Parole chiave

stampa

Già nel Vecchio Testamento emerge l'intuizione/ispirazione - espressa da Osea, Geremia, Isaia, Samuele, nei Salmi 40, 50, 51 o in Proverbi, Qohelet, Siracide - che il Santo d'Israele preferisca la misericordia e solidarietà verso i prossimi, specie orfani, vedove e stranieri, piuttosto che il sacrificio di animali di cui non sente il bisogno e anzi prova disgusto.

“Stava, presso la croce di Gesù, Maria, sua madre”. (Gv 19,25). Soffrendo di più e facendo più soffrire, ma forse anche consolando con la presenza e consolandosi disperatamente.

Perché il dolore è stato posto nella nostra vita? E' una prova? Un castigo? Un capriccio della Natura? Qualcosa di positivo? Va cercato? Deve essere offerto come espiazione? Può essere offerto come segno di amore?

Dipendesse da me toglierei, il termine "onnipotente" dal Credo e dalla liturgia perché ogni volta mi giunge come un colpo di freddo. Mi fa ricordare Il Partito, il Capo, la Scienza, il Mercato che possono tutto. E sto parlando del Padre. Perché il Figlio si autoesclude alla radice con la sua vita di dedizione accolta dall'inizio..

Dalle ultime ricerche appare assodato che il sarchiapone non esista. Però psicologi, sondaggisti e opinione pubblica, pur concordando sulla sua non esistenza, confermano la sua funzionalità. Raramente un ente privo di esistenza ha dimostrato una così potente energia capace di incidere con incredibile efficacia sul reale.

Si può dire Padre solo se esiste un Figlio. Dicendo Figlio si suppone un Padre e dicendo Spirito partiamo dal presupposto di qualcuno che lo spiri. Dio è Uno ma è in qualche modo Famiglia interiore.

Mi sembra di insultare Dio nel mio tentativo di convincerlo a perdonare, a perdonarmi. Come convincere l'acqua ad essere acqua, il sole ad essere sole, l'aria a lasciarsi respirare.

Modella: perché sei modello? Perché diventi modello? Perché interpreti le mode? Mi pare di no. Perché modellata secondo le esigenze di varie prescrizioni economiche, estetiche, psicologiche, sociali di passaggio? Penso di sì.

Mio

Descrizione di un vero giusto. Si può dire solo bene di lui. Professionalmente competente, ineccepibile, ricercato da tanti. Nessuno ha mai perso tempo nel tentare di corromperlo...

Profondamente angoscioso sarebbe trovarci di fronte ad un quiz con una sola risposta giusta, fallita la quale la nostra vita sarebbe tutta irrimediabilmente sbagliata come quando sbagliamo il primo bottone di un soprabito. Ci troveremmo davanti ad un Dio inizialmente donante ma poi crudelmente spietato ed irrecuperabile per la nostra fragilità nel conoscere ed agire.

Compassione è uno status. Il perdono è un atto. La compassione conosce solo il singolare. E' una sola perché dura sempre. Esiste ancor prima di incontrare un nuovo oggetto perché già abita nel soggetto. Il perdono, invece, si ripete, se vuole, ogni volta che risponde ad un torto. Esistono quindi i perdoni, al plurale. La compassione riabilita.

E' la vita che procede all'infinito e ci insegna a ripetere questo "Chissà?". Tutto è ambivalente e spesso ambiguo.

I maestri del Bereshit Rabbà, commentario talmudico-midrashico a Genesi, ci narrano che il Santo Benedetto dubita di se stesso proprio nell'atto di creare. Quei maestri si interrogano su cosa facesse l'Eterno prima di creare questo mondo.

Solo il luogo più povero, come il deserto fatto di pietre, sabbia ed assenze è il luogo più capace di aiutare in una scelta tra l'uso elettorale di piacere, possesso e potere o quello della pura solidarietà, condivisione e parità.

Proprio le parti che abbiamo cacciato nell'ombra, che abbiamo odiato e proiettato addosso agli altri, queste parti che ci sono costate tanto inconsapevole lavorio per nasconderle e negarle sono quelle che ci rendono più credibili, perfino a noi stessi, che ci insegnano ad arrivare ai gradi più alti della maturità umana.

Esiste una beatitudine che forse né Gesù né gli evangelisti avevano urgenza di enunciare ed è questa: "Beati quelli che sanno ridere di sé. Avranno sempre motivi per divertirsi".