In dialogo con Pier

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Piergiorgio Cattani risponde alle sollecitazioni dei lettori dal suo originale punto di osservazione.

Scrivere a dialogo@vitatrentina.it

Piergiorgio Cattani

Provo un certo sconcerto nel vedere come, anno dopo anno, si moltiplicano in Trentino iniziative volte all’evasione e al divertimento. Benché siano eventi effimeri, magari della durata di un solo giorno, comportano un grande impegno di tempo, energie e denaro.

Negli ultimi decenni il nostro atteggiamento verso la morte è molto cambiato. Per esempio si è diffusa la cremazione e anche l’usanza di tenere le ceneri dei propri cari in casa. I cimiteri perdono una delle loro funzioni, cioè quella di conservare la memoria...

Le notizie provenienti dalla Spagna (o, se si preferisce, dalla Catalogna) hanno suscitato forte impressione negli osservatori italiani. Come spesso avviene, il Paese si è diviso in “scuderie” contrapposte: chi a favore degli indipendentisti, chi a difesa dell’integrità territoriale propugnata da Madrid. Quali le ragioni di questo improvviso interesse da parte degli italiani?

Mi piacerebbe capire meglio la posizione della Chiesa cattolica nei confronti degli atti terroristici targati ISIS e in generale nei rapporti con l’Islam.

Scrivo per chiederti un tuo parere a riguardo delle celebrazione liturgiche: in tante occasioni, anche su invito del prete, si termina con degli applausi da parte dei fedeli. Salvo certi casi, mi sembra una consuetudine eccessiva, abusata.

Carissimo Piergiorgio, potresti fare a meno delle tecnologie? Dubito proprio. E allora perché dovremo farne a meno nella scuola?

L’isteria mediatica imperante vede con sospetto ogni persona di fede islamica, come se questa circostanza implicasse di per sé un pericolo. Il mondo è in grande trasformazione, le società occidentali invecchiano inesorabilmente: ciò fa nascere il timore per il diverso.

Viviamo un momento di passaggio verso una ridefinizione della figura e del ruolo del prete, e quindi del clero e quindi della gerarchia, con conseguenze molto significative per tutti i credenti. Molte cose cambieranno.

Di fronte a casi estremi, come quello del “piccolo Charlie”, è necessario prendersi un po’ di tempo per pensare. E’ arduo tracciare una linea di demarcazione ben definita tra buoni e cattivi. Il confine tra giusto e sbagliato è labile.

Il fenomeno migratorio mette in discussione la nostra comune umanità, il nostro grado di civiltà sociale e politica, la fede cristiana che vogliamo professare. E’ in gioco l’idea di un’Italia aperta, tollerante, solidale, ricca di valori.

Papa Francesco nella linea dei suoi predecessori insiste sulla necessità che il cattolico si occupi della cosa pubblica, impostando il suo impegno non solo sui minimi requisiti richiesti (onestà, spirito di servizio), ma anche cercando di sostenere la visione complessiva esposta dalla dottrina sociale della Chiesa.

Vorrei continuare la riflessione sul futuro delle nostre parrocchie, perché ritengo che siamo solo all'inizio di un cambiamento di cui ancora stentiamo a renderci conto.

Le mega parrocchie sono già una realtà. Come strutturarle al loro interno? Si parla tanto di nuovo protagonismo dei laici, di unità pastorali con più presbiteri che magari vivono insieme (forse andrebbe ripensata pure la figura del parroco celibe, solo, padrone assoluto), ma per ora si è visto poco.

La liberalizzazione nel darsi la morte deriva da una pericolosa idea di libertà super individualista per cui gli altri semplicemente non esistono. Al fondo di questi problemi sta il nostro atteggiamento verso la morte.