Fatti e opinioni

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La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

Il governo giallo-verde (o giallo-blu se si vuole sottolineare il nuovo ruolo di Salvini rispetto alla tradizione della Lega prima versione) inizia a misurarsi con l’onere di governare. Governare è qualcosa di più che far passare provvedimenti bandiera: significa gestire la complicata attività istituzionale che deve o dovrebbe portare il paese ad ottenere buoni risultati .

L’amore per la politica muscolare sta facendo enormi danni. Ormai non si ragiona più da nessuna parte, ma si procede per proclami e l’assegnare la qualifica di buoni o di cattivi dipende più da pregiudizi e da false coscienze che da serie analisi della situazione. Il caso più facile per verificare questa affermazione è la spinosa questione dei migranti. In tempi di cambiamenti lo spazio per ragionare si riduce e si preferisce guardare alla raccolta a breve del consenso.

Bisognerebbe avere il coraggio di dirlo: siamo ormai un paese senza politica. Almeno se intendiamo “politica” in un senso pieno, come capacità di governare il confronto fra la vita associata (la polis) e le contingenze storiche in cui ti tocca vivere. Non possiamo certo chiamare politica quello che Salvini sta facendo.

La crisi dell’Unione Europea non dovrebbe essere presa sotto gamba. Non è questione di sentimentalismo europeista, anzi è stato proprio quel sentimentalismo che ci ha portato alla attuale decadenza. Che la costruzione scricchiolasse lo si stava già vedendo da tempo.

I ballottaggi nelle elezioni dei sindaci confermano una lettura già emersa dopo le urne del 4 marzo: si è di fronte alla domanda di cambiamento di una classe politica che è stata giudicata ormai esaurita nella sua capacità di rispondere ai problemi del momento.

Salvini continua imperterrito a lavorare per tenere il centro della scena: si tratti di immigrati da respingere, rom da censire, flat tax da introdurre, legge Fornero da cambiare, tutto fa brodo per guadagnarsi spazio sui mezzi di comunicazione. Secondo i sondaggi, la “pancia” del paese gli va dietro,.

Il can can mediatico sulla questione della nave Aquarius a cui Salvini ha vietato l’attracco in un porto italiano rivela una fiera delle ipocrisie.

Conte non è riuscito a cancellare l’impressione di essere fortemente condizionato da Salvini (debordante) e da Di Maio (più composto), ma non ci vorrà molto per capire se si tratta solo di un effetto rodaggio o se quella sarà la sua modalità di marcia.

A furia di esagerare in parole e opere il duo Di Maio-Salvini sembra sia riuscito ad infilarsi in una trappola. Ne sono usciti con l'accordo sul nome di un premier "terzo".

Se alla fine il cosiddetto governo giallo-verde si farà o se salterà tutto lo si dovrebbe vedere fra non molto: al momento ci sono ragioni per ipotizzare entrambe le eventualità.

Sembra che all’ultimo minuto M5S e Lega abbiano deciso di riprovare con un accordo di governo.

A furia di mettere paletti qua e là da parte di tutti si sarebbe finiti per incartarsi, ma adesso la previsione è diventata una realtà che si tocca con mano e che ha potenziali effetti dirompenti nel futuro prossimo .

Ci si interroga sul destino che può avere l’incarico di “esploratore” dato dal presidente Mattarella al presidente della Camera Fico. Impossibile rispondere nel groviglio della attuale situazione politica.

Che giudizio dare di quella che sarà solo la prima tornata delle consultazioni al Quirinale? La risposta è abbastanza semplice: siamo per adesso alle schermaglie di una campagna elettorale che non riesce a concludersi perché tutti pensano che sia necessario tenerla in vita per una nuova tornata che non tarderà troppo a venire.

Il problema è che sono anni che si continua a contrabbandare la fola del premier eletto dal popolo e che di conseguenza si è arrivati alla campagna elettorale coi “candidati premier”. Adesso fare marcia indietro non è semplice.

Quella che stanno giocando i partiti oggi è una partita estremamente complicata, perché per tanti versi è una sfida di tutti contro tutti e per altri è la ricerca difficile di sistemi di alleanze che devono di necessità coinvolgere i propri nemici. Sono state elezioni in cui alcuni hanno guadagnato, altri hanno perso, uno è rimasto in mezzo al guado, ma nessuno ha davvero vinto.