Fatti e opinioni

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La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

Si fa della facile ironia dicendo di lui quel che dice una canzoncina della torre di Pisa, quella “che pende, che pende, ma mai non va giù”. Però non si riesce ad evitare di chiedersi quanto si possa andare avanti in queste condizioni.

Ferve il dibattito sul libro di Renzi. Fra le proposte tiene banco quella di imporre all’Europa il ritorno ai parametri di Maastricht, liquidando il Fiscal Compact. Al momento l’unico risultato è quello di mettere in difficoltà il governo Gentiloni.

Mentre il centrodestra si gode il successo alle amministrative e frena sulle polemiche interne, a sinistra non riescono a sottrarsi al gioco perverso delle baruffe nell’illusione che quelle facciano crescere.

La politica a sinistra si intorbida sempre di più e la cosa non dovrebbe far piacere a nessuno, perché non si vede a cosa possa giovare questa rissa continua.

In attesa che i risultati dei ballottaggi di domenica certifichino se davvero il centrodestra è in ripresa e se il PD regge o meno, la politica continua a lavorare immergendosi nei mari del populismi e dei veleni.

Le elezioni amministrative, come è prassi in Italia, non hanno portato chiarezza nel dibattito politico. Al di là del solito giochetto per cui tutti hanno vinto, la realtà è che tutti sono usciti provati da questo test.

Sembra che ci si avvii all’approvazione della famosa legge elettorale largamente condivisa che era nell’auspicio di molti. E' quello che ci si poteva aspettare passasse il “convento” attuale in mancanza di un colpo d’ala. Va riconosciuto che alla fine i difetti peggiori sono stati eliminati.

I partiti non sono più in grado di reggere il logoramento di una campagna elettorale permanente, e hanno deciso di correre tutti i rischi perché percepiscono, al di là di quanto dichiarano in pubblico, che l’opinione pubblica si sta disamorando del loro modo di agire.

Siamo sempre lì, alla telenovela infinita delle manovre sulla futura legge elettorale. Prima sembrava che ci fosse spazio per un’intesa fra PD e M5S; poi si è passati ad un presunto asse Salvini-Renzi; da ultimo siamo alla proposta d’intesa Berlusconi-Renzi. Da ultimo si fa per dire.

Non si capisce dove si voglia andare a parare con tutti questi veleni. Far saltare Renzi non apre la strada ad un leader più capace. Consegnarsi al M5S non pare una soluzione convincente.

Nulla sembra in grado, almeno sino ad oggi, di sbloccare l’impasse politico in cui il nostro paese si dibatte. Suonano quasi incredibili da questo punto di vista gli entusiasmi per la vittoria di Macron alle presidenziali francesi. Un paese privo di un orizzonte di stabilità politica non ha grandi possibilità di poter giocare un ruolo adeguato nel contesto di una Unione Europea che di necessità dovrà ridefinirsi e superare il problema della Brexit.

Renzi si imporrà di nuovo come il dominus assoluto del partito? Gentiloni arriverà a concludere la legislatura?

Poiché siamo un paese provinciale che cerca presagi e conferme in quello che accade intorno a lui, sebbene non c’entri nulla, adesso uno dei temi di moda è disquisire sul senso delle primarie, visto che in Francia sono arrivati al ballottaggio candidati che quelle forme di selezione le avevano snobbate. Chi conosce la situazione sa che il parallelo non regge.

La partita è più che difficile, ma andrà giocata e da essa dipenderà la possibilità che la legislatura continui senza ampliare fino all’intollerabile le smagliature attuali.

Tutto è ancora allo stato magmatico e può davvero succedere di tutto, ma va detto per onestà che nel momento attuale è proprio uno stato magmatico ciò che non possiamo permetterci.

Il giorno dopo la chiusura del voto nei circoli del PD è morto Giovanni Sartori, politologo famoso e a lungo polemico editorialista politico del “Corriere della Sera”. Una delle sue definizioni più note era quella che connotava il sistema italiano come un “pluralismo polarizzato”. A molti lettori la frase non dirà gran che e va spiegata.