In dialogo con Pier
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In dialogo con Pier

I molti dubbi di un “nuovo italiano”

L’isteria mediatica imperante vede con sospetto ogni persona di fede islamica, come se questa circostanza implicasse di per sé un pericolo. Il mondo è in grande trasformazione, le società occidentali invecchiano inesorabilmente: ciò fa nascere il timore per il diverso.

Parole chiave: nuovi italiani (1), migrazioni (845), convivenza (166), integrazione (143)

Occorrerebbe un passo audace, capace di addentrarsi in territori inesplorati, di aprire nuovi sentieri

Sono un nuovo cittadino italiano di origine africana, ricercatore all’università e di fede mussulmana. Da oltre quindici anni vivo a Trento, città che posso dire di considerare casa mia. Qui ho stretto amicizie, ho affrontato sfide, ho deluso qualche aspettativa, sono stato scottato da vicende poco piacevoli così come ho avuto tantissime soddisfazioni.

Oggi, a 35 anni, finita la “prima fase”, quella dedicata alla formazione, mi trovo ad affrontare dilemmi legati alle potenzialità ma anche alle incertezze del futuro. Restare in Italia, restare a Trento o andare via? Ma poi, è sicuro che Trento e i trentini siano contenti di avermi come uno di loro? Che futuro vedi per un giovane, ed in particolare per uno che ha un profilo come il mio?

Capisco che questa domanda abbia una valenza molto personale, ma sono sicuro che possa trascendere la sua particolarità per suscitare una riflessione utile per la comunità.

Abdessalam

Non è facile rispondere a questa domanda, soprattutto perché riguarda una vicenda personale che ovviamente possiede le sue peculiarità: sarebbe sbagliato generalizzare e trarre considerazioni univoche da storie individuali inevitabilmente segnate da una singolarità. Questa tendenza alla generalizzazione, in particolare per quanto riguarda i migranti oppure gli italiani “acquisiti” (come sei tu), tuttavia è molto presente nella nostra società. Purtroppo si fa di tutta l’erba un fascio: gli stranieri rimarranno per sempre tali; non saranno mai “dei nostri”, non si sa perché sono venuti; e così via… Ogni persona invece è diversa e porta con sé un carico di gioia e di sofferenza, di speranza e di disillusione di cui occorre tenere sempre conto.

Detto questo, non possiamo nascondere che stiamo vivendo un momento difficile. Tu hai vissuto un’esperienza di integrazione molto positiva: sai benissimo l’italiano, lavori all’università dopo brillanti studi, possiedi una grande rete di amicizie. Non puoi tuttavia rinunciare alla tua identità, a cominciare dal tuo nome. Ecco, magari nei nostri lettori susciterà timore: chissà che cosa si nasconde dietro questo musulmano dal nome inquietante. La gente non sa che significa “servitore della pace”. L’isteria mediatica imperante vede con sospetto ogni persona di fede islamica, come se questa circostanza implicasse di per sé un pericolo. Il mondo è in grande trasformazione, le società occidentali invecchiano inesorabilmente: ciò fa nascere il timore per il diverso.

La condizione dei trentenni in generale è complessa come dimostrano vari dati statistici. Poco lavoro, precarietà, discrepanza tra le proprie capacità e la concreta possibilità di metterle in pratica. Così molti giovani vanno all’estero. Questo fatto viene recepito come una sconfitta per la comunità, ma forse non ci si rende conto che l’epoca contemporanea prevede spostamenti, andate e ritorni. Come il tuo caso ben dimostra.

Il Trentino è una terra accogliente. La comunità civile e quella religiosa (cattolica ma non solo) da tempo lavorano in sinergia come non accade in molti altri territori; l’associazionismo è molto vivo e riesce a coinvolgere tanti “nuovi italiani” in progetti significativi. Non possiamo però dimenticare un certo nostro provincialismo, una chiusura innata tipica delle genti di montagna. Trento non è Parigi o Londra. Il cammino verso la consapevolezza di vivere in società sempre più cosmopolite è ancora molto lungo. Dobbiamo ancora fare passi in avanti, come sarebbe quello di avere anche in città una moschea ufficiale, intesa come luogo di preghiera per i musulmani ma anche come spazio aperto di incontro per tutti. Non si comprende inoltre quanto l’apporto degli immigrati sia vitale per il nostro futuro. Senza la loro presenza già ora il Trentino non starebbe in piedi!

Quanto al tuo futuro… quello è davvero nelle mani di Dio. A 35 anni non siamo più “nel mezzo del cammin di nostra vita” come ai tempi di Dante, ma sicuramente quell’età segna il passaggio alla vita adulta. È il momento delle scelte. A volte però sono gli altri che scelgono per noi. A volte sono gli eventi a indirizzarci su una determinata strada. È necessario essere capaci di accondiscendere anche alle occasioni, pur mantenendo la propria libertà.

Trento offre un livello di benessere ignoto a molte zone in Italia e in Europa, tuttavia sicuramente se ricerchi nuovi stimoli non è qui che puoi trovare soddisfazione. Certamente nella vita contano molto gli affetti: spesso i giovani globalizzati di oggi girano vorticosamente senza avere radici e in fondo senza costruire nulla. Ecco il Trentino è un luogo molto adatto per “mettere radici”, un po’ di meno per “volare”.

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