Periscopio

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La rubrica di don Vittorio Cristelli.

Magia di certe parole che diventano slogan, epiteti ingiuriosi, classificazioni che portano all’ostracismo, sinonimi di peste da evitare. Sono come le marchiature con ferro incandescente sulle carni vive degli animali; non spariscono più e i marchiati se l portano addosso come cicatrici indelebili. No global, pacifista antiamericano. Basta un untore, e ce ne sono tanti, che te le appiccichi addosso e sei scomunicato da evitare.

Fa problema e suscita polemiche negli ultimi tempi il rapporto tra Stato laico e Chiesa. Se poi poniamo mente che anche i cattolici, che pure sono Chiesa, nella stragrande maggioranza sono laici, il problema si complica (o si semplifica) secondo i punti di vista.

Il Papa, parlando ai vescovi europei riuniti a Roma per un congresso a 50 anni dai Trattati di Roma che diedero inizio al nuovo disegno europeo, è tornato a parlare di “radici cristiane”, la dizione che non è entrata nel testo della Costituzione europea. Benedetto XVI non si è limitato a questo ma ha avanzato l'impressione che l'Europa abbia smarrito il contatto con le proprie radici cristiane.

Auguro pieno successo al “Family Day” o al “Più famiglia” che terrà la sua manifestazione in piazza San Giovanni a Roma sabato prossimo. Per pieno successo però non intendo quello mediatico, fatto di numeri e di passaggi televisivi, facile da ottenere con la discesa di treni e pullmann e garantendo la presenza della televisioni, bensì quello che si deve tradurre in leggi e provvedimenti che favoriscano la famiglia, diano speranza alle giovani coppie ma anche alle giovani generazioni.

Pentecoste è citata come l'opposto di Babele, tipico momento della confusione e contrapposizione delle lingue. Allora, come narra la Bibbia, gli uomini costruirono una torre per dare la scalata al cielo. A Pentecoste è il cielo che scende sulla terra, sotto forma di lingue di fuoco, una metafora dello Spirito Santo che per definizione teologica e rivelazione è l'amore di Dio.

Si è scoperto che l'economia non è solo per gli addetti ai lavori ma interessa intellettuali e studenti di ogni branca del sapere, e pure la gente comune e l'uomo della strada

La crisi che da anni ormai ha invaso l'Occidente e minaccia addirittura di portare il nostro Paese al tracollo impone una riflessione su tutto il sistema di vita. Perché non è solo crisi di produttività, ma anche di valori e azzanna non solo il lavoro, ma anche la salute, l'ambiente, i rapporti sociali.

Siamo di fronte ad una selva di crocifissi e di morti assurde. Compito nostro di credenti nel risorto è quello di assumere il ruolo di liberatori. Ma non solo a parole, bensì con fatti concreti e attraverso le istituzioni, facendo quindi politica.

Per l'Italia ci vuole l'apporto di tutti, anche a rischio di perdere un domani consensi elettorali. Si è detto no a governi tecnici, perché quello esistente, noto con il triplice slogan “rigore, equità e crescita” è riuscito ad innescare il rigore. Ma non si vede né equità, né crescita.

L'autorità nella Chiesa va vissuta ed esercitata in modo collegiale ed ai teologi va riconosciuta la competenza e una libertà di pensiero. Il governo della Chiesa deve essere pure collegiale e deve mirare soprattutto non al potere, men che meno economico e finanziario, bensì al servizio dei poveri.

L'entusiasmo con il quale è stato accolto e visto il nuovo Papa Jorge Mario Bergoglio da parte di credenti e non credenti ha dato la stura alla lettura di simboli molteplici, ravvisati nel suo modo di vestire, nelle sue parole e soprattutto nella scelta del nome: Francesco.

Questa volta nella Chiesa ci sono di mezzo le dimissioni del Papa emerito Benedetto XVI e sappiamo tutti quale ridda di supposizioni, ricerca di possibili cause si è scatenata. Lo stesso Joseph Ratzinger però, guardando al futuro, ha indicato nel Concilio Vaticano II la bussola per orientarci nei problemi attuali della Chiesa e del mondo.

Un governo che copra l'intera legislatura non è pensabile e si tratta quindi di gestire il meglio possibile il momento finché si approderà a nuove elezioni. Momento però non facile anche per la scadenza del settennato del presidente della Repubblica, ma soprattutto per la crisi economica in cui siamo invischiati. Ci sono attese urgenti e drammatiche di milioni di disoccupati, di famiglie sulla soglia della povertà, di giovani senza futuro. Perdere del tempo in dispute formali può voler dire lasciar passare il treno della ripresa e piombare nel baratro del default, del fallimento e trovarsi davanti una società civile in generale rivolta.

Non c'è niente, dicono i sociologi, di più istruttivo e gravido di promesse e pericoli e quindi impegnativo dell'osservazione dei fenomeni sociali allo stato nascente. E noi Italiani abbiamo di fronte due “stati nascenti”: quello del governo e quello della Chiesa.

Giornate di passione civile ed ecclesiale quelle che ci attendono. Domenica e lunedì prossimo le votazioni per il Parlamento italiano. Da giovedì 28 febbraio la Chiesa si troverà senza Papa e in attesa che il Conclave ne elegga uno nuovo. Due attese dai segreti delle urne.

Questa campagna elettorale sta sconvolgendo e pure annoiando un po' tutti. Assistendo ai dibattiti televisivi, all'apparire di singoli personaggi o dei loro portavoce, mi accade di dire: lo so già, quello che dirà. E infatti non c'è sorpresa e alle domande ormai pure scontate ci danno risposte già sentite come se ognuno avesse in mano la scaletta preconfezionata.