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Editoriale

Humanae vitae, una profezia lunga 50 anni

Humanae vitae è un testo di grande portata profetica, che mette in guardia l’uomo dal potere di mettere la propria umanità "a disposizione" perché non più in grado di riconoscere l’esistenza di una verità. Ed allora la sfida più urgente è quella educativa.

Parole chiave: vita (621), enciclica (32), anniversario (478)

Non è una ricorrenza formale il cinquantesimo anniversario dell’ultima Lettera enciclica di Papa Paolo VI Humanae vitae. Mi ha dato l’opportunità di ripensare all’esperienza di essere madre che, se da una parte mette alla prova il tuo corpo di donna, ne agita la mente e ne scompiglia le relazioni, dall’altra ti chiama a partecipare, con tuo marito, al progetto di Dio “sognando tuo figlio”, incarnando questo sogno nei limiti della storia e della realtà.

Nata come riflessione sui principi fondamentali riguardanti il matrimonio e la procreazione, l’enciclica pone al centro il rapporto inscindibile tra amore e fecondità e, mentre apre al concetto di paternità e di maternità responsabili, promuove unicamente i metodi naturali per la regolazione delle nascite.

Dopo una lunga e complessa gestazione, la sua pubblicazione il 25 luglio di 50 anni fa suscitò inizialmente un grande clamore. Criticata ed in parte incompresa, anche a causa del contesto culturale in cui fu proposta (gli albori della contestazione del Sessantotto), contrappose coloro che ne affermavano il valore profetico a coloro che ne denunciavano limiti e incongruenze, a partire da alcuni episcopati. Nonostante i suoi contenuti evidenziassero una coraggiosa svolta nella visione della sessualità nella vita coniugale, tutta l’attenzione si concentrò sul “no” alla pillola.

Cinquant'anni dopo Humanae vitae continua a far discutere: oggi che la pratica della contraccezione si è generalizzata, la questione urgente è la distanza che divide la vita delle coppie dalle indicazioni normative che riguardano la regolazione delle nascite. Attorno al tema della sessualità si intrecciano tanti altri snodi etici impensabili a quel tempo: la manipolazione dei processi generativi, la moltiplicazione dei modelli familiari e relazionali, l’ideologia del gender, il crollo della natalità nelle società occidentali, che impongono di custodire la “pienezza dell’umano” inscritta nella sessualità così come emerge dalle pagine dell’enciclica. Ci sono convegni e percorsi di formazione, dibattiti sostenuti da università, tanti saggi pubblicati, a conferma che il rapporto tra indicazioni dottrinali, sessualità coniugale e generazione rimangono questioni fondamentali, che intercettano cultura, pastorale, teologia, medicina, stili di vita.

Nell’ambito ecclesiale i cinquant’anni hanno visto il succedersi di diversi papi, la riflessione sui temi della generatività della coppia, della paternità/maternità e del matrimonio, le assemblee sinodali sulla famiglia, fino all’esortazione apostolica Amoris laetitia di Papa Francesco, che riprendendone il nucleo fondante, sviluppa indicazioni sul piano pastorale.

Humanae vitae è un testo di grande portata profetica, che mette in guardia l’uomo dal potere di mettere la propria umanità "a disposizione" perché non più in grado di riconoscere l’esistenza di una verità. Ed allora la sfida più urgente è quella educativa: aiutare le giovani generazioni a leggere il quadro normativo di Humanae vitae nell’orizzonte di libertà (il primato della coscienza) di Amoris laetitia per ricordare loro che il cuore del messaggio è la bellezza della vita umana vissuta e donata.

Lucia Zecchini Matassoni

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