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Al Diocesano le opere di un grande “artista dimenticato”

La prima di Francesco Verla

La mostra, inaugurata venerdì 7 luglio, è la prima mai dedicata a questo singolare pittore, noto per lo più agli studiosi, ma poco al grande pubblico. Un invito a riscoprire l'artista attraverso le sue opere, alcune delle quali restaurate per l’occasione.

Parole chiave: Arte (1598), mostra (669)

La direttrice Primerano: “Una mostra di ricerca, in dialogo con le persone e attenta a valorizzare il patrimonio artistico del territorio”

Francesco Verla, Madonna con Gesù Bambino in trono tra i Santi Antonio Abate e Domenico, particolare, 1503-1505, Velo d’Astico, chiesa dei Santi...

Francesco Verla, Madonna con Gesù Bambino in trono tra i Santi Antonio Abate e Domenico, particolare, 1503-1505, Velo d’Astico, chiesa dei Santi Martino e Giorgio

È la prima mai dedicata a questo singolare pittore, noto agli specialisti ma sconosciuto al grande pubblico. Al Museo Diocesano sono ospitate fino al 6 novembre le opere di Francesco Verla, alcune delle quali restaurate per l’occasione: soavi dipinti ispirati al celebre Pietro Perugino e bizzarri fregi a grottesche popolati da creature fantastiche e misteriose.

Inaugurata lo scorso 7 luglio, curata da Domizio Cattoi e Aldo Galli, si intitola “Viaggi e incontri di un artista dimenticato - Il Rinascimento di Francesco Verla” e si definisce una mostra “in controtendenza”. Nelle tante mostre che si inaugurano oggi in Italia (undicimila all'anno, 32 al giorno, una ogni 45 minuti: sono i dati che emergono da una recente ricerca) – ha spiegato ai microfoni di Trentino inBlu la direttrice Domenica Primerano – “si punta sempre sul nome noto, sul movimento artistico famoso, su qualcosa di molto conosciuto dal pubblico e quindi molto facile. La tendenza è di intrattenere il visitatore anziché stimolarne il senso critico”. Questa si pone invece come una “mostra di ricerca”, che vuole approfondire lo studio su un artista “dimenticato”, poco conosciuto anche dagli stessi storici dell'arte. “Eppure questo artista ha avuto un ruolo molto particolare nella nostra regione – prosegue Primerano -, e ci sembra che un museo abbia il compito di accettare la sfida di fare ricerca, di proporre al pubblico argomenti magari un po' più complessi ma che lo aiutano a conoscere l'identità del proprio territorio”.

Per evitare che la mostra fosse percepita come “elitaria”, il Museo Diocesano ha avviato un'interessante sperimentazione per capire cosa il pubblico si aspetta da una mostra di questo tipo: “Una sorta di 'operazione ascolto' – racconta la direttrice – con un gruppo di persone diversificato per sesso, età e formazione, a cui abbiamo mostrato le opere in anteprima raccogliendo da loro curiosità, quesiti, annotazioni. In base agli spunti emersi abbiamo strutturato i sussidi didattici della mostra, durante la quale i visitatori potranno continuare a porgere domande ai nostri conservatori, ricevendo poi risposta via mail”.

L'artista vicentino soggiornò a lungo in Trentino dal 1513, lavorando, oltre che a Trento, anche a Terlago, Seregnano, Calliano, Mori e a Rovereto dove morì nel 1521. E il Museo Diocesano non perde l'occasione, anche con questa mostra, di porre attenzione a questo legame con il territorio (si veda il riquadro): “Dal museo, che possedeva un'opera di Verla, ci proiettiamo sul territorio, per far scoprire quello che c'è, che va tutelato e valorizzato ma prima di tutto conosciuto”.

La prima di Francesco Verla
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