Fatti e opinioni

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La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

Sarebbe il momento di imparare qualcosa da quanto si spera stia avvenendo a Berlino con la formazione, forse, del nuovo governo di grande coalizione. La lezione è, a dire il vero, ambivalente se non addirittura ambigua.

I recenti fatti delittuosi di Macerata hanno riportato all’attenzione un fenomeno su cui vale la pena di riflettere assai seriamente. La questione centrale non è, come si è detto, il risorgere di tentazioni neofasciste e neonaziste. Non che quelle manchino. Il tema vero che bisognerebbe affrontare è la rinascita del mito del capro espiatorio.

Dopo tanto parlare di partecipazione, dopo preoccupazioni di rito per il crescere dell’astensionismo, i partiti, tutti, hanno gestito il tema della rappresentanza come “cosa loro”.

Si comincia a discutere in campagna elettorale se il voto che ci attende sia o meno anche un voto sull’Europa.

Sebbene tutti i partiti ostentino pubblicamente la massima fiducia nel proprio successo, in realtà sono in preda all’incubo di elezioni che nessuno sa bene che risultati daranno.

I partiti sono alle prese con la composizione delle liste, da sempre croce e delizia di ogni formazione politica. Solo che questa volta c’è un problema in più. Col bizzarro sistema di unione di collegi uninominale e proporzionali per cui però non è consentito il voto disgiunto, non si devono più semplicemente piazzare gli uomini e le donne del proprio partito, ma anche negoziare il loro piazzamento coi nomi che propongono gli alleati.

Inizio d’anno all’insegna del nervosismo per quel che ci aspetta, almeno sul piano della politica. La serietà della situazione è stata sottolineata dal discorso del presidente Mattarella.

La fine ordinata della legislatura tanto auspicata dal presidente Mattarella non sembra verificarsi, anzi la politica sta chiudendo i lavori delle Camere in un clima confuso, reso ancor più pesante dallo scontro elettorale ormai ben avviato.

A stare ai sondaggi non cambia nulla nel panorama politico di casa nostra. Certo ci si può appassionare per il sorpasso di Forza Italia sulla Lega, chiedersi le ragioni della crescita leggera ma costante dei Cinque Stelle, interrogarsi sul blocco dei consensi al PD o discettare se il nuovo partito a sinistra guidato da Grasso sia al 5 e qualcosa o al 6 e qualcosa per cento. Resta però che una inversione di tendenza verso un polo da portare in maggioranza non sembra per ora all’orizzonte.

Non c’è pace nella politica italiana, ma non si può dire si tratti semplicemente dei soliti effetti di una campagna elettorale. La situazione è indubbiamente difficile per una cattiva legge elettorale che si prevede ci faccia ripiombare nell’ultima fase della prima repubblica.

Sembra si faccia strada l’idea di puntare nei collegi uninominale, piuttosto ampi, su persone che esprimono non il ceto politico, ma la società civile. Facile a dirsi, assai meno a farsi. Inevitabilmente il profilo del candidato uninominale avrà un suo peso nell’attirare o nel respingere i consensi e siccome il voto è unico ciò avrà conseguenze sulla raccolta dei voti di lista.

L’astensionismo non si riduce (i recenti casi delle elezioni in Sicilia e ad Ostia sono lì a ricordarcelo) e ogni partito grande o piccolo che sia guarda innanzitutto a tenersi legata la sua “curva”. E il panorama politico italiano diventa sempre più ingovernabile.

Archiviata in fretta la questione siciliana, la politica si concentra ormai sulle prossime elezioni la cui data non è certa, anche se non passa giorno che non ci siano elementi che tendono a confermare marzo come la scadenza più probabile.

Le elezioni in Sicilia non hanno sciolto affatto i nodi della situazione politica italiana. La Sicilia conferma che il panorama politico italiano rimane inchiodato sulla estrema difficoltà di produrre un equilibrio ragionevole che consenta un contesto di governabilità.

Adesso che la legge elettorale c’è tutti devono sforzarsi di capire quali saranno i risultati che potrà dare. Perché la legge, con tutte le sue piccole e grandi “furbate” politiche, non è affatto di semplice gestione. Sembra fallire la logica della spinta a coalizzarsi, perché di coalizioni vere non se ne vedono, se non nella forma dei cosiddetti “cartelli di un minuto”.

L’iniziativa referendaria dei governatori leghisti di Lombardia e Veneto ha rilanciato il tema del regionalismo come fondamento possibile per un rinnovamento della democrazie italiana. Se sarà effettivamente così è tutto da vedere. Al momento prevalgono le dichiarazioni per la campagna elettorale.