Fatti e opinioni

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La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

Ci si interroga sul destino che può avere l’incarico di “esploratore” dato dal presidente Mattarella al presidente della Camera Fico. Impossibile rispondere nel groviglio della attuale situazione politica.

Che giudizio dare di quella che sarà solo la prima tornata delle consultazioni al Quirinale? La risposta è abbastanza semplice: siamo per adesso alle schermaglie di una campagna elettorale che non riesce a concludersi perché tutti pensano che sia necessario tenerla in vita per una nuova tornata che non tarderà troppo a venire.

Il problema è che sono anni che si continua a contrabbandare la fola del premier eletto dal popolo e che di conseguenza si è arrivati alla campagna elettorale coi “candidati premier”. Adesso fare marcia indietro non è semplice.

Quella che stanno giocando i partiti oggi è una partita estremamente complicata, perché per tanti versi è una sfida di tutti contro tutti e per altri è la ricerca difficile di sistemi di alleanze che devono di necessità coinvolgere i propri nemici. Sono state elezioni in cui alcuni hanno guadagnato, altri hanno perso, uno è rimasto in mezzo al guado, ma nessuno ha davvero vinto.

Nella delicatissima situazione che si apre con questa nuova legislatura sarebbe davvero un rischio grande se non si disponesse di presidenti di Camera e Senato capaci non solo di tenere a freno assemblee, ma anche di assolvere a quel compito di affiancamento del Presidente della Repubblica.

E’ passato lo tsunami elettorale e si fanno i conti delle macerie. In casa PD, come è ovvio, mentre a casa dell’altro grande sconfitto, Berlusconi, non si sa bene cosa facciano. I due vincitori, Di Maio e Salvini, per ora festeggiano, anche se non calcolano esattamente quanto a lungo potrà durare la festa.

Facile gioco di parole: quella a cui abbia assistito (e a cui assisteremo ancora per pochi giorni) è una propaganda stanca e anche una propaganda che stanca. Più o meno tutti ripetono solo litanie già sentite come se stessero annunciando grandi verità storiche.

Sarebbe il momento di imparare qualcosa da quanto si spera stia avvenendo a Berlino con la formazione, forse, del nuovo governo di grande coalizione. La lezione è, a dire il vero, ambivalente se non addirittura ambigua.

I recenti fatti delittuosi di Macerata hanno riportato all’attenzione un fenomeno su cui vale la pena di riflettere assai seriamente. La questione centrale non è, come si è detto, il risorgere di tentazioni neofasciste e neonaziste. Non che quelle manchino. Il tema vero che bisognerebbe affrontare è la rinascita del mito del capro espiatorio.

Dopo tanto parlare di partecipazione, dopo preoccupazioni di rito per il crescere dell’astensionismo, i partiti, tutti, hanno gestito il tema della rappresentanza come “cosa loro”.

Si comincia a discutere in campagna elettorale se il voto che ci attende sia o meno anche un voto sull’Europa.

Sebbene tutti i partiti ostentino pubblicamente la massima fiducia nel proprio successo, in realtà sono in preda all’incubo di elezioni che nessuno sa bene che risultati daranno.

I partiti sono alle prese con la composizione delle liste, da sempre croce e delizia di ogni formazione politica. Solo che questa volta c’è un problema in più. Col bizzarro sistema di unione di collegi uninominale e proporzionali per cui però non è consentito il voto disgiunto, non si devono più semplicemente piazzare gli uomini e le donne del proprio partito, ma anche negoziare il loro piazzamento coi nomi che propongono gli alleati.

Inizio d’anno all’insegna del nervosismo per quel che ci aspetta, almeno sul piano della politica. La serietà della situazione è stata sottolineata dal discorso del presidente Mattarella.

La fine ordinata della legislatura tanto auspicata dal presidente Mattarella non sembra verificarsi, anzi la politica sta chiudendo i lavori delle Camere in un clima confuso, reso ancor più pesante dallo scontro elettorale ormai ben avviato.

A stare ai sondaggi non cambia nulla nel panorama politico di casa nostra. Certo ci si può appassionare per il sorpasso di Forza Italia sulla Lega, chiedersi le ragioni della crescita leggera ma costante dei Cinque Stelle, interrogarsi sul blocco dei consensi al PD o discettare se il nuovo partito a sinistra guidato da Grasso sia al 5 e qualcosa o al 6 e qualcosa per cento. Resta però che una inversione di tendenza verso un polo da portare in maggioranza non sembra per ora all’orizzonte.