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La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

La nota politica di Paolo Pombeni, docente all'Università di Bologna, storico e politologo.

L’astensionismo non si riduce (i recenti casi delle elezioni in Sicilia e ad Ostia sono lì a ricordarcelo) e ogni partito grande o piccolo che sia guarda innanzitutto a tenersi legata la sua “curva”. E il panorama politico italiano diventa sempre più ingovernabile.

Archiviata in fretta la questione siciliana, la politica si concentra ormai sulle prossime elezioni la cui data non è certa, anche se non passa giorno che non ci siano elementi che tendono a confermare marzo come la scadenza più probabile.

Le elezioni in Sicilia non hanno sciolto affatto i nodi della situazione politica italiana. La Sicilia conferma che il panorama politico italiano rimane inchiodato sulla estrema difficoltà di produrre un equilibrio ragionevole che consenta un contesto di governabilità.

Adesso che la legge elettorale c’è tutti devono sforzarsi di capire quali saranno i risultati che potrà dare. Perché la legge, con tutte le sue piccole e grandi “furbate” politiche, non è affatto di semplice gestione. Sembra fallire la logica della spinta a coalizzarsi, perché di coalizioni vere non se ne vedono, se non nella forma dei cosiddetti “cartelli di un minuto”.

L’iniziativa referendaria dei governatori leghisti di Lombardia e Veneto ha rilanciato il tema del regionalismo come fondamento possibile per un rinnovamento della democrazie italiana. Se sarà effettivamente così è tutto da vedere. Al momento prevalgono le dichiarazioni per la campagna elettorale.

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sono tornati a cavalcare l’immagine del duello mortale fra centrodestra e centrosinistra. I Cinque Stelle hanno già indossato i panni dei martiri del sistema. L’estrema destra e l’estrema sinistra fanno a gara per propagandare cupi scenari per il futuro.

Il dibattito sulla legge elettorale è approdato alla Camera e si pensa che questa sarà la prova risolutiva per valutare come potrebbe evolversi il futuro politico del nostro paese. Si insiste molto sul tripolarismo del sistema, anzi adesso il geniale D’Alema e soci vorrebbero renderlo quadripolare. E il Governo ha posto la fiducia.

La politica italiana è ferma ora sulla questione della legge elettorale, poiché sembra si sia trovata una ipotesi di soluzione del rebus. Con il “Rosatellum 2” si è scelto il pastrocchio del voto unico, ma consentendo nell’uninominale la presenza di coalizioni, giusto per accontentare un altro po’ di stregoni dei calcoli elettorali.

L’opinione pubblica che non si fa coinvolgere nelle faziosità politiche si interroga su cosa stia succedendo nel delicato equilibrio tra le istituzioni. Il panorama è inquietante.

I dati economici sembrano incoraggianti, anche se parlare di uscita definitiva dalla crisi è prematuro. Tuttavia indubbiamente ci sono risultati positivi che non erano attesi e prospettive di consolidamento di una ripresa che, pur nei suoi limiti, sembra ormai avviata. Se non ci saranno sorprese, sempre possibili in un contesto internazionale tutt’altro che pacifico, ci si avvia ad una fase che ha contorni diversi da quelli immaginati fino a qualche mese fa dalla nostra politica politicante.

Sia il blocco della destra, sia il movimento dei Cinque Stelle possono ambire a conquistare le prime posizioni nella corsa elettorale. Nessuno dei due offre prospettive di buone capacità di governo, ma entrambi sono in grado di sfruttare il disorientamento di una parte del paese.

Il principale problema è legato ancora una volta alla legge elettorale, che si ritiene possa determinare un certo riallineamento dei partiti. Ci sono varie pressioni da parte della grande stampa e più sottotraccia da parte di vari centri dirigenti.

La politica italiana entra nella consueta fase agostana: tempo di provocazioni, dichiarazioni, sortite per vedere l’effetto che fa. Le cose serie e impegnative sono rinviate alla ripresa autunnale dei lavori parlamentari.

La questione regionale andrebbe affrontata seriamente, prima che la faccenda scappi di mano. Stracciarsi le vesti col solito ritornello dell’unità nazionale che sta andando in frantumi è francamente puerile.

Si fa della facile ironia dicendo di lui quel che dice una canzoncina della torre di Pisa, quella “che pende, che pende, ma mai non va giù”. Però non si riesce ad evitare di chiedersi quanto si possa andare avanti in queste condizioni.