Oggi la Parola

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Ritorna il “magistero degli incontri”: la vicenda del cieco nato, strappato dalle tenebre e consegnato alla luce, ha molto da insegnarci, in particolare, su quell’evento fondante la nostra identità di fede, che è il battesimo.

In questo tempo di Quaresima intraprendiamo anche noi il santo viaggio che ci strappa dai deserti dell’anima, dove spesso vacilliamo sotto il peso delle nostre croci, e ci conduce, rinnovati nella fede, al sepolcro vuoto...

Sintonizziamoci sulle frequenze di questo tempo liturgico, che per quaranta giorni passerà al setaccio il nostro stile di vita, suscitando in noi la nostalgia di quella terra promessa dove il cuore si sente finalmente sciolto dai lacci del peccato.

Nessuno sdoppiamento può renderci felici, nessuna doppia personalità può migliorare la nostra condizione, nessun asservimento alle cose è compatibile con gli insegnamenti del Signore.

Nel vangelo di questa domenica il Signore punta in alto, prospettandoci uno stile di vita a tratti paradossale e umanamente arduo.

La sottile tentazione di preferire un’impostazione religiosa che anteponga la Legge alla dignità delle persone e alla sacralità del loro cuore è sempre dietro l’angolo.

In questo nostro tempo è più che mai urgente che i laici, consapevoli di essere i protagonisti di un nuovo annuncio cristiano, diventino “il sale della terra e la luce del mondo”.

Come possono gioire i sofferenti? non è forse una contraddizione in termini? Agli occhi dell’uomo della strada, di chi vive immerso in questo nostro tempo, il vangelo delle beatitudini non sembra una buona notizia, ma un’utopia, destinata a illudere gli ultimi di questo mondo.

Esce di scena il Battista e Gesù, il Dio con noi, inizia la sua missione. Sceglie le periferie, dove vive gente normale, che lavora, dialoga con tutti, anche con chi la pensa diversamente, convive con lo straniero, ha una fede semplice...

Tutto del vangelo di questa domenica ci parla di Lui, del Signore, mentre si avvicina a Giovanni. E Giovanni ci rivela la sua identità profonda, quando proclama: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”.

A Natale cielo e terra s’incontrano: Dio si racconta, ha bisogno di dirci tutto di sé. Il Creatore diventa creatura, l’Onnipotente si fa impotente in un bambino che per vivere ha bisogno di tutto.

La lieta notizia dev’essere anticipata da un “non temere”, perché la vicinanza di Dio fa paura. Mentre aspetto di essere conquistato da questa Presenza penso innanzi tutto a me, pover’uomo, peccatore, spesso sconfitto dai miei egoismi; rifletto con sconcerto su questo nostro mondo, messo a soqquadro dai suoi giochi pericolosi...

Siamo incalzati da mille domande che lentamente si traducono in dubbi e con Giovanni anche noi gli chiediamo: “Sei tu il Messia tanto atteso, o dobbiamo aspettare un altro?”

Conversione, parola forte per tempi forti, suono divino portato dal vento dello Spirito in quel cantiere di emozioni che è il nostro cuore.

Se gettiamo uno sguardo sulla nostra vita notiamo come essa sia sempre scandita da nuovi inizi...