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Editoriale -

30 luglio, un giorno per le nuove schiave

Nell’autobiografia “Il coraggio della libertà” (edizioni Paoline) scritta con la giornalista di “Mondo e Missione” Anna Pozzi (prefazione della scrittrice Dacia Maraini), è possibile rileggere la storia di  Blessing Okeidion, una ragazza di Casa Rut di suor Rita Giaretta a Caserta.

Parole chiave: tratta (57), Onu (134), prostituzione (37), migrazioni (931)

Il prossimo 30 luglio è la Giornata contro il traffico di esseri umani indetta dalla Nazioni Unite. L’Ufficio dell’Onu contro la droga e il crimine (Unodc) ha reso noto nei giorni scorsi uno studio ben calibrato sul business delle migrazioni forzate. Una sorta di malaffare – gestito da una vera e propria serie di organizzazioni criminali - che secondo il direttore di Unodc “si arricchisce sulla pelle dei più vulnerabili tra i vulnerabili e prolifera dove si bloccano le frontiere, perché chi fugge da guerre e povertà non si ferma davanti ad un porto chiuso e finisce per affidarsi ai contrabbandieri”.

Il mercato della prostituzione riguarda direttamente circa 10 milioni di italiani (dai 18 ai 65 anni), la domanda sollecita l’offerta. Solo che la maggior parte di queste ragazze provenienti dall’Africa o dall’Est europeo sono ridotte in uno stato di vera e propria schiavitù e vivono sotto ricatto: per i debiti contratti per giungere in Europa; per la sottrazione dei loro documenti, quando li hanno; per la sottomissione, materiale e psicologica, con il voodoo alle madame.

Nell’autobiografia “Il coraggio della libertà” (edizioni Paoline) scritta con la giornalista di “Mondo e Missione” Anna Pozzi (prefazione della scrittrice Dacia Maraini), è possibile rileggere la storia di  Blessing Okeidion, una ragazza di Casa Rut di suor Rita Giaretta a Caserta. Racconta la sua tormentata e alla fine liberante esperienza di quello che papa Francesco ha chiamato “uno dei più vergognosi fenomeni che sfregia la faccia dell’umanità”.

Sono davvero numerose le iniziative in tutta Italia – si opera sovente su un terreno insidioso che richiede massima riservatezza e discrezione - volte a liberare queste donne, per lo più giovani e giovanissime, da questa forma aberrante di schiavitù e coinvolgerle in un lavoro dignitoso. “Per restituire la dignità a tante donne emarginate”, ha scritto Blessing, facendosi in qualche modo portavoce di tante ragazze che come lei hanno vissuto o vivono quell’oppressiva condizione di sfruttamento.

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