile patriarca di Venezia, card. Marco Cè, che ha fatto crescere 20 mila gruppi della Parola nella sua diocesi: “Anche a me – ha aggiunto don Lauro – piacerebbe consegnare tanti gruppi della Parola piuttosto che chiese vuote, non frequentate da credenti credibili”.

Il tono di voce si è fatto ancora più serio quando ha provato a rispondere alla signora Miranda sul contributo dei malati alla Chiesa. Don Lauro ha osservato che “non si può fare pastorale senza gli ammalati” ma purtroppo la comunità tende a dimenticare una persona quando deve fare i conti con la malattia. Ha ricordato poi l’icona di Gesù che piange nel Getsemani ed ha confidato la grande lezione ricevuta da una persona ricoverata in un hospice: “Ogni giorno che passa lei destina ad una persona diversa l’offerta della sua sofferenza...”

Al vicario di zona don Ferdinando Murari la sottolineatura finale di un cambio di mentalità “difficile, ma non impossibile” e l’invito a dare concretezza, a partire dai primi tre incontri con il biblista don Stefano Zeni (si comincia il 5 novembre) a dimensione di zona.

Un arcipelago di domande
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