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"Doping, insegniamo a dire no"

È partito da qualche mese anche a Trento il progetto europeo “#Dopout: social network and peer education against doping”, di cui la Uisp, l’Unione Italiana Sport Per tutti, è capofila ed ente proponente, e che attraverso il finanziamento dell'Unione Europea, in particolare del programma Erasmus Plus, punta a realizzare una campagna di comunicazione e di sensibilizzazione rivolta ai giovani contro l’uso di sostanze dopanti nello sport.

Parole chiave: Sport (2714), giovani (2006), doping (5)

Con #Dopout la Uisp, Unione Italiana Sport Per tutti, punta a realizzare una campagna di comunicazione e di sensibilizzazione a livello europeo rivolta agli adolescenti contro l’uso di sostanze dopanti

Andrea D’Andretta e Maria Chiara Pavesi ospiti della Noche del 10

Andrea D’Andretta e Maria Chiara Pavesi ospiti della Noche del 10

È partito da qualche mese anche a Trento il progetto europeo “#Dopout: social network and peer education against doping”, di cui la Uisp, l’Unione Italiana Sport Per tutti, è capofila ed ente proponente, e che attraverso il finanziamento dell'Unione Europea, in particolare del programma Erasmus Plus, punta a realizzare una campagna di comunicazione e di sensibilizzazione rivolta ai giovani contro l’uso di sostanze dopanti nello sport.

Per fare il punto sul primo periodo di attività e soprattutto per cercare di approfondire un argomento scottante come quello del doping, domenica scorsa alla Noche del 10, la trasmissione sportiva di Radio Trentino inBlu, sono stati ospiti Andrea D’Andretta, coordinatore europeo del progetto per la Uisp, e Maria Chiara Pavesi, operatrice scolastica.

“Il programma è attivo in Italia, Grecia, Austria, Romania, Turchia e Slovenia”, spiega Andrea. “Il target sono gli studenti, adolescenti di 14-15 anni. Lavoriamo nelle scuole con l’ausilio di formatori molto validi come Maria Chiara, che cercano innanzitutto di informare su cosa sia il doping, tema non semplice anche per noi adulti. Lo scopo primario è quello di prevenire l’utilizzo di sostanze illecite come di integratori o farmaci proibiti, uno dei mali dello sport che secondo noi viene un po’ sottovalutato: quando escono casi di doping spesso si cerca di passarci sopra e nascondere velocemente la notizia, i colpevoli o le cause, mentre il nostro obiettivo è quello di dare alle generazioni future un’altra idea di sport, eticamente diverso, pulito”.

Dal confronto diretto con i ragazzi è facile intuire la portata del fenomeno, come spiega Maria Chiara: “Affrontando queste tematiche nelle classi che seguo mi ha colpito moltissimo sentire che ci sono allenatori che consigliano l’uso di sostanze proibite ai giovani sportivi già prima dei 17-18 anni; considerando che parliamo di atleti all’interno di ambiti dilettantistici e non agonistici è un fatto che lascia letteralmente sbigottiti. A Trento sulle due classi con cui lavoriamo abbiamo contato 4-5 casi, provenienti da sport di diverso genere. La cosa che ci lascia ben sperare è che gli studenti ce ne hanno parlato in termini di denuncia, segno che iniziano a formarsi una consapevolezza sulla problematica”.

D’Andretta, dopo averne viste e sentite tante, è più disincantato: ”Non dimentichiamoci che secondo le statistiche in Italia alla fine della terza media molti ragazzi lasciano lo sport, chi invece riesce a continuare l’attività sportiva, magari facendo grossi sacrifici, se non raggiunge i risultati sperati potrebbe essere tentato dall’ 'aiutino'”. Purtroppo, continua Andrea, in molti casi non ci si accontenta di praticare sport per il piacere di praticarlo ma lo si fa in funzione della prestazione e del risultato, e non solo tra i giovanissimi. “Tante volte notiamo che si fa uso di doping perfino in competizioni amatoriali: sembra assurdo – prosegue il coordinatore europeo del progetto per la Uisp- ma c’è chi mette a rischio la propria salute e non rispetta i regolamenti per primeggiare in gare non agonistiche. Una distorsione che riduce lo sport alla mera ricerca di superare i propri limiti umani, anche a costo di affidarsi a sostanze illecite”.

L’attività svolta nelle classi punta sullo sviluppo di uno spirito critico, sulla capacità dei giovani di compiere delle scelte accettandone le conseguenze, anche su tematiche più ampie che vanno dall’alimentazione allo stile di vita. “Ovviamente – precisa Maria Chiara - cercando di trattare il tutto in maniera leggera, attraverso lavori di gruppo o giochi di ruolo”.

“Non vogliamo avere l’impostazione classica della lezione frontale ma con i ragazzi preferiamo confrontarci, buttando l’esca e facendo uscire liberamente i pensieri”, aggiunge Andrea. “Ora stiamo lavorando ad un video per promuovere lo sport pulito e senza doping: sarà una specie di concorso tra le classi coinvolte in tutta Europa per trovare quello che sarà il video ufficiale della campagna, mentre nell’ultima parte del percorso i ragazzi dovranno organizzare un evento legato al progetto, pensare come svilupparlo e chi invitare. Faranno tutto loro nonostante la giovane età – conclude - anche perché dal mio punto di vista solo così possono nascere idee veramente originali e inaspettate”.

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