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La politica dei veleni

Non si capisce dove si voglia andare a parare con tutti questi veleni. Far saltare Renzi non apre la strada ad un leader più capace. Consegnarsi al M5S non pare una soluzione convincente.

Parole chiave: politica (1582)

Mentre la situazione internazionale in genere ed europea in specie si fa sempre più complicata, in Italia sembra non si riesca ad uscire dalla palude di una politica gestita dalla circolazione dei veleni. Le ricadute non immediatamente visibili di questa situazione non mancano: basterebbe riflettere sul fatto che ormai in tutte le valutazioni degli osservatori economici interni e internazionali siamo considerati un paese preda di una inaffidabilità crescente del sistema politico che ci governa.

Fanno più notizia però i grovigli di manovre attorno alle vicende degli ambienti legati al premier: dalle rivelazioni dell’ex direttore del Corriere De Bortoli su Maria Elena Boschi, a quelle del giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo sul padre di Renzi. Una concentrazione di fuoco mediatico un po’ troppo intensa per non destare qualche sospetto sulla presenza di una qualche tattica se non proprio di una strategia.

Esaminate con una certa freddezza le vicende denunciate dipingono un mondo di circuiti politici dilettanti e sprovveduti. Come definire altrimenti la Boschi la quale chiede all’amministratore delegato di Unicredit Ghizzoni di esaminare la possibilità di salvare la banca al cui vertice siede suo padre (e in cui lavora suo fratello)? Si noti che oggi sappiamo che di quel salvataggio si occupava per dovere istituzionale Graziano Del Rio all’epoca sottosegretario di Renzi. Dunque, un politico un minimo avvertito, si sarebbe astenuto anche solo dall’accennare vagamente ad un tema che poteva esserle giocato contro con la banale osservazione del conflitto di interessi, visto che nel suo governo ci si occupava già attivamente della cosa. Tanto più che quel politico avrebbe dovuto sapere che in quei momenti c’era tutto un gran affaccendarsi, dalla Banca d’Italia in avanti, per cercare una soluzione ad una faccenda spinosissima sia sul piano economico che su quello politico-elettorale.

C’è poco da lamentarsi che le opposizioni si buttino sulla preda, che nessuno è in grado di tutelare. Nella sua improvvida superficialità la Boschi minaccia subito querele che si sta scoprendo sono difficili poi da sostenere in tribunale. De Bortoli, che invece sprovveduto non è, non ha attribuito alla allora ministro alcun fatto penalmente rilevante o gravemente disdicevole sul piano morale: non ha parlato di “pressioni”, men che meno di ricatti, ha solo registrato di aver saputo di una “segnalazione” fatta all’AD di Unicredit, evidentemente in maniera così poco pressante da poter essere scartata subito senza conseguenze. Insomma Boschi è stata censurata per un comportamento politicamente poco accorto, ma sostenere che questo sia “diffamazione” non sarà facile.

Altrettanto strana appare la fuga di notizie sulla intercettazione di una telefonata di Renzi a suo padre da cui si capisce che egli qualche dubbio sulla natura pasticciona (definiamola così) del genitore ce l’aveva. Si tratta di un atto coperto da segreto istruttorio, non noto sembra neppure ai legali di Tiziano Renzi, che invece viene servito ben apparecchiato ad un giornalista del Fatto. Anche qui: da chi e con quale scopo? Non in questo caso delegittimare direttamente l’attuale segretario del PD, che anzi nell’intercettazione fa bella figura, quanto sostenere la tesi di un suo genitore disinvolto che non resiste a sfruttare in qualche modo la luce riflessa che può venirgli dal figlio.

Esaminate le due vicende ci pare difficile non concludere che ci sia un certo interesse ad azzoppare Renzi, ma sin qui nulla di nuovo. Ciò che è interessante è che lo si faccia non nei modi già noti, cioè con attacchi diretti politicamente a lui, ma costruendo l’immagine di un leader che sarà anche personalmente bravo (difficile negarlo dopo che ha mostrato di trovare consenso popolare), ma che si è circondato di una corte di personaggi di bassa levatura che costituiscono per lui una zavorra. Il sospetto in questa direzione è avvalorato dal comportamento di Ghizzoni che non smentisce De Bortoli, ma neppure lo conferma, con l’argomentazione che non tocca ad un privato cittadino far cadere un governo (lo farà solo se costretto da una commissione d’inchiesta parlamentare): si rifletta su questo.

Insomma non si capisce dove si voglia andare a parare con tutti questi veleni. Far saltare Renzi non apre la strada ad un leader più capace. Consegnarsi al M5S non pare una soluzione convincente. Il centrodestra, comunque la si pensi, oggi non è una alternativa di governo. E allora? Forse che i cosiddetti “poteri quasi forti” operano perché si rimanga in uno stato di paludosa anarchia? Se così fosse dovremmo concludere che non hanno capito dove sta andando il mondo …

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