Fatti e opinioni

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La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

Siamo sempre lì, alla telenovela infinita delle manovre sulla futura legge elettorale. Prima sembrava che ci fosse spazio per un’intesa fra PD e M5S; poi si è passati ad un presunto asse Salvini-Renzi; da ultimo siamo alla proposta d’intesa Berlusconi-Renzi. Da ultimo si fa per dire.

Non si capisce dove si voglia andare a parare con tutti questi veleni. Far saltare Renzi non apre la strada ad un leader più capace. Consegnarsi al M5S non pare una soluzione convincente.

Nulla sembra in grado, almeno sino ad oggi, di sbloccare l’impasse politico in cui il nostro paese si dibatte. Suonano quasi incredibili da questo punto di vista gli entusiasmi per la vittoria di Macron alle presidenziali francesi. Un paese privo di un orizzonte di stabilità politica non ha grandi possibilità di poter giocare un ruolo adeguato nel contesto di una Unione Europea che di necessità dovrà ridefinirsi e superare il problema della Brexit.

Renzi si imporrà di nuovo come il dominus assoluto del partito? Gentiloni arriverà a concludere la legislatura?

Poiché siamo un paese provinciale che cerca presagi e conferme in quello che accade intorno a lui, sebbene non c’entri nulla, adesso uno dei temi di moda è disquisire sul senso delle primarie, visto che in Francia sono arrivati al ballottaggio candidati che quelle forme di selezione le avevano snobbate. Chi conosce la situazione sa che il parallelo non regge.

La partita è più che difficile, ma andrà giocata e da essa dipenderà la possibilità che la legislatura continui senza ampliare fino all’intollerabile le smagliature attuali.

Tutto è ancora allo stato magmatico e può davvero succedere di tutto, ma va detto per onestà che nel momento attuale è proprio uno stato magmatico ciò che non possiamo permetterci.

Il giorno dopo la chiusura del voto nei circoli del PD è morto Giovanni Sartori, politologo famoso e a lungo polemico editorialista politico del “Corriere della Sera”. Una delle sue definizioni più note era quella che connotava il sistema italiano come un “pluralismo polarizzato”. A molti lettori la frase non dirà gran che e va spiegata.

Ci sono due scadenze che preoccupano la politica italiana: la cosiddetta manovrina di aggiustamento per venire incontro alle richieste della UE e il documento di economia e finanza (DEF).

Gentiloni festeggia i cento giorni al governo e i commentatori si interrogano sulla sua tenuta e sul grado di consenso di cui è titolare. L’elenco delle cose sospese non è difficile da fare.

L’allontanarsi della scadenza elettorale per il rinnovo del parlamento non aiuta la sistemazione della politica italiana entro binari di sia pure relativa razionalità.

Al momento la strategia che sembra dominante è quella di blindare il governo tenendolo fuori della contesa interna al PD. Persino gli scissionisti del nuovo MDP sono sostanzialmente su questa linea.

Ci si interroga sul significato della scissione avvenuta nel PD e sulle conseguenze che potrà avere nella gestione della nostra crisi attuale.

Un PD indebolito da una scissione all’elettorato non può che apparire un mix di folklore passatista (inni, bandiere rosse e quant’altro) e di protagonismi di personalità che altro carisma non riescono a dimostrare se non quello di chi si candida ad abbattere l’odiato sovrano.

Chi si aspettava una direzione del Partito Democratico capace di fare chiarezza sul futuro di questo partito sarà rimasto deluso. E' andato in scena un teatrino in cui quasi tutti hanno recitato la parte che ci si aspettava mettessero in scena.

Le forze politiche in campo sbandierano la prima o la seconda delle alternative che abbiamo presentato, guardandosi bene dall’ammettere che purtroppo è vera anche l’altra.