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L’analisi dell’economista Riccardo Petrella che propone un patto tra gli abitanti della Terra

Beni comuni, concreta utopia

“Nel nome dell’umanità”, potrebbe apparire ambizioso il solo titolo dell’ultimo libro di Riccardo Petrella. Lo è ancora di più il contenuto, ricco di dati e denso di considerazioni. Petrella ne ha parlato a Trento.

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Mondo - L'acqua è un bene raro e prezioso in molte parti del mondo. - 2012 -

“Nel nome dell’umanità”, potrebbe apparire ambizioso il solo titolo dell’ultimo libro di Riccardo Petrella. Lo è ancora di più il contenuto, ricco di dati e denso di considerazioni. “Un patto sociale mondiale tra tutti gli abitanti della Terra”. Perché qui non si tratta tanto di prospettive politiche e sociali di amplissime aree del pianeta, ma della stessa sopravvivenza della nostra specie in questa “aiuola che ci fa tanto feroci”. Petrella è venuto a Trento e in un incontro organizzato da Unimondo, da Ipsia, l’organizzazione non governativa delle Acli, e dalla Fondazione Fontana per presentare il suo libro edito da Il Margine.

L’analisi di Petrella è rigorosa, non risparmia nessuno, solo papa Francesco ha una visione lungimirante. Ma in un mondo in cui si va perdendo il multilateralismo – cercare cioè di risolvere i problemi in un confronto insieme - il ruolo delle Nazioni unite viene meno. Tanti paesi dell’Onu producono armi. E si sa che le armi servono per farsi la guerra per il mastodontico margine di profitto che garantiscono, ecco perché le guerre sono paradossalmente la macchina che fa andare avanti il mondo guerreggiato in continua rivalità e conflitto fra sé in una sorta di fratricida bellum omnium contra omnes.

Lo stesso preoccupante e sottovalutato cambiamento climatico (l’homo sapiens, divenuto homo insipiens) è il sistema che lo provoca e consolida nella sua negatività. E il sistema è poggiato sulla finanza – neppure su una sana economia che sa governare la casa comune - e la finanza persegue logiche puramente di mercato, far soldi per far soldi, un vezzo altezzoso e delirante, sganciata da ogni logica se non quella di una lucida, conclamata follia. Oggi il 30% delle transazioni finanziarie avvengono nell’arco di un milionesimo di secondo. Crescono naturalmente le diseguaglianze (negli ultimi 20 anni siamo tornati ai livelli dei primi anni del Novecento).

Eppure il semplice buon senso suggerisce che la fame nel mondo non è ineluttabile. Per Petrella è la cupidigia il motore di questo rotolare indietro verso il baratro in cui si va in direzione contraria rispetto ai valori come la fraternità, la democrazia sostanziale, la libertà dal bisogno. Insieme alla paura (dell’altro, del futuro). Siamo riusciti – osserva - ad impostare uno scambio pernicioso come quello bombe-immigrati: abbiamo rintuzzato la guerra in Iraq, Libia, in Siria e in cambio riceviamo profughi, gente che scappa dai bombardamenti e ognuno ne se duole, ma li abbiamo provocati noi.

Serve allora ripristinare una sana utopia, non perdere la capacità di indignarsi quando invece il sistema dominante ci chiede tuttalpiù uno spirito di adattamento, non certamente il cambiamento. “Occorre salire i gradini dell’utopia e cominciare a dibattere nella dimensione dell’ideale, nel nome dell’umanità.” I produttore di senso – argomenta Petrella - sono tre: Dio, il suo uso distorto, il dio degli eserciti; la nazione; il denaro (oggi tutti riassunti nel nome di Trump). Tutto ciò ha consolidato il mercato, l’individualismo, il nazionalismo, la distruzione dell’ambiente. Ma come demilitarizzare il mondo (20mila testate nucleari sulle nostre teste), porre rimedio alla devastazione ambientale, correggere le diseguaglianze e l’impoverimento? Per Petrella, presidente dell’Istituto europeo di ricerca sulla politica dell’acqua, serve “un momento di presa di coscienza della specie umana al suo riconoscersi come umanità (la fase dell’agorà, della piazza, la gente che discute del proprio futuro) seguito dalla creazione di un Consiglio di sicurezza dei beni comuni pubblici mondiali”. Col riconoscere l’acqua, i semi e la conoscenza come “capitali biotici comuni”.

Ma chi possono essere i soggetti capaci di portare avanti questo ambizioso programma? I contadini sapienti, gli operai (non sono scomparsi), i rappresentanti del mondo religioso (pochi) tra cui papa Francesco, oggi l’unico leader mondiale su questi temi, e qualche professore universitario, pochi.

Utopie? Necessarie. Sono il sale della terra.

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