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Volontariato

Il volontariato è… obbligatorio! Anzi: non esiste niente di più obbligatorio del volontariato! Al massimo della sua democrazia ti lascia libero di scegliere l'albero a cui affidarti.

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Il volontariato è… obbligatorio! Anzi: non esiste niente di più obbligatorio del volontariato! Al massimo della sua democrazia ti lascia libero di scegliere l'albero a cui affidarti. Il sociale, il politico, l'istruzione. l'educazione, il culturale, la sanità, il caritativo, l'assistenziale, il civico, lo spirituale. I vecchi, i giovani, i bambini, i poveri, gli stranieri, i malati, gli emarginati, i disagiati della psiche e così via.

E neppure sempre ti concede benevolo questa libertà di scelta. Basta si ammali o entri in crisi qualche familiare tuo, ascendente o discendente o anche solo di un collega o di un vicino di casa e si siede ad occupare il poco tempo franco dai tuoi obblighi di famiglia e di lavoro e ti indica autorevolmente quale sia questo tuo nuovo, imposto "volontariato". O, al positivo, un nuovo nipotino ti proclama nonno/a.

A parte questi momenti estremi il volontariato è sempre obbligatorio perché tu comunque appartieni alla Banca dell'Umanità. Mi spiego meglio.

Non sono io il Creatore di me stesso. Quello che ho, quello che sono l'ho ricevuto da un Autore infinito che mi ha messo al mondo, o almeno dalla oculata cecità di una Natura cosmica che mi ha elaborato, dalla società che mi ha preparato il campo di atterraggio morbido, dai miei genitori e altri antenati, da chi ha collaborato a farmi crescere, imparare, maturare, istruirmi, abitare, lavorare, relazionarmi, completarmi. Niente totalmente mio. Tutto in gran parte ricevuto. Non me lo sono dato. Me lo sono trovato addosso. Posso essere geniale ma non sono il proprietario della mia genialità. Ne beneficio per primo ma non ne sono il proprietario. Appartiene a tutti e specialmente a quelli che ne hanno di meno. Non si trova scritta da nessuna parte la percentuale di questa restituzione, la posso leggere nella maniera più spilorcia ma esiste. Ogni dono ricevuto non è solo per me ma va trasmesso, fatto procedere, distribuito là dove particolarmente manca e la mancanza genera sofferenza. Sono interpellato dall'handicappato, dallo sradicato, dall'indifeso, dallo sprovveduto con naturale tormento. Debitore spensierato di fronte a creditori inconsapevoli.

Non occorre essere credenti nel Divino per capire questo. Il volontariato invita risolutamente ogni agnostico, astenuto, ateo, appartenente o aderente a valori ed ideologie, nell'alveo dell'umano. Perfino il grande Ego di Gabriele D'Annunzio deve aver intravvisto qualcosa se gli è piaciuto dirsi: “Io ho quel che ho donato”. Parafrasando l'apostolo Paolo possiamo dirci “Cosa hai che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto perché te ne appropri come non l'avessi ricevuto?”.

Il volontariato è austero e severo nell'esigere ma contemporaneamente è cordiale e generoso nel corrispondere. Ti mette in relazione con persone nuove, ti fa scoprire sentimenti nuovi, capacità tue inaspettate, ti ricompensa con doni sconosciuti ricchi di sapori imprevisti, una musica del cuore sconosciuta, nell'allargarti ti riunifica, diventi più te stesso. Ti raddolcisce nella tua possessività, permalosità, scontentezza. E' come andare alle Terme o alla Marcialonga.

La vita forse può essere assimilata al gioco delle carte come Scala Quaranta o Pinnacolo. Occorre tu stia attento che il gioco non si chiuda mentre hai in mano un pieno di carichi che non hai saputo impiegare. Come il ricco gaudente del Vangelo pieno di soldi, di pietanze, di vestiario, di cameratismi e di tempo libero che fanno morire uno o più Lazzaro fuori dal portone. “Dona la tua vita come Maria ai piedi della croce e avrai...”.

Vi era un mendicante in una città dell'India e come ogni mattina era uscito per il suo lavoro di questua. La sua bisaccia raccoglie pian piano qualche manciata di riso e qualche frutto che i meno poveri di lui gli donano. Il giorno sta declinando quando un suono di tromba, qualche flabello variopinto e l'apparire di una portantina di alto bordo gli annunciano la comparsa di un potente maragià. E' la promessa di un colpo di fortuna finale che riscatta la miseria della giornata. Si avvicina fiducioso al cocchio e sta per allungare il braccio in segno di richiesta quando dalla portiera si sporge verso di lui una mano a conca che gli chiede un'offerta. Deluso e stizzito trae dalla bisaccia un chicco di riso e lo pone, con malcelata rabbia, nella nobile mano. Quando ormai è sera rientra in casa e versa, come sempre, sul pavimento del suo tugurio tutto il raccolto della giornata. Tra il brulichio dei grani di cereali e il volume di qualche avocado vede brillare gioioso e prezioso un piccolo pezzetto d'oro. Perfettamente un chicco di riso ma d'oro. Il misterioso maragià lo ha contraccambiato. “Perché non ho riempito quella mano benedetta di tutto il riso che stava sul fondo della mia bisaccia? A quest'ora avrei da vivere sereno per molti giorni!”. Tale è il volontariato: generoso in proporzione di quanto tu sei generoso. Che il volontariato ci diventi sempre più lietamente obbligatorio!

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