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Fugatti come Salvini. E adesso?

Per la prima volta nella storia i trentini hanno incoronato principe un uomo del centro destra. Dopo i vent’anni di Lorenzo Dellai e Ugo Rossi, il leghista Maurizio Fugatti spodesta il centrosinistra autonomista con un premio di maggioranza che lo rende più forte alla guida di una coalizione in cui ha ricompattato anche partiti che a Roma stanno contro la Lega. Qui non ha chiesto nemmeno l’appoggio dei Cinque Stelle.

Percorsi: elezioni - Trentino
Parole chiave: elezioni (707)

Per la prima volta nella storia i trentini hanno incoronato principe un uomo del centro destra. Dopo i vent’anni di Lorenzo Dellai e Ugo Rossi, il leghista Maurizio Fugatti spodesta il centrosinistra autonomista con un premio di maggioranza che lo rende più forte alla guida di una coalizione in cui ha ricompattato anche partiti che a Roma stanno contro la Lega. Qui non ha chiesto nemmeno l’appoggio dei Cinque Stelle, molto gli ha giovato la spaccatura d’agosto fra Patt, PD e UpT, che insieme a Futura 2018 lo avrebbero avvicinato. E adesso?

Il voto consegna a Fugatti un Trentino meno parcellizzato, ma fortemente bipolarizzato in due schieramenti ben distinti - due culture politiche per tanti aspetti antitetiche, due progetti di società divergenti - che nei prossimi 5 anni sono chiamati lealmente a confrontarsi nella cura comune di emergenze concrete e innovazioni legislative.

L’ex sottosegretario leghista ha voluto nel simbolo sulla scheda il nome di Salvini e si è fatto fotografare con lui tra birre tirolesi e strudel nonesi, capitalizzando il voto nazionale del 4 marzo e cavalcando il consenso del ministro dell’Interno; come indica la ridotta espressione di preferenze ai 13 nuovi consiglieri leghisti, molti trentini hanno espresso un voto d’opinione, sintonia con il vicepremier che indossa felpe doc e lancia tweet pesanti come pietre.

Fugatti come Salvini, in tutto e per tutto? Il commercialista di Avio deve fare i conti con un Trentino che non sarà mai Padania, per storia e identità. Dopo anni di opposizione Maurizio Fugatti si trova ad amministrare quest’ inedita Legaland a dimensione regionale (la SVP potrebbe fare giunta con il Carroccio) affrontando sul territorio alcune scelte dirimenti in cui non sarà automatico “replicare” Salvini; qui la sua Lega in versione dolomitica non potrà fare il braccio duro.

La prima è propria la specialità autonomista, sempre da rilegittimare con i fatti, anche di fronte ai potenti governatori del Veneto e della Lombardia. A parte i confini della Marmolada, ci sono da difendere e semmai incrementare le realizzazioni in ambito socioassistenziale, culturale e ambientale che hanno portato al Trentino riconoscimenti trasversali. La stessa collocazione nel quadro regionale previsto da De Gasperi e Gruber impegna il leader Fugatti a valorizzare e non archiviare lo schema progettuale avviato con la bozza di un terzo statuto di autonomia: la nuova Giunta, su questo terreno, non potrà andare avanti da sola.

Una seconda scelta di campo affonda in quel patrimonio valoriale che ha fatto dei paesi dei primi cooperatori e dei tanti missionari un modello di accoglienza e di apertura al mondo: molti mondi vitali della nostra terra ritengono inaccettabile anche sul piano etico lo slogan “Prima i trentini” e le sue conseguenze che mandano all’aria una prospettiva di fraternità e di reciprocità, in un’epoca di necessaria interdipendenza.

Chi ha seguito dalle “piazzate” di Boso l’altalenante diffusione della Lega in Trentino riconosce una capacità di stare fra la gente che altri partiti ora invidiano e inseguono, ma ricorda anche il ricorso a prove di forza (contro l’accoglienza diffusa agli immigrati, ma non solo) e frasi grossolane che non appartengono ad uno stile accettabile della politica. Anche nella volontà di prendere le distanze da atteggiamenti di questo tipo e inaugurare uno stile più pacato e rispettoso, il primo leader leghista trentino sarà giudicato nei prossimi cinque anni. Ancora di più, nella volontà di trovare in modo onesto e trasparente soluzioni ai problemi dei più deboli, possibilmente condivise con un’opposizione che promette di essere intransigente ma collaborativa.

Per il giornale diocesano, come abbiamo detto con gli auguri di buon lavoro a Fugatti, resta la mission editoriale d’incoraggiare le scelte ritenute a favore del bene comune e “abbaiare” in caso contrario. Come i dominicanes, pronti a vigilare sulle mosse di ogni presidente, anche ora che porta la cravatta e l'orologio verdi.

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