Oggi la Parola

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Dobbiamo prendere sul serio la lieta notizia del vangelo senza edulcorarla poiché «una fede autentica -che non è mai comoda e individualista- implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra» (EG 183)

La festa della Santissima Trinità ci ricorda il mistero dell’unico Dio in tre Persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito santo. Il segno della croce che introduce e conclude ogni preghiera liturgica ci ricorda che la nostra vita cristiana è posta sotto il sigillo della Trinità e noi continuamente siamo introdotti nel mistero...

L’entusiasmo di fronte alla bellezza delle letture della solennità di Pentecoste, le quali osano sfidare quest’epoca attraversata più da passioni tristi che da slanci vitali.

La vita terrena di Gesù culmina con l’evento dell’Ascensione. Qual è il significato di questo avvenimento? Quali ne sono le conseguenze per la nostra vita?

Siamo di fronte ad una grande sfida: chi di noi non vuole essere nella gioia? Tutto parte dalla decisione di Dio di amare il Figlio e del Figlio di amare noi. In questa circolarità di amore fecondo e generativo noi siamo chiamati a prendere dimora: «come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore».

Gesù è la vite che non attira l’attenzione su di sé, ma indica il suo legame con il Padre e i discepoli. E se il rapporto tra la vite e il vignaiolo è stretto, ancor più quello della vite con i suoi tralci. Dove inizia uno e dove finiscono gli altri?

Gesù accoglie la richiesta di Tommaso, ma si manifesta quando egli è di nuovo riunito insieme agli altri discepoli. Solamente in questo modo, la più alta professione di fede che troviamo nei Vangeli, «mio Signore e mio Dio», diviene capace di vincere le paure e l’illusione che si può fare senza l’altro.

La liturgia della Parola di questo giorno di festa ci costringe a entrare con tutto di noi nel ritmo pasquale per imparare a fare Pasqua ogni giorno e ogni istante.

La domenica delle Palme apre le porte alle celebrazioni della Settimana Santa, cuore e fulcro della nostra fede. Tutto questo però prevede la nostra conversione.

Si potrebbe dire che la liturgia della Parola della Quarta Domenica di Quaresima è un cantico d’amore dove, secondo differenti modulazioni, viene annunciata la gioia di conoscere, di seguire e di accogliere un Dio che «premurosamente e incessantemente» ci ama.

La pagina di Vangelo che caratterizza questa terza tappa quaresimale è molto nota ed è comunemente conosciuta come la purificazione del tempio.

Marco non racconta esplicitamente la vittoria di Gesù su Satana lasciando intendere che quella lotta sarà portata a compimento da Gesù sulla croce dove la fede perde ogni sicurezza e diviene pura.

Avviciniamoci maggiormente al vangelo per trovare l’antidoto giusto al nostro istinto di chiusura e rifiuto. Lasciamoci penetrare dalla sua luce di cui - misteriosamente - conserviamo sempre la nostalgia.

Il Gesù del vangelo di questa domenica raccoglie l'interrogativo di Giobbe e presta volto, mani, sguardi ad una via possibile anche dentro la sofferenza: quella dell’incontro, del farsi prossimo, del prendersi cura e della compassione.

In questa domenica siamo invitati ad interrogarci: come ascoltiamo la Parola? Ci sentiamo interpellati dall’annuncio di vita che la liturgia festiva ci offre? In che modo le nostre parole sono plasmate dalla Scrittura?

Nella Settimana per l’Unità dei cristiani, un invito a svegliarci dal nostro torpore e a seguire il Signore per vivere in modo appassionato.