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Un caos pericoloso

Sembra che all’ultimo minuto M5S e Lega abbiano deciso di riprovare con un accordo di governo.

Parole chiave: politica (1637), Parlamento (84), partiti (101), elezioni (651), Sergio Mattarella (7)

Non è una bella situazione quella che si prospetta dopo il coraggioso e responsabile discorso di Mattarella. Il presidente parlava alla nazione, ma non si sa se la gente colga veramente il suo messaggio, perché l’inquilino del Colle non è esattamente un comunicatore capace di coinvolgere emotivamente. Certo il suo discorso forte si indirizzava anche alle classi dirigenti del paese, nella speranza che queste siano ancora in grado di disciplinare l’opinione pubblica. Ma è appunto una speranza perché nessuno sa se in questo paese ci siano forze responsabili capaci di incanalare i sentimenti della gente.

Ovviamente tanto la Lega quanto i Cinque Stelle scommettevano in un primo momento che non sarebbe stato così e che il paese fosse speculare al loro analfabetismo istituzionale. Basterebbe leggere le scempiaggini twittate da Di Battista sul governo tecnico per rendersi conto di dove si rischia di andare.

Tuttavia alla fine entrambi devono aver concluso che non era possibile fare pronostici ottimistici per una possibile vittoria dell’unione dei populismi nostrani basandosi semplicemente sul fatto che mancano alternative. Potrebbe anche darsi che in un sussulto di ragionevolezza una parte del paese che aveva optato per scaricare la sua delusione verso la politica dell’ultimo decennio votando Cinque Stelle o Lega ci ripensi, ma è più probabile che si astenga piuttosto che tornare verso partiti come il PD o FI che sono in una posizione di grande confusione. Questo però lascerebbe il quadro più o meno eguale a quello del 4 marzo scorso.

Poiché il problema centrale è questo e dipende dal tempo che ci separerà dalle elezioni. Salvini e Di Maio premevano per averle il prima possibile. La data da essi proposta, l’8 luglio, era una provocazione, perché in questo caso la più probabile sarebbe stata il 22 luglio con tutti i rischi di astensione del caso, in quanto alcuni analisti pensano che con un’alta astensione nessun partito raggiungerebbe la soglia per una maggioranza autosufficiente. Secondo altri una scadenza ravvicinata li favorirebbe al massimo, in quanto in così poco tempo né il PD e ancor meno FI potrebbero riorganizzarsi né potrebbero nascere liste alternative di qualche attrattività. Come ha fatto notare Emma Bonino non ci sarebbe neppure il tempo per raccogliere le firme necessarie, perché questa volta non si potrebbe usare l’escamotage dell’aggancio a piccoli gruppi parlamentari esistenti che sono ridotti a quelli dei grandi partiti.

Di fronte a queste difficoltà sembra che all’ultimo minuto M5S e Lega abbiano deciso di riprovare con un accordo di governo. Al momento in cui scriviamo i termini non sono ancora chiari, ma sembrerebbe che si fosse trovata una soluzione per avere Berlusconi fuori dal governo, condizione irrinunciabile per i Cinque Stelle dopo tutto il can can fatto su questo tema. È probabile che il leader di Forza Italia si sia convinto, non si sa quanto di mala voglia, che a fronte di prospettive elettorali poco esaltanti per il suo partito sia meglio lasciar andare avanti Salvini.

Il presidente della repubblica sperava in un effetto risanatore che avrebbe potuto avere un governo “neutrale” scelto con l’accuratezza e l’oculatezza che lo caratterizzano, ma era un’impresa titanica. Non solo perché i membri del futuro governo dovranno attenersi ad un basso profilo per chiarire che non hanno ambizioni “di carriera politica”, ma perché saranno quasi certamente nelle condizioni di un governo senza fiducia in carica per l’ordinaria amministrazione e saranno bersagliati continuamente dalle forze populiste che non rinunceranno ad una campagna elettorale aggressiva e distruttiva. Per di più anche i partiti più responsabili dovranno stare attenti a non apparire sostenitori del governo per non esporsi alla facile critica dei populisti.

Tuttavia anche in queste condizioni non facili un buon governo “neutrale” (perché non è detto che si dovessero ripetere le cattive scelte fatte con l’esperimento Monti) poteva diventare un ostacolo sulla via del successo elettorale futuro di M5S e Lega, perché magari la gente si riconvertiva in concreto all’idea che sia meglio avere un governo di competenti. Così sembra proprio che M5S e Lega rimettano in pista un loro accordo per un governo politico. Come è tutto da vedere e non è detto che lungo la strada il meccanismo non si inceppi. A quel punto però diventerebbe assai difficile dire di no al governo di tregua proposto da Mattarella, sicché il presidente della repubblica risulta in questo momento colui che ha comunque bloccato la situazione obbligando i partiti o ad un governo politico o ad accettare l’alternativa di un governo di tregua, ma non più come anticamera per elezioni a breve.

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