“Niente di personale”

Se si ripeterà, nelle quattro puntate previste, lo schema della prima, si deve dedurre che l’intento di “Niente di personale” – il nuovo programma di attualità di La 7, giovedì, ore 21 – sia quello di presentare un protagonista collettivo all’interno di un’ampia casistica monotematica: politica, sociale, di costume.
Ad esempio, la giustizia, quella dello Stato e dei tribunali, garantita o, piuttosto, non garantita alle donne: donne, colpite negli affetti più cari (v. attentati e stragi terroristiche), vittime di violenze private, emarginate, nonostante una teorica pari opportunità, nelle professioni, nella politica, nella mentalità comune.
La scenografia, dominata da una vasta (così viene fatta apparire) piattaforma circolare, su cui si muove il conduttore Antonello Piroso, sembra alludere a un proposito di equidistanza e di onnicomprensività, mentre la cornice è costituita da un pubblico di mera immagine.
Il modulo base è l’intervista, una struttura quindi dinamica; tuttavia non so se l’attenzione regga, quando è riproposta per la durata di due ore e quaranta minuti circa. Allo scopo funzionerebbero meglio puntate più brevi e più numerose. Forse la testata mira a un’attualità di forte impatto mediatico; ad esempio la giustizia, con argomenti controversi come grazia e indulto e il caso D’Elia, registrava l’immediatezza di un dibattito in corso; il resto, per quanto importante, mi è sembrato un riempitivo. Comunque il programma sembra ricercare un alleggerimento progressivo nella seconda parte, introducendo brevi filmati, a volte curiosi, e la rubrica di critica televisiva affidata a Susanna Agnelli, un angolo di “buon senso, buon gusto”.
“Niente di personale” è un titolo programmatico, volto a dissipare la sensazione dello spettatore di trovarsi di fronte alla sequenza solita di casi dolorosi individuali o di confessioni di personaggi più o meno noti. Nella testimonianza è già implicito un significato sociale e politico che investe lo Stato, le istituzioni, la nostra “cittadinanza”. Il conduttore si destreggia nel difficile equilibrio fra rispetto del pluralismo e condivisione della linea di centro sinistra della redazione. La memoria vissuta al presente di Piroso è già storia, per quanto recente, in “La storia siamo noi” di Giovanni Minoli (Raidue, martedì, ore 23.35) che si ripropone con il consueto rigore in un’edizione estiva. Passando a generi meno impegnativi, nella stessa serata di giovedì, alle ore 21, Canale 5 trasmette la miniserie “E poi c’è Filippo”, una variazione sul tema del film “L’uomo della pioggia” con Neri Marcorè al posto di Dustin Hoffman. Per i nostalgici del “Tappeto volante”, Luciano Rispoli, la cui verde anzianità di servizio si calcola a partire dal 1954 in Rai, perpetua, immutato, un format sempre gradevole di tv-compagnia con il suo garbato salotto d’informazione e intrattenimento, frequentato da personaggi noti dello spettacolo, del giornalismo, ecc.
L’appuntamento è su Canale Italia, sabato, ore 21.

Floriana Tagliapietra

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