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Inaugurata nel carcere di Spini la mostra promossa dall’associazione “Venezia: Pesce di Pace”

501 disegni dicono pace

1500 bambini, uniti da fogli di carta che hanno viaggiato oltre i confini tra Italia, Tunisia, Marocco e Stati Uniti d’America, danno forma e colore ai “501 disegni a sei mani per 500 anni veneziani”, raccolti in un libro dedicato al cappuccino padre Fabrizio Forti, ed esposti in una mostra nel carcere di Trento.

Parole chiave: scuola (2114), carcere (174), religione (448), fede (626), pace (658)

Dal Palazzo Ducale di Venezia al carcere di Trento la mostra con i lavori di 1500 bambini di Italia, Tunisia, Marocco e Usa. Nove detenuti hanno tradotto i loro saluti di pace

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C’è chi ha disegnato il proprio autoritratto, chi la propria città, chi il luogo dove esprime il suo credo (la chiesa, la sinagoga, la moschea…), chi un sentimento forte come l’amicizia, chi - ancora – le feste tipiche del suo Paese: sullo stesso foglio, dentro un mondo diviso in tre spicchi, in tempi e luoghi diversi, bambini distanti e diversi per lingua, cultura, religione hanno voluto diffondere così un messaggio di pace tra i popoli e le religioni. “Ogni disegno racconta tre storie di alunni che hanno colorato, a distanza di tempo, quei segmenti di mondo”, spiega la giornalista Nadia De Lazzari, ideatrice del progetto culturale internazionale curato dall'associazione “Venezia: Pesce di Pace”, che nell’arco di due anni ha coinvolto gli scolari di 24 scuole elementari: 15 venete, la scuola ebraica “Isacco Morpurgo” di Trieste, tre istituti in Tunisia, uno in Marocco e uno in Texas. 1500 bambini in tutto, uniti da fogli di carta che hanno viaggiato oltre i confini tra Italia, Tunisia, Marocco e Stati Uniti d’America, hanno dato così forma e colore ai “501 disegni a sei mani per 500 anni veneziani”, raccolti in un libro dedicato al cappuccino padre Fabrizio Forti, per anni cappellano alla casa circondariale di Rovereto, prima, e di Trento, poi, scomparso nell’ottobre 2016, ed esposti in una mostra a Palazzo Ducale a Venezia e ora, dal 5 dicembre, nel carcere di Trento: a tradurre i messaggi e i saluti di pace dei bambini sono stati infatti alcuni detenuti negli istituti penitenziari di Venezia e di Trento. "I disegni sono nati tra i banchi di scuola. Ma c'era la necessità di tradurre i loro messaggi nelle altre lingue. E chi meglio dei detenuti, che hanno tempo a disposizione?”, spiega De Lazzari. “Sono stati bravissimi, hanno consultato il dizionario, il Corano, la Bibbia, la Torah, felici ed entusiasti di questo progetto. Bambini e detenuti hanno saltato pasti, merende... i detenuti anche il momento irrinunciabile della sigaretta, per vivere questo momento di vita, di gioia, di speranza". “Abbiamo visto spuntare in quei disegni una moschea accanto a una sinagoga e a una chiesa e abbiamo vista raccolti insieme in preghiera un rabbino, un imam e un sacerdote”, raccontano i detenuti. E tre ministri di culti diversi – l’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, il rabbino di Verona e Vicenza, Rabbi Yosef Y. Labi e il rappresentante del settore educativo del Coreis (Comunità religiosa islamica italiana) imam Isa Abd Al-Haqq Benassi – erano presenti, martedì 5 dicembre nel carcere di Trento a Spini di Gardolo all’inaugurazione della mostra, per esprimere la loro adesione a un’iniziativa che, come hanno sottolineato, con accenti diversi, nei loro messaggi di saluto inviati agli organizzatori il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il Segretario di Stato Vaticano, card. Pietro Parolin – a leggerli in carcere, con emozione, l’assistente capo Angela Lopiano e l’agente scelto Giuseppina Cavallone - rappresenta una straordinaria testimonianza di dialogo e di reciproco rispetto. “Per me – ha detto con semplicità Abdel Aziz, uno dei nove traduttori – questo progetto ha rappresentato un’opportunità, mi ha dato momenti di serenità. Grazie bambini, siete voi la pace, siete voi il futuro”. Prima di lui, i saluti del direttore del carcere, Valerio Pappalardo (“Da questo luogo di sofferenza grazie a questi bambini lanciamo oggi un messaggio di amore”), del Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia Enrico Sbriglia (“Il mondo penitenziario si riscatta come luogo di speranza, un contributo alla costruzione della pace può venire anche dal carcere”), delle presidenti dei Consigli comunali di Venezia, Ermelinda Damiano (“Una straordinaria testimonianza di integrazione, di conoscenza, di dialogo, un progetto che incarna tutti quegli ideali che Venezia nella sua lunga tradizione e storia ha sempre perseguito quale città ponte di pace tra culture, religioni e civiltà”) e di Trento, Lucia Coppola (“Meravigliosa quadrangolazione che avvicina i Paesi del Mediterraneo e che parla i linguaggi della redenzione e della speranza”). Mentre Gabriella Belli, direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia, che partecipa al progetto sostenuto finanziariamente anche da Umana, agenzia per il lavoro interinale, ha ricordato che l’arte migliore è quella che si esprime sopra e oltre le ideologie: “Questi disegni sono una storia d’amore, sono espressioni d’arte che vanno guardate e ascoltate”.

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