Oggi la Parola

stampa

Gesù ci ha consegnato un’immagine di Dio sorprendentemente nuova: il Regno è pervaso da una divina Presenza, che svela la sua paternità premurosa e il suo tergiversare indulgente pur di far trionfare il bene in noi, suoi figli. In quest’ottica vanno lette le tre parabole della zizzania, del granello di senape e del lievito...

Quale terreno trova il seme della Parola? Un cuore entusiasta, ma incostante e senza spessore, rischia di vanificare la novità dell’annuncio.

Il Signore intuisce che il suo messaggio va rivolto innanzi tutto a coloro che lo stanno seguendo con umiltà e semplicità di cuore. Li chiama “piccoli”, perché intravede in loro la naturalezza propria dei bambini.

Tutti noi avvertiamo il bisogno di aprirci al prossimo e, nel contempo, siamo alla ricerca di qualcuno disposto a farsi carico della nostra vita.

Gesù si rivolge ai suoi apostoli, inviati “come pecore in mezzo a lupi” preannunciando umiliazioni e persecuzioni a causa della fedeltà alla loro missione: «Non abbiate paura, nulla vi è di nascosto che non sarà svelato». Non si tratta solo di un incoraggiamento, ma di un vero e proprio stile di vita cristiana, indirizzato alle generazioni future, quindi anche a noi.

La solennità del Corpus Domini, che celebreremo domenica, ci ricorda invece che non possiamo vivere senza il Pane, che il Signore ha spezzato per noi durante l’Ultima Cena.

La reciprocità delle tre Persone divine, cadenzata da un dialogo incessante, si diffonde e mediante lo Spirito ci raggiunge: la Trinità è la Famiglia divina che si allarga per accoglie la famiglia umana, il mondo intero.

Siamo noi cristiani, ingabbiati nelle nostre paure, che facciamo diventare la Chiesa “un’altra cosa”;

Chissà quali sentimenti provavano i discepoli, mentre Gesù saliva al cielo. Forse riaffioravano dubbi e inquietudini, si riaffacciava la paura dell'abbandono... Malgrado ciò, la solennità dell’Ascensione è un invito alla gioia.

Gesù in quell’Ultima Cena, mentre le forze del male stanno cospirando per scatenarsi contro di lui, dona il meglio di sé. Compie gesti d’amore... Il messaggio che ci consegna in questa sesta domenica di Pasqua racchiude in sé un’intensità di sentimento, che ci inonda di pace.

Gesù ci ricorda che la nostra dimora è altrove, non è imprigionata in un luogo, non può essere limitata nel tempo, ma si espande in una dimensione che tutto accoglie, si tratta del cuore di Dio.

Cristo pastore ci chiama per nome, siamo unici e irripetibili ai suoi occhi. Noi, sue pecore, lo ascoltiamo e lo seguiamo, perché conosciamo la sua voce. Più che un punto di arrivo questi tre atteggiamenti, ascoltare, seguire e conoscere, si rivelano un programma di vita cristiana.

 Quanto è importante nella vita trovare un compagno di viaggio! Può essere il coniuge, un amico, una guida spirituale: qualcuno, su cui appoggiarci, che ci conosce in profondità, che ci compatisce e ci tende la mano, per rimetterci in piedi dopo ogni caduta...

Come ci assomiglia Tommaso! È nostro fratello gemello. Quante volte abbiamo reagito come lui di fronte a una notizia sensazionale o a una proposta allettante, dicendo: «Vedere per credere», adottando questo motto, per tutelarci da eventuali inganni.

Correre, vedere e credere sono i tre verbi della Pasqua: i tre atteggiamenti da assumere, per “risorgere con Cristo”, per “rivolgere il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra”.

Signore Gesù, stiamo per varcare la soglia che ci introduce nella tua Settimana Santa, in quel frammento di tempo, consumatosi duemila anni fa, quando con la tua Pasqua hai portato a compimento la missione, che il Padre ti aveva affidato.