Oggi la Parola

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Marco non racconta esplicitamente la vittoria di Gesù su Satana lasciando intendere che quella lotta sarà portata a compimento da Gesù sulla croce dove la fede perde ogni sicurezza e diviene pura.

Avviciniamoci maggiormente al vangelo per trovare l’antidoto giusto al nostro istinto di chiusura e rifiuto. Lasciamoci penetrare dalla sua luce di cui - misteriosamente - conserviamo sempre la nostalgia.

Il Gesù del vangelo di questa domenica raccoglie l'interrogativo di Giobbe e presta volto, mani, sguardi ad una via possibile anche dentro la sofferenza: quella dell’incontro, del farsi prossimo, del prendersi cura e della compassione.

In questa domenica siamo invitati ad interrogarci: come ascoltiamo la Parola? Ci sentiamo interpellati dall’annuncio di vita che la liturgia festiva ci offre? In che modo le nostre parole sono plasmate dalla Scrittura?

Nella Settimana per l’Unità dei cristiani, un invito a svegliarci dal nostro torpore e a seguire il Signore per vivere in modo appassionato.

Questa Domenica che ci introduce al tempo ordinario ci dona innanzi tutto la possibilità preziosa di interrogarci su come viviamo i giorni che ci sono donati ed in che modo di domenica in domenica, seguendo il nostro Signore, noi impariamo a fare nostre le sue parole e i suoi gesti.

La Liturgia della Parola di questa domenica cioffre due inviti da vivere nelle pieghe del nostro quotidiano: ascoltare per vivere ed immergersi nella vita per essere accanto.

Non vi sono dubbi il protagonista di questa domenica è Dio che entra nella vita di un re e di una giovane donna di Nazareth e la capovolge! É Lui che ci ama per primo, a noi il non scandalizzarci del suo amore folle; è Lui l’inaudita notizia, a noi l’ascoltarla con audacia e con libertà.

Gli inviti alla gioia piena, all’esultanza e al rendimento di grazie caratterizzanti la liturgia della Parola di questa domenica «Gaudete» («Rallegratevi»), terza di Avvento, sembrano indebolirsi di fronte a Giovanni Battista, testimone serioso e determinato del Vangelo...

All’inizio della seconda tappa del nostro pellegrinaggio verso il Natale, siamo invitati ad ascoltare una voce forte e calorosa, ad attraversare i nostri deserti e ad ascoltare la lieta notizia.

Nella prima domenica di Avvento si celebra l’inizio di un nuovo anno liturgico. E gli inizi sanno sempre di Dio. Siamo invitati a metterci nuovamente in gioco dietro all’Emmanuele per dare pienezza alla nostra umanità. Tutti in cammino: noi, popolo di Dio, e quanti sono alla ricerca del senso della propria vita.

Con la solennità di Cristo Re dell’universo concludiamo quest’anno liturgico, un segmento di tempo visitato da Dio e reso santo dai suoi doni di grazia, dalla sua Parola e dalla sua presenza nel volto e nella vita di tanti nostri fratelli. L’evangelista Matteo ci ha tenuti per mano, additandoci il Signore come l’unica via della nostra salvezza.

Nella parabola di questa domenica Gesù racconta di “un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni”. Si fidava quel signore dei suoi servi. Dio si comporta con noi nello stesso modo, ci affida i suoi beni: la sua grazia, la sua Parola e il suo tesoro più prezioso, il suo stesso Figlio.

Abbiamo bisogno di una lampada per le nostre notti, che diffonda riflessi di luce mentre, vigilanti, attendiamo il sopraggiungere del Signore, della Luce vera, che non conosce tramonto. Un faro luminoso è sicuramente la Parola di Dio, che ci orienta nel trambusto della vita.

L’“istituzione” ecclesiastica in duemila anni di storia si è davvero affinata nel nascondere, tollerare e minimizzare anche veri e propri crimini. Gli scandali che continuano anche oggi a emergere nella Chiesa sono la punta di un iceberg, la prova che c’è ancora tanta strada da fare. Spesso mi chiedo: «Se tornasse Gesù sulla terra cosa direbbe a “questa” Chiesa?».

Stride l’accostamento di questo nobile sentimento all’idea di comandamento: l’amore non può mai essere imposto, perché nasce spontaneamente dal cuore, pervade la mente e orienta la volontà, trasformando la nostra vita in un dono così grande da arrivare al sacrificio della propria vita...