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IL FESTIVAL

Religion Today, i valori in cui credere

"Dobbiamo dare una chance alla pace: è un valore universale a cui ispirare le nostre vite, e tenere aperto il dialogo con i giovani è come piantare un seme di pace. Un festival come questo, impegnato nella promozione della cultura del dialogo e del rispetto dei diritti e delle differenze, è importante perché va proprio in questa direzione".

Parole chiave: Religion Today Film Festival (2), Vidur Bharatram (1), don Luigi Verdi (1), Gandhi (2), pace (715)

Il pronipote di Gandhi e don Luigi Verdi, voci forte del Festival Religion Today “dedicato ai giovani”

"Dobbiamo dare una chance alla pace: è un valore universale a cui ispirare le nostre vite, e tenere aperto il dialogo con i giovani è come piantare un seme di pace. Un festival come questo, impegnato nella promozione della cultura del dialogo e del rispetto dei diritti e delle differenze, è importante perché va proprio in questa direzione".

Ad inaugurare la 21 edizione del Religion Today Film Festival sono state le preziose parole di Vidur Bharatram, pronipote di Gandhi, nel corso della riflessione offerta su "Nuove generazioni e la pace da costruire" insieme a don Luigi Verdi, fondatore della Fraternità di Romena, giovedì 4 ottobre, nell'aula magna del Collegio Arcivescovile "Celestino Endrici" di Trento, gremita di 450 studenti attenti e interessati. Il Festival è dedicato proprio alle giovani generazioni e a introdurre l'intensa mattinata di dialogo è stato l'auspicio della vicepreside Marta Dalmaso che il confronto con due esperienze umane geograficamente lontane, ma accomunate da un concreto impegno nel contribuire a costruire un mondo migliore, sia motivo ispiratore per ognuno a fare la propria parte.

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Dopo la visione del cortometraggio "A Letter to God" del regista bangladese Hemanta Sadeeq, il neo-direttore artistico Andrea Morghen ha approfondito la conoscenza di Bharatram. "Avere in famiglia una persona con un ruolo così importante mi ha insegnato a essere umile e lottare per realizzare i miei sogni - ha esordito il 26enne parlando del bisnonno -. Per fortuna la mia non è la tradizionale famiglia indiana che decide il futuro dei figli, mi ha aiutato a coltivare i miei sogni". E così la passione di Vidur per la natura selvaggia e le tigri si è nel tempo tradotta in documentari realizzati a tutela di un animale in via di estinzione e per trasmettere ai giovani il rispetto per l'ambiente. "L'arte cinematografica è un lavoro che implica una grande responsabilità nell'esprimere e divulgare i valori in cui credo, anche a voi auguro di trovare la vostra passione, di divertirvi e impegnarvi nel viverla, riuscendo a trasformarla in lavoro". A breve il giovane regista, dopo gli studi in America, tornerà nel suo paese d'origine per partecipare alla produzione per Netflix di un documentario dedicato all'India, narrando le condizioni di vita delle zone più povere. "Il messaggio di non violenza del Mahatma è ancora attuale, sia in India che nel mondo, e dobbiamo ricordare che essere amici dei nostri nemici è il primo passo per costruire la pace. Martin Luther King aveva un sogno: costruire un mondo in cui tutti possano vivere in armonia, è quello per cui Gandhi avrebbe lottato se non fosse stato ucciso".

"Il problema non è se credi o no - ha detto don Verdi -, ciò che conta è camminare, aiutare gli altri, procedere a tentoni anche se non vedi nulla: Dio possiamo incontrarlo a due condizioni, se siamo sinceri e accoglienti". La modernità ci ha resi soli e muti nel dolore, incapaci di dirlo, mentre nessuno si assume più alcuna responsabilità, privo della consapevolezza delle conseguenze delle sue azioni: "Il virtuale ci ha rimbambiti, per capire la vita invece devi toccarla: perché Dio chiede ad Abramo di uccidere il figlio? Voleva mostrarci che non si deve uccidere e fare del male a nessuno, ma solo essendo costretti a sacrificare nostro figlio lo capiamo". Gli adulti appaiono ai giovani sempre più prigionieri di ritmi folli che separano corpo, mente e spirito e annebbiano la percezione, e come possono realizzare sogni e aspirazioni in una realtà mediocre? "Senza faticare non si ottiene nulla – ha proseguito don Verdi -, e Gandhi diceva che dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo. Dobbiamo anche fare pace con le ferite ricevute, perdonare e non avere paura delle nostre debolezze. Trasformarle in forza significa diventare invincibile: lo è chi cade e si rialza di continuo”. Bisogna soprattutto imparare ad abitare le domande: “A genitori che hanno perso un figlio e mi domandano dov'era Dio, l'unica risposta da dare è abitare insieme a loro la domanda perché non si può offendere il dolore che provano con parole falsamente consolatorie". Oltre alla pace, infine, occorre portare bellezza nel mondo perché essa è amore: "Bellezza, tenerezza, gioia sono state uccise dalla modernità - ha detto il sacerdote concludendo la sua incisiva testimonianza -: la felicità non esiste, ha bisogno di condizioni, vi auguro invece la gioia, il più puro dei sentimenti, gioia di conoscere, sapere, crescere, e che sappiate ballare sotto la pioggia seguendo l'esempio di Gandhi".

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