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La Mensa della Provvidenza a Trento prosegue la sua missione di vicinanza e aiuto concreto ai bisognosi

Venite alla mensa...

Un anno fa, la notte del 16 ottobre 2016, moriva padre Fabrizio Forti. La Mensa della Provvidenza a Trento prosegue la sua missione di vicinanza e aiuto concreto ai bisognosi. Fra Massimo Lorandini ci racconta come.

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Un anno fa, la notte del 16 ottobre 2016, moriva padre Fabrizio Forti. La Mensa della Provvidenza a Trento prosegue la sua missione di vicinanza e aiuto concreto ai bisognosi

Trento - La Mensa della Provvidenza dei frati cappuccini. - 2009 - Gianni Zotta

Trento - La Mensa della Provvidenza dei frati cappuccini. - 2009 - Gianni Zotta

E’ trascorso un anno da quando è mancato improvvisamente, nel cuore della notte del 16 ottobre 2016, padre Fabrizio Forti; un passaggio nella luce della speranza cristiana.

La Mensa della Provvidenza va avanti nella sua missione di vicinanza e aiuto concreto verso i più bisognosi, quelle persone – e sono 120, 130 - che ogni tardo pomeriggio si presentano in piazza Cappuccini a Trento per un pasto caldo e magari anche per scambiare qualche parola con qualcuno, superare la propria solitudine.

A sostituire padre Fabrizio è stato chiamato un altro cappuccino, fra Massimo Lorandini, 44 anni, nativo di Spormaggiore, una bella figura di uomo e religioso, uno stile “francescano” che certo non difetta in chi ha deciso di “buttare” la propria vita per ritrovarla più abbondante e copiosa nel suo senso di gratuità. Il servizio per i poveri continua e si allarga. La mensa è aperta tutti i giorni dalle 17.15 alle 18.30. La mensa è aperta a tutti. Non è richiesta alcuna carta di identità, un comportamento civile e il rispetto per gli altri e per le cose è il solo requisito per accedere al convivio. Il cibo è preparato con cura dai volontari – sono circa 350 che si alternano quotidianamente chi ai fornelli, chi al servizio di distribuzione dei vassoi, chi all’entrata per cercare che il flusso sia ordinato. E’ un refettorio “gentile” quello di piazza Cappuccini, il cibo è buono, confezionato con cura, si mangia con gusto e la fame di certo non manca, per alcuni è anche l’unico pasto caldo della giornata.

Continua e aumenta, su richiesta anche degli assistenti sociali, la distribuzione dei pacchi alimentari (circa 90 per quattro volte al mese, ossia 350 - 370 pacchi, per circa 180 nuclei familiari).

Fra Massimo ha lo sguardo sereno come di chi sa che si lavora con buona volontà e si fa il meglio possibile ma è un Altro che tira le fila e sa scrivere parole dritte anche sulle righe storte. Coinvolgere in misura sempre maggiore i volontari che certo non mancano anzi sono in aumento specie tra i giovani e questa è una bellissima notizia. Ma serve sempre motivarli e cercare nuovi innesti per un “lavoro” che non deve mai perdere la propria linfa di sostentamento ideale e di sempre nuove motivazioni. In questo senso si è voluto dare più fiducia e responsabilità ad alcuni volontari, da una parte per le mansioni pratiche ed organizzative e su un altro versante nella capacità di accogliere ed ascoltare, prendersi carico del disagio dei singoli o delle famiglie.

Un’urgenza attuale è quella legata all’inverno che si avvicina e dunque alla reperibilità dei posti letto per le persone che non hanno una casa dove abitare. Per questo fra Massimo chiede a chi legge queste righe se può regalare, attraverso il servizio dei frati, coperte e sacchi a pelo che non si usano ma sono in buono stato.

Fra Massimo Lorandini. Foto Gianni Zotta

Fra Massimo Lorandini. Foto Gianni Zotta

Pure all’interno della comunità dei frati cappuccini –osserva fra Massimo - urge una riorganizzazione e in tal senso è arrivato, da poco, padre Gianpietro Vignandel, dopo 14 anni di presenza a Venezia. Fra Massimo oltre che responsabile della Mensa è anche il superiore del convento, non si nasconde aporie e difficoltà che devono trovare momenti di sintesi e possibili passi in avanti: evitare, ad esempio e per quanto possibile, di perpetrare momenti meramente assistenziali; incoraggiare ogni tentativo di autonomia; accompagnare all’uscita persone e famiglie che - attraversati momenti di insufficienza reale - possono ora agire in proprio evitando di cadere in situazioni di assistenza cronica. Anche quando vi è un sostegno economico, come ad esempio il pagamento delle bollette, viene visto come supporto temporaneo, sostegno al disagio economico, non certo un tappare falle che rischiano di prolungarsi inutilmente, anche involontariamente magari, perché allora qualcuno si adagia e c’è il rischio di un’assuefazione all’aiuto, quasi un atto dovuto invece che rimboccarsi le maniche e reagire.

Insomma pare di capire che è in atto una “ristrutturazione” complessiva della presenza dei frati in quel di Trento. Mettere a disposizione gli spazi significa infatti, innanzitutto “far rivivere” l’antico convento, condividere con altri enti e associazioni delle finalità che sono comuni e vanno nella direzione della dignità delle persone (di ogni singola persona, a partire dai più sfortunati che agli occhi del Signore sono invece i prediletti).

Un settore del convento è stato proposto all’Editrice “Il Margine”, piccolo ma prezioso avamposto di una stampa libera e attenta ai “nuovi bisogni” e alle tematiche della storia e della memoria che non devono cadere nell’oblio. Altri locali vengono occupati dalla Rete col suo vivace ed eterogeneo mondo della disabilità. Sono spazi fisici e al contempo spazi ideali poiché è su questi impervi declivi che si esercita il moderno apostolato, un discorso non convenzionale sulla fede, sul significato di essere cristiani hic et nunc.

L’accoglienza di gruppi parrocchiali; mattinate di riflessione sul Vangelo e su come viverlo oggi nella quotidianità della vita; la presenza costante e ormai quasi familiare degli scout, tutto ciò si inserisce con coerenza in un percorso di fede e di impegno – mai disgiunti - in cui la catechesi si rivela uno strumento indispensabile, prezioso, propedeutico a un cammino di più ampio respiro. Una cinquantina di ragazzi e giovani partecipano ad un percorso intrapreso da fra Nicola De Pretto e che ha come riferimento le 10 Parole, ossia i 10 comandamenti, un discorso antico e sempre attuale (presso la chiesa di san Lorenzo tutti i mercoledì alle 20.30 e lo frequentano giovani fra i 18 e 35 anni). E’ una catechesi nuova a Trento, innovativa, che secondo fra Massimo ha dato e darà – già sta dando - dei bei risultati. Un sano ottimismo evangelico anima – lo si coglie, si respira - i cortili e le stanze della mensa e del convento in piazza Cappuccini.

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