Sette giorni in tv

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La settimana televisiva commentata dall'Aiart.

Il soggetto della miniserie “Sotto il cielo di Roma”, trasmessa di recente da Raiuno ha riproposto i nove mesi dell’occupazione tedesca della capitale, osando il confronto con oltre un sessantennio di tradizione letteraria e cinematografica (Roma città aperta di Rossellini, 1945). E’ il periodo delle leggi razziali, culminato con la deportazione di un migliaio di Ebrei romani nell’ottobre 1943, della lotta partigiana, delle cruente repressioni naziste, di Roma abbandonata dal governo Badoglio e dichiarata “città aperta”, in quanto protetta da “garanzia vaticana”, ampiamente violata.

L’informazione è ripresa, non senza strascichi di polemiche, su tutte le reti con poche variazioni rispetto al passato. Una novità è rappresentata dalla direzione del Tg7 di Enrico Mentana, che nel nuovo corso sceglie di mettere in primo piano gli eventi politici rispetto all’apertura sul fatto di cronaca, adottata per anni al Tg5. Quanto al resto, fedele al suo stile, si presenta al pubblico come interprete dei fatti al di sopra delle parti. Ma l’informazione in tv è come un fiume, spesso limaccioso, che attraversa trasmissioni non giornalistiche, come gli ampi contenitori dei pomeriggi domenicali di Raiuno e Canale5 o accende qualche stimolo nel chiacchiericcio della Vita in diretta di Raiuno.

Secondo lo psicologo Paul Ekman, le persone possono mentire con le parole ma il loro volto tradisce le emozioni attraverso dei movimenti involontari. Queste contrazioni muscolari, chiamate microespressioni, non hanno nazionalità né restrizione culturale, ma sono estendibili a tutto il genere umano. Dalla dicotomia tra affermazioni e movimenti del viso è possibile individuare una bugia. Paura, dolore, disgusto, gioia, rabbia, odio, sorpresa, ansia: non c’è modo di nasconderle a un occhio esperto. Sulla base del FACS (Sistema di Codifica delle Espressioni Facciali) creato da Ekman, Samuel Baum ha scritto la serie televisiva Lie to me (“Méntimi”).

Se in tv e in prima serata, arriva un film come Preferisco il Paradiso, che ha la regia di Giacomo Campiotti e Gigi Proietti protagonista nei panni di san Filippo Neri, non è possibile ignorarlo. Tanto più che la prima puntata (lunedì Raiuno 21.20) ha vinto la battaglia dell'auditel, battendo di larga misura un musical accattivante e in prima visione come Mamma mia! con una Meryl Streep “streepitosa” in versione Abba-trash: 6.345.000 spettatori, pari al 23,88% del totale degli spettatori in ascolto, contro 4.527.000 spettatori, 17,59% di share.

Tra i consueti cambi di programma all’ultimo minuto e le interminabili repliche in attesa delle nuove serie, il palinsesto televisivo si avvia verso l’autunno.

L'inizio di settembre ha portato su Raiuno due interessanti proposte di teatro in televisione.

Mercoledì 1° settembre, in prima serata, è andato in onda il debutto nazionale de I promessi sposi – Opera moderna, registrato a Milano lo scorso giugno.

Rigoletto a Mantova è un film girato in diretta nei luoghi e nelle ore dell’opera; lo spettacolo chiude la trilogia “La via della musica” dopo la Tosca e la Traviata ed è stato trasmesso in tre puntate sabato scorso in anteprima di serata, domenica nel primo pomeriggio e in tarda serata.

Dopo Tosca “nei luoghi e nelle ore di Tosca”, trasmessa da Roma in diretta nel 1992 e Traviata da Parigi nel 2000, Raiuno triplica l’esperimento con Rigoletto di Giuseppe Verdi. Le riprese effettuate a Mantova in ambienti reali, Palazzo del Te, Palazzo Ducale, Rocca Sparafucile, o adattati, casa di Rigoletto, saranno trasmesse in diretta in mondovisione per un miliardo di potenziali spettatori.

La RAI ha iniziato a trasmettere nelle settimane scorse l’ultima serie di Lost, la serie televisiva che più di ogni altra ha rivoluzionato il panorama dei cosiddetti telefilm dai tempi di Twin Peaks. Lost nasce nel 2004 dall’inventiva di J.J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber ed è stata prodotta dalla ABC. Raccontare Lostnon è facile per la ricchezza della trama, per i temi e la complessità simbolica, ma anche per le tecniche di narrazione ricche di salti temporali, flash-back e... flash-sideways (il salto in una dimensione parallela, l’invenzione che caratterizza l’intera ultima serie). La raffinatezza del prodotto, più simile nella fotografia e nella regia ad un lungometraggio che ad un film per la televisione, ha determinato un successo planetario che per sei anni ha tenuto con il fiato sospeso un numero impressionante di persone.

Se la ricostruzione dei contesti è rigorosa e il materiale documentario pertinente, si possono raccontare le tragedie e le rinascite del Novecento anche attraverso le vite e le virtù eroiche dei suoi santi e le forme e i luoghi devozionali del popolo di Dio. Lo sta facendo Raitre nei cinque incontri con “Gli archivi della storia”; il quarto “Per grazia ricevuta”, con la presentazione del priore di Bose, Enzo Bianchi. L’intento informativo prevalente mostra la missione della Chiesa all’interno della storia, “incarnata” in essa, in dialettica con gli eventi e le idee nella loro latitudine antropologica e culturale, ma la visione si apre anche a una prospettiva soteriologia e trascendente, che precede e motiva la concretezza dell’interpretare e dell’agire. Il successo di programmi tv su temi religiosi (film, dibattiti, documentari), se trova incentivo nel desiderio di conoscenza, rivela anche motivazioni più profonde.

“Voi vedrete la parte migliore del Sudafrica. Cose che corrispondono a verità, certo. Come le tantissime bellezze, le enormi potenzialità di questo paese. Ma l’Aids, la povertà, i baraccati, le ingiustizie, la corruzione: sono realtà, purtroppo, e non appariranno sugli schermi Tv.” Semplice ed efficace nel prevedere cosa succederà con questi Mondiali che la Fifa ha voluto in Africa Monsignor Giuseppe Sandri, originario di Faedo, oggi vescovo di Witbank, nel nord-est del Sudafrica.

Vi sono valori e competenze alla base di ogni professione ed oggi le differenze fra uomo e donna a riguardo non sono più così marcate per quanto il problema sia sempre attuale. Il titolo “Donna detective” (Raiuno, giovedì,ore 21.10, 2ª serie) sembra preludere a una storia a tesi, che dimostri il positivo di uno specifico femminile in quel ruolo o le eventuali difficoltà in più. La protagonista,ispettrice di polizia di una squadra speciale romana,Lisa Milani(Lucrezia Lante della Rovere), appartiene all’universo femminile della regista della prima serie, Cinzia Th. Torrini, che l’ha disegnata positiva in famiglia, nonostante le esperienze dolorose, e brillante nella professione.

Si è parlato di recente dei verdi cento anni di Gillo Dorfles, com’è noto, fra i più autorevoli critici d’arte contemporanea e postmoderna e che più di ogni altro ha indagato la presenza in esse – compresi cinema, pubblicità e tv - del kitsch (Dorfles, Il kitsch, 1990). Un termine tedesco per definire un fenomeno complesso tradotto approssimativamente con “cattivo gusto”, che comprende ogni eccesso e forzatura artistica: esasperato virtuosismo, sdolcinature, trasgressività ostentata, volgarità smaccata, horror grossolano. In sintesi, ogni espressione che produca con artifici una piacevolezza superficiale, emozioni edulcorate o forti e sconvolgenti.

La Settimana Santa segna uno dei momenti di maggiore esposizione televisiva del fenomeno religioso. Merito dell'importanza dei riti pasquali e del ruolo tradizionale della TV pubblica. Ne parliamo con Giuseppe De Carli, direttore della struttura Rai Vaticano, fra i più noti commentatori liturgici.

Se non ci fosse Blob, sarebbe la trasmissione più longeva di RaiTre. E questo dato testimonia il successo di Chi l’ha visto?, in onda per la prima volta il (lontano) 30 aprile 1989. In realtà, il nocciolo del programma esisteva già prima di allora: all’interno di Portobello – storico programma di Enzo Tortora scolpito nella memoria televisiva – la rubrica “Dove sei?” segnalava persone scomparse e raccoglieva dal pubblico le segnalazioni utili a rintracciarle.

Il secondo dei seminari della Commissione parlamentare di Vigilanza, promossi dal presidente Sergio Zavoli, aveva evidenziato le carenze della Rai - la maggiore istituzione culturale italiana - rispetto al ruolo di “traino della realtà culturale, civile ed etica del Paese”. Il terzo ed ultimo (23/2), sul tema TV, Costituzione, democrazia politica pluralismo non ha risparmiato alla concessionaria pubblica critiche severe, pur con qualche attenuante. In primo luogo rimane irrisolto l’annoso problema della sua autonomia dalla politica: una Rai costretta ad accettare –si è detto - il contratto di servizio, sottoposta alla Commissione parlamentare di Vigilanza e sanzionata dall’Autorità per le Garanzie, “vaso di coccio tra vasi di ferro”. Per il suo presidente, Mauro Garimberti, la Rai è condannata al piccolo cabotaggio dalla mancanza di risorse certe a causa dell’elevata evasione di un canone inferiore a quello in vigore in altri Paesi europei, con il quale dovrebbe adempiere ai compiti di servizio pubblico, riservando al resto i proventi della pubblicità. C’è anche un problema di governance...

L’atteso, l’ignoto e il ritardatario, ovvero V, Eleventh Hour e Fringe. Fringe, intenzionato a durare ben più di una stagione, gioca apertamente sull’effetto nostalgia, citando X-Files, Ai confini della realtà e Dark Angel. La fame di novità non trascende quasi mai autorevoli referenze, specie in tempi di crisi.

Non tre ore di trasmissione in due puntate, ma neppure una lunga serie basterebbe a rendere in modo adeguato la poliedrica personalità del santo, l’ampiezza del pensiero e dei suoi interessi filosofici e teologici...