Oggi la Parola

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C’è un sentimento molto comune, che spesso ci deprime e ci toglie la serenità, si tratta dell’invidia. Siamo invidiosi di chi vediamo realizzato sul posto di lavoro, contento della propria famiglia e con una salute di ferro. Non sopportiamo poi chi economicamente sta meglio di noi e, di conseguenza, ha un tenore di vita superiore al nostro. Talora, questo malessere ci porta a essere insofferenti anche nei riguardi di Dio.

C’è un legame indissolubile tra il perdono elargito a piene mani dal Padre e quello che doniamo noi: l’essere persone, che quotidianamente sperimentano la sua infinita misericordia, ci libera dalle catene dell’odio e ci rende compassionevoli nei riguardi di chi ha commesso colpe contro di noi.

Essere sentinelle del nostro prossimo: quale grande responsabilità! Come discepoli di Gesù ci apparteniamo gli uni agli altri, siamo accomunati da un unico destino di salvezza, che ci rende responsabili dei nostri fratelli. Gesù ci suggerisce lo stile della correzione fraterna...

Gesù interpella i discepoli, dicendo: «Ma voi, chi dite che io sia?». Anche a noi è rivolta quella domanda. La risposta di Pietro rispecchia anche il nostro pensiero, tuttavia immagino che ognuno di noi senta il bisogno di aggiungere con parole sue ciò che prova per il Signore...

Chiediamo al Signore il dono di uscire dai nostri recinti, di avventurarci sulle strade del mondo, per incontrare “gli altri” con cuore libero, mai prevenuto. Lasciamoci interpellare dai loro valori e dal loro modo di affrontare la vita...

Il tempo delle ferie fa nascere in noi una velata speranza di rallentare i ritmi, di trovare spazi e tempi che si adattino alle nostre esigenze profonde. Dall’incontro con Dio è possibile attingere energie sorprendenti, in grado di riqualificare la nostra vita.

In questa prima domenica agostana la liturgia sembra voler fare proprie le suggestioni e le emozioni che l’ambiente naturale ci offre, proponendoci la festa della Trasfigurazione del Signore sul monte Tabor. Dio è Bellezza, così desiderabile, così travolgente, così assoluta.

Con Matteo, con gli altri discepoli e con le generazioni di cristiani che hanno attraversato duemila anni di storia, anche noi dovremmo chiederci: “Ma è davvero il Signore, con la sapienza della sua Parola e con i doni della sua grazia, il mio tesoro e la mia perla più preziosa? “

Gesù ci ha consegnato un’immagine di Dio sorprendentemente nuova: il Regno è pervaso da una divina Presenza, che svela la sua paternità premurosa e il suo tergiversare indulgente pur di far trionfare il bene in noi, suoi figli. In quest’ottica vanno lette le tre parabole della zizzania, del granello di senape e del lievito...

Quale terreno trova il seme della Parola? Un cuore entusiasta, ma incostante e senza spessore, rischia di vanificare la novità dell’annuncio.

Il Signore intuisce che il suo messaggio va rivolto innanzi tutto a coloro che lo stanno seguendo con umiltà e semplicità di cuore. Li chiama “piccoli”, perché intravede in loro la naturalezza propria dei bambini.

Tutti noi avvertiamo il bisogno di aprirci al prossimo e, nel contempo, siamo alla ricerca di qualcuno disposto a farsi carico della nostra vita.

Gesù si rivolge ai suoi apostoli, inviati “come pecore in mezzo a lupi” preannunciando umiliazioni e persecuzioni a causa della fedeltà alla loro missione: «Non abbiate paura, nulla vi è di nascosto che non sarà svelato». Non si tratta solo di un incoraggiamento, ma di un vero e proprio stile di vita cristiana, indirizzato alle generazioni future, quindi anche a noi.

La solennità del Corpus Domini, che celebreremo domenica, ci ricorda invece che non possiamo vivere senza il Pane, che il Signore ha spezzato per noi durante l’Ultima Cena.

La reciprocità delle tre Persone divine, cadenzata da un dialogo incessante, si diffonde e mediante lo Spirito ci raggiunge: la Trinità è la Famiglia divina che si allarga per accoglie la famiglia umana, il mondo intero.