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L'arcivescovo emerito mons. Luigi Bressan

Bressan: “Nel ricordo dei caduti il nostro impegno per la pace”

“Il centenario è un'opportunità di fare memoria di tanti sacrifici, dell'eroismo di chi si è dato per un ideale, chi per un dovere, chi l'ha subito. Sicuramente, di tanta sofferenza”. È la riflessione di mons. Bressan, vescovo emerito.

Parole chiave: Territorio (16258), caduti (80), guerra (740), ricordo (255), Europa (511)
In attesa dell'Adunata

“Il centenario è un'opportunità di fare memoria di tanti sacrifici, dell'eroismo di chi si è dato per un ideale, chi per un dovere, chi l'ha subito. Sicuramente, di tanta sofferenza”. È la riflessione di mons. Luigi Bressan che, nei giorni che precedono l'Adunata di Trento, sottolinea l'importanza di continuare a educare ed educarsi alla pace, nella preghiera e nel ricordo dei caduti. “Coloro che ci precedono non sono completamente separati da noi perché l'elemento spirituale, l'anima sopravvive”, continua il vescovo emerito. “Li sentiamo uniti, parte della nostra famiglia. Coloro che, come dicono gli alpini, sono 'andati avanti', non sono scomparsi ma ci invitano a essere costruttori di pace. Ricordare loro, vuol dire anche rinnovare il nostro impegno perché siano evitati quegli errori terribili che hanno favorito l'esplodere una guerra così micidiale, così cruenta”.

Conflitto deprecato nell'agosto del 1914 da Pio X che, negli ultimi giorni della sua vita invitava ad avere “pensieri di pace”. Così fece anche, dal giorno della sua elezione, papa Benedetto XV, continuando mese dopo mese a condannare questa violenza insensata che disonorava l'Europa. “Gli sforzi per la pace della Chiesa sono stati tanti – fa notare ancora Bressan – e ora noi dobbiamo raccogliere quella eredità”.

Ricordare il passato per affrontare l'oggi con maggiore consapevolezza. “L'Europa ha bisogno di un'anima ma siamo noi a dovergliela dare”, continua Luigi Bressan. “Non siamo la capitale del Mondo, ma siamo chiamati umilmente a inserirci nella comunità globale dei popoli portando la nostra identità e una ricchezza di tradizioni che arriva fondamentalmente dal cristianesimo ma anche dall'incontro con la cultura greco-romana, con importanti contributi dall'islam, dalla cultura slava, da quella germanica”.

I giorni della novantunesima Adunata, è perciò l'augurio dell'arcivescovo emerito, possono far nascere una maggiore fraternità e maggiore spirito di collaborazione tra le comunità. “Ben vengano le feste come questo raduno straordinario ai confini tra Italia e Austria”, sottolinea. “Un incontro gioioso, fatto di grande compagnia, cameratismo, fraternità, che deve ispirare anche noi. A saperci dare come volontari prima di tutto e l'esempio delle penne nere è grande in questo senso, con la loro infinita disponibilità, in tutti i settori in cui sono presenti e impegnati, a rendere servizio alla comunità”.

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