Fatti e opinioni

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La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

L’opinione pubblica che non si fa coinvolgere nelle faziosità politiche si interroga su cosa stia succedendo nel delicato equilibrio tra le istituzioni. Il panorama è inquietante.

I dati economici sembrano incoraggianti, anche se parlare di uscita definitiva dalla crisi è prematuro. Tuttavia indubbiamente ci sono risultati positivi che non erano attesi e prospettive di consolidamento di una ripresa che, pur nei suoi limiti, sembra ormai avviata. Se non ci saranno sorprese, sempre possibili in un contesto internazionale tutt’altro che pacifico, ci si avvia ad una fase che ha contorni diversi da quelli immaginati fino a qualche mese fa dalla nostra politica politicante.

Sia il blocco della destra, sia il movimento dei Cinque Stelle possono ambire a conquistare le prime posizioni nella corsa elettorale. Nessuno dei due offre prospettive di buone capacità di governo, ma entrambi sono in grado di sfruttare il disorientamento di una parte del paese.

Il principale problema è legato ancora una volta alla legge elettorale, che si ritiene possa determinare un certo riallineamento dei partiti. Ci sono varie pressioni da parte della grande stampa e più sottotraccia da parte di vari centri dirigenti.

La politica italiana entra nella consueta fase agostana: tempo di provocazioni, dichiarazioni, sortite per vedere l’effetto che fa. Le cose serie e impegnative sono rinviate alla ripresa autunnale dei lavori parlamentari.

La questione regionale andrebbe affrontata seriamente, prima che la faccenda scappi di mano. Stracciarsi le vesti col solito ritornello dell’unità nazionale che sta andando in frantumi è francamente puerile.

Si fa della facile ironia dicendo di lui quel che dice una canzoncina della torre di Pisa, quella “che pende, che pende, ma mai non va giù”. Però non si riesce ad evitare di chiedersi quanto si possa andare avanti in queste condizioni.

Ferve il dibattito sul libro di Renzi. Fra le proposte tiene banco quella di imporre all’Europa il ritorno ai parametri di Maastricht, liquidando il Fiscal Compact. Al momento l’unico risultato è quello di mettere in difficoltà il governo Gentiloni.

Mentre il centrodestra si gode il successo alle amministrative e frena sulle polemiche interne, a sinistra non riescono a sottrarsi al gioco perverso delle baruffe nell’illusione che quelle facciano crescere.

La politica a sinistra si intorbida sempre di più e la cosa non dovrebbe far piacere a nessuno, perché non si vede a cosa possa giovare questa rissa continua.

In attesa che i risultati dei ballottaggi di domenica certifichino se davvero il centrodestra è in ripresa e se il PD regge o meno, la politica continua a lavorare immergendosi nei mari del populismi e dei veleni.

Le elezioni amministrative, come è prassi in Italia, non hanno portato chiarezza nel dibattito politico. Al di là del solito giochetto per cui tutti hanno vinto, la realtà è che tutti sono usciti provati da questo test.

Sembra che ci si avvii all’approvazione della famosa legge elettorale largamente condivisa che era nell’auspicio di molti. E' quello che ci si poteva aspettare passasse il “convento” attuale in mancanza di un colpo d’ala. Va riconosciuto che alla fine i difetti peggiori sono stati eliminati.

I partiti non sono più in grado di reggere il logoramento di una campagna elettorale permanente, e hanno deciso di correre tutti i rischi perché percepiscono, al di là di quanto dichiarano in pubblico, che l’opinione pubblica si sta disamorando del loro modo di agire.

Siamo sempre lì, alla telenovela infinita delle manovre sulla futura legge elettorale. Prima sembrava che ci fosse spazio per un’intesa fra PD e M5S; poi si è passati ad un presunto asse Salvini-Renzi; da ultimo siamo alla proposta d’intesa Berlusconi-Renzi. Da ultimo si fa per dire.

Non si capisce dove si voglia andare a parare con tutti questi veleni. Far saltare Renzi non apre la strada ad un leader più capace. Consegnarsi al M5S non pare una soluzione convincente.