Oggi la Parola

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Chissà quali sentimenti provavano i discepoli, mentre Gesù saliva al cielo. Forse riaffioravano dubbi e inquietudini, si riaffacciava la paura dell'abbandono... Malgrado ciò, la solennità dell’Ascensione è un invito alla gioia.

Gesù in quell’Ultima Cena, mentre le forze del male stanno cospirando per scatenarsi contro di lui, dona il meglio di sé. Compie gesti d’amore... Il messaggio che ci consegna in questa sesta domenica di Pasqua racchiude in sé un’intensità di sentimento, che ci inonda di pace.

Gesù ci ricorda che la nostra dimora è altrove, non è imprigionata in un luogo, non può essere limitata nel tempo, ma si espande in una dimensione che tutto accoglie, si tratta del cuore di Dio.

Cristo pastore ci chiama per nome, siamo unici e irripetibili ai suoi occhi. Noi, sue pecore, lo ascoltiamo e lo seguiamo, perché conosciamo la sua voce. Più che un punto di arrivo questi tre atteggiamenti, ascoltare, seguire e conoscere, si rivelano un programma di vita cristiana.

 Quanto è importante nella vita trovare un compagno di viaggio! Può essere il coniuge, un amico, una guida spirituale: qualcuno, su cui appoggiarci, che ci conosce in profondità, che ci compatisce e ci tende la mano, per rimetterci in piedi dopo ogni caduta...

Come ci assomiglia Tommaso! È nostro fratello gemello. Quante volte abbiamo reagito come lui di fronte a una notizia sensazionale o a una proposta allettante, dicendo: «Vedere per credere», adottando questo motto, per tutelarci da eventuali inganni.

Correre, vedere e credere sono i tre verbi della Pasqua: i tre atteggiamenti da assumere, per “risorgere con Cristo”, per “rivolgere il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra”.

Signore Gesù, stiamo per varcare la soglia che ci introduce nella tua Settimana Santa, in quel frammento di tempo, consumatosi duemila anni fa, quando con la tua Pasqua hai portato a compimento la missione, che il Padre ti aveva affidato.

Abbiamo bisogno di un Dio che ci ama fino al punto di piangere dinanzi ai nostri drammi, alle nostre sconfitte e che non si dà pace finché non riesce a ridonarci una vita piena.

Ritorna il “magistero degli incontri”: la vicenda del cieco nato, strappato dalle tenebre e consegnato alla luce, ha molto da insegnarci, in particolare, su quell’evento fondante la nostra identità di fede, che è il battesimo.

In questo tempo di Quaresima intraprendiamo anche noi il santo viaggio che ci strappa dai deserti dell’anima, dove spesso vacilliamo sotto il peso delle nostre croci, e ci conduce, rinnovati nella fede, al sepolcro vuoto...

Sintonizziamoci sulle frequenze di questo tempo liturgico, che per quaranta giorni passerà al setaccio il nostro stile di vita, suscitando in noi la nostalgia di quella terra promessa dove il cuore si sente finalmente sciolto dai lacci del peccato.

Nessuno sdoppiamento può renderci felici, nessuna doppia personalità può migliorare la nostra condizione, nessun asservimento alle cose è compatibile con gli insegnamenti del Signore.

Nel vangelo di questa domenica il Signore punta in alto, prospettandoci uno stile di vita a tratti paradossale e umanamente arduo.

La sottile tentazione di preferire un’impostazione religiosa che anteponga la Legge alla dignità delle persone e alla sacralità del loro cuore è sempre dietro l’angolo.

In questo nostro tempo è più che mai urgente che i laici, consapevoli di essere i protagonisti di un nuovo annuncio cristiano, diventino “il sale della terra e la luce del mondo”.