“Suoni” di pace dalle vette trentine

L’appuntamento (all’Auditorium per il maltempo) ha mandato in archivio la 25a edizione

Un po' concerto, un po' reading e pièce teatrale, lo si potrebbe definire così l'appuntamento conclusivo dell'edizione 2018 de I Suoni delle Dolomiti il 31 agosto, se non si rischiasse di sorvolare sui nomi degli interpreti, importanti e internazionali, sulle composizioni scritte espressamente da compositori conosciuti in tutto il mondo e soprattutto se non si rischiasse di sottovalutare un messaggio di cui il nostro tempo non smette di aver bisogno. Lo spettacolo “E intanto si suona”, nato da un'idea di Mario Brunello e Alessandro Baricco, è stato l’evento conclusivo della 25a edizione del festival trentino di musica in quota. E’ stato proposto all'Auditorium del Polo Scolastico di Borgo Valsugana anziché in Val di Sella per le avverse condizioni meteorologiche. Ma ha rappresentato anche la conclusione di un percorso più lungo, iniziato nel 2014, che ha visto per quattro anni musicisti esibirsi lungo le memorie fisiche e materiali del fronte della Grande Guerra in Trentino e che quest’anno centenario della fine di quella “inutile strage” si sono ritrovati tutti insieme su un palco per una simbolica orchestra di pace.

Lo spettacolo ha preso spunto dal diario di guerra del fante Alessandro Silvestri, scritto sui vari fronti della Grande Guerra. Per evitare la chiamata alle armi della guerra di Libia era fuggito a Bolzano e vi aveva lavorato come riparatore di organi, per poi ritrovarsi magari nel mirino qualcuno che lo aveva sentito suonare in chiesa. A dare veste e voce a Silvestri, l'attore Neri Marcorè, che ha trasportato il pubblico verso la fine della guerra, con la cattura di Silvestri, la prigionia a Belgrado, ma anche un'ultima dimostrazione di come la musica fosse per lui salvezza e gesto di pace quando venne chiamato a riparare l'organo danneggiato dalle bombe nella città serba.

Ma lo spettacolo si è spinto anche oltre, ai giorni nostri, in quella che diventa sequenza di esempi necessari. Così accanto a Silvestri ecco materializzarsi Ramzi Aburedwan che insegna musica ai bambini nei campi profughi di Ramallah, in Cisgiordania; Ameen Mokdad che suona nelle rovine del tempio di Giona a Mosul; Karim Wasfi che ogni volta che un'autobomba esplode a Baghdad infila il puntale del suo violoncello in quella terra violentata e suona; e ancora Aeham Ahmad che a Damasco carica il pianoforte su un carretto da frutta, lo porta per strada, tra le macerie, e suona mentre attorno a lui i figli della guerra cantano.

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