Osservatorio

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I pensieri fulminanti di don Dante Clauser.

Da quando ho aperto gli occhi alla vita questo è per me l’ottantaquattresimo capodanno. Alla fine dello scorso dicembre ho meditato sugli avvenimenti dell’anno passato: ho ringraziato e domandato perdono a Dio e agli altri.

A me piace bere un bicchiere di buon vino. Ma non mi piace annacquare con l’acqua il vino di buona qualità.

Si chiamano così le promesse che un marinaio fa a un Santo nel pericolo di naufragio, per dimenticarle poi tranquillamente quando il pericolo è passato.

E’ vero che ogni persona ha i suoi problemi, e che il modo di amare una persona è condividere i suoi problemi. La vera amicizia fra due persone è quando i problemi dell’una sono i problemi dell’altra.

Gli applausi ad un illustre oratore di solito sono segno di totale adesione a quello che egli afferma. Qualche volta possono essere segno di noia e di indifferenza: applausi che dicono all’oratore che è ora di smetterla. Fuori di metafora: è meglio che la Chiesa venga applaudita o che faccia pensare?

Visi pallidi erano chiamati dai pellerossa gli uomini bianchi che avevano invaso la loro patria e avevano sterminato migliaia di indiani per strappare loro terre e tesori. Visi pallidi talvolta sembriamo noi cristiani che abbiamo la vocazione di testimoniare con la vita quotidiana il Vangelo di salvezza usando soltanto l'arma dell'amore

La vecchiaia purtroppo è l'età degli acciacchi, spesso della solitudine e dell'aver continuamente bisogno di esser aiutati dagli altri. In fondo però io penso che la vecchiaia sia l'età migliore della vita.

Come dev'essere la nostra preghiera personale? Ancora una volta voglio citare Madre Teresa di Calcutta

Un vecchio prete come me è pieno di gioia al vedere i nuovi preti che vengono ordinati in quel duomo dove sessant'anni fa anch'io fui ordinato assieme a qualche decina di miei condiscepoli.

Quando gli si domanda come stai qualcuno risponde in dialetto: fin che la matina se leva fòr dal let bisogna ringraziar el Padre Eterno. Ti ringrazio Signore: è il pensiero e la preghiera di ogni persona che crede nel Padre che sta nei cieli.

L’ozio è il padre di tutti i vizi: dice il proverbio. E’ vero quando si prende la parola ozio nel senso negativo, sposo della noia: il non far niente. Penso che sia opportuno ritornare al concetto antico, genuino della parola ozio.

“Io ti perdono”: sono parole belle, nobili, ma possono essere pericolose. Perché, quando perdono chi mi ha offeso, mi sento generoso, superiore alla persona alla quale elargisco il mio perdono.

Una delle frasi più ipocrite: non ho tempo.

Per me i poeti sono come i fiori nel prato, come le rondini nel cielo, come le farfalle nel bosco: allietano la vita, sono annuncio di gioia e di speranza.

Nel caos che ci travolge ognuno di noi è tentato di dire: non c’è niente da fare, mi cascano le braccia, come a un burattino al quale il burattinaio ha tagliato i fili. E’ vero, molti burattinai ci hanno ingannati, ma noi non siamo burattini, o almeno non lo siamo più.

E’ un vecchio detto trentino: tegnir dala spina e molar dal boron. Riguarda le persone, le famiglie, ma anche gli enti pubblici e privati.