In dialogo con Pier

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Piergiorgio Cattani risponde alle sollecitazioni dei lettori dal suo originale punto di osservazione.

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Piergiorgio Cattani

La disciplina del celibato sacerdotale non è una verità di fede, non è un dogma, ma semplicemente un’abitudine, un requisito forse consigliato, ma non certo obbligatorio. Quindi laddove le circostanze e le opportunità indicassero la necessità di un cambiamento, non vedo perché non si potrebbe perlomeno discuterne.

Ho letto che, dopo le parole del Papa sul "Padre nostro" per cui "non è Dio a indurci in tentazione, ma Satana", la CEI vuole introdurre anche nei messali la nuova traduzione dell'ultimo versetto della preghiera insegnataci da Gesù.Tu che ne pensi?

I sacramenti non sono un premio per i meritevoli, e che quindi non c'è nessuno che ne è più degno di altri, eppure a volte fa molta amarezza vedere come siano richiesti, se non addirittura pretesi, da persone che non ne riconoscono altro che il senso estetico o forse comunitario.

Mi pare che il pensiero-messaggio di Papa Francesco vada nella direzione di voler ridurre il divario fra cristianesimo e cattolicesimo anche se i tempi saranno lunghi. Lei cosa ne pensa?

La decrescita vistosa delle vocazioni con la conseguente emorragia del numero dei preti non va presa solamente come un problema organizzativo o educativo, ma può paradossalmente avere risvolti positivi. In effetti la scelta di farsi prete è più consapevole e matura rispetto al passato. Se ci mettiamo sul piano della fede, davvero i numeri non contano!

I laicisti di sinistra e i reazionari di destra non comprendono lo spirito profondo di Francesco. Essi si sentono forti perché la mentalità contemporanea sembra premiare gli estremisti di ogni tipo, i nazionalisti e gli xenofobi. Purtroppo oggi le istanze egualitarie, da qualche parte esse provengono, sono minoritarie nei nostri Paesi.

Provo un certo sconcerto nel vedere come, anno dopo anno, si moltiplicano in Trentino iniziative volte all’evasione e al divertimento. Benché siano eventi effimeri, magari della durata di un solo giorno, comportano un grande impegno di tempo, energie e denaro.

Negli ultimi decenni il nostro atteggiamento verso la morte è molto cambiato. Per esempio si è diffusa la cremazione e anche l’usanza di tenere le ceneri dei propri cari in casa. I cimiteri perdono una delle loro funzioni, cioè quella di conservare la memoria...

Le notizie provenienti dalla Spagna (o, se si preferisce, dalla Catalogna) hanno suscitato forte impressione negli osservatori italiani. Come spesso avviene, il Paese si è diviso in “scuderie” contrapposte: chi a favore degli indipendentisti, chi a difesa dell’integrità territoriale propugnata da Madrid. Quali le ragioni di questo improvviso interesse da parte degli italiani?

Mi piacerebbe capire meglio la posizione della Chiesa cattolica nei confronti degli atti terroristici targati ISIS e in generale nei rapporti con l’Islam.

Scrivo per chiederti un tuo parere a riguardo delle celebrazione liturgiche: in tante occasioni, anche su invito del prete, si termina con degli applausi da parte dei fedeli. Salvo certi casi, mi sembra una consuetudine eccessiva, abusata.

Carissimo Piergiorgio, potresti fare a meno delle tecnologie? Dubito proprio. E allora perché dovremo farne a meno nella scuola?

L’isteria mediatica imperante vede con sospetto ogni persona di fede islamica, come se questa circostanza implicasse di per sé un pericolo. Il mondo è in grande trasformazione, le società occidentali invecchiano inesorabilmente: ciò fa nascere il timore per il diverso.

Viviamo un momento di passaggio verso una ridefinizione della figura e del ruolo del prete, e quindi del clero e quindi della gerarchia, con conseguenze molto significative per tutti i credenti. Molte cose cambieranno.

Di fronte a casi estremi, come quello del “piccolo Charlie”, è necessario prendersi un po’ di tempo per pensare. E’ arduo tracciare una linea di demarcazione ben definita tra buoni e cattivi. Il confine tra giusto e sbagliato è labile.

Il fenomeno migratorio mette in discussione la nostra comune umanità, il nostro grado di civiltà sociale e politica, la fede cristiana che vogliamo professare. E’ in gioco l’idea di un’Italia aperta, tollerante, solidale, ricca di valori.