Sette giorni in tv

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La settimana televisiva commentata dall'Aiart.

Forte dei suoi sessant’anni tondi di vita (il 3 gennaio del 1954 nasceva “ufficialmente” la Rai, dopo alcuni mesi di sperimentazione della messa in onda), la tv di Stato torna a bussare ai nostri teleschermi e alle nostre tasche per chiedere l’annuale pagamento del “canone”. Per celebrare degnamente la ricorrenza del 60°, la Rai ha deciso di non aumentare l’importo da corrispondere, che rimane fissato anche per il 2014 a Euro 113,50. In tempi di crisi, nemmeno questa cifra è da sottovalutare, ma è pur vero che nel panorama europeo delle televisioni pubbliche il costo dell’abbonamento alla tv nostrana è mediamente uno dei più bassi.

Ha fatto il suo debutto, nelle scorse settimane, la domenica in seconda serata Masterpiece (Raitre, ore 22.50), il primo talent show per aspiranti scrittori che competono per realizzare il sogno di veder pubblicato il loro romanzo. Il vincitore della maratona televisivo-letteraria avrà infatti la possibilità di pubblicare la propria opera per Bompiani (in centomila copie).

L’appello alla ragion di stato è fuori luogo, quando serve da alibi per coprire gli scandali di persone d’alto rango e del presidente degli Stati Uniti. E’ questa la più esplicita chiave di lettura della serie Scandal (Raitre, venerdì, ore 21.10), ideata da Shonda Rhimes ed espressione negli Stati Uniti di una cultura che non ignora il lato oscuro del mito americano.

Tre nuclei familiari che però costituiscono un'unica grande famiglia, che accetta di raccontare la propria vita ad una troupe televisiva che sta girando un documentario. Potrebbe essere la realtà se non si trattasse di un film, anzi di una serie televisiva, prodotta negli USA dalla 20th Century Fox. Giunta alla quinta edizione, dal 2010 è trasmessa in Italia, prima dalla Fox, poi, in chiaro, su Cielo per approdare infine su MTV. Modern Family – questo il titolo del serial - ha riscosso immediatamente un grande successo.

Per Radio24, settembre ha segnato una ristrutturazione incisiva del palinsesto, introdotta dal direttore Roberto Napoletano con lo slogan «più informazione, più attualità, più opinioni, più passione».

Capita talvolta che il piccolo schermo riesca a proporre programmi leggeri, divertenti e capaci di insegnare qualcosa o, perlomeno, di rinfrescare utili conoscenze che gli spettatori già possiedono. Appartiene a questa categoria “Reazione a catena” (RaiUno, 18.50), il preserale affidato alla conduzione di Pino Insegno, giunto quest'anno alla settima edizione con oltre 400 puntate trasmesse.

Con la crisi che investe pesantemente anche il settore pubblicitario televisivo, ecco il tentativo di far risorgere “la creatura” per rianimare un mercato in asfissia. Il risultato è penoso e imbarazzante. Bisognerebbe tacerne per vergogna (come per la sorte della donna-oggetto), non fosse che il Carosello Reloaded, a partire dal titolo, esemplifica meglio di un saggio sociologico il livello raggiunto nell'ultimo quarto di secolo dalla nostra società.

Da sempre i programmi di intrattenimento hanno ampio spazio in televisione. Un genere vario, che spazia dal quiz preserale allo show di prima serata, passando per i contenitori pomeridiani e domenicali, e che spesso lega il suo successo alla figura del presentatore. Il perfetto conduttore è chi riesce a dare uno stile al programma senza diventarne il mattatore assoluto. Un professionista che mette in gioco la sua personalità ma è capace di lasciare il palco all'ospite, che conduce il gioco senza mai dimenticare lo spettatore, che riesce ad intrattenere in modo leggero ma intelligente.

Una panoramica sul mondo del teatro amatoriale giovanile in Trentino, un mondo intriso di tradizione, di passione, di voglia di stare insieme, di voglia di recuperare e tramandare i costumi e le storie di un tempo. Sono questi, in estrema sintesi, gli ingredienti di “Ragazzi in palcoscenico”.

La cucina italiana, si sa, è la migliore. Forse per questo negli ultimi anni il piccolo schermo è stato invaso da un esercito di cuochi, appassionati, apprendisti o provetti, in infinite varianti di programmi dedicati alla buona tavola di cui non è facile definire una mappa: dai canali Rai a Mediaset, dai satellitari ai digitali Cielo e Real Time, passando dalle proposte locali.

Nell’informazione massmediale ogni proposito didattico è un mostro da evitare, anche se si trattano argomenti scientifici e culturali. Con una breve ricognizione fra tv e radio però lo si ritrova nascosto sotto varie maschere.

I canali in chiaro (non soggetti perciò ad abbonamento) dedicati alle tematiche storiche, religiose, culturali, musicali, di approfondimento informativo o di programmazione per i giovani, sono infatti numerosi ed offrono negli ambiti di competenza un’offerta articolata.

Dietro ai nomi fittizi di persone e luoghi (camorristi equivale a Casalesi), “Il clan dei camorristi” (CANALE5, venerdì, 21.10) è costruito su un riferimento storico: l’azione di contrasto da parte della giustizia alle infiltrazioni della camorra negli appalti di edilizia pubblica, gestiti con i fondi della ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980.

Può un coniglio diventare un leone? No, ma può tentare di ruggire. Almeno, questo è quanto sostengono Antonello Dose e Marco Presta, i conduttori dell'ormai storica trasmissione Il ruggito del coniglio che, nata diciotto anni fa come striscia satirica settimanale, si è conquistata uno spazio sempre più ampio fino a diventare un appuntamento quotidiano (da lunedì a venerdì, dalle 8 alle 10, Radio2).

Sono stati oltre dodici milioni i telespettatori che lunedì scorso hanno seguito su RaiUno il ritorno in tv di Roberto Benigni. Un boom di ascolti che non si può archiviare come la cronaca di un successo annunciato, se non altro per la protagonista della serata, la Costituzione della Repubblica italiana.

Sarah Scazzi e Meredith Kercher, due vicende che hanno occupato per mesi pagine dei quotidiani, approdando nei salotti televisivi (tipo “Porta a porta” con tanto di plastico tridimensionale) e poi facendosi cronaca insistita fino a diventare fiction. La settimana televisiva ne ha offerto ulteriore - e negativa - prova.