Il vangelo di oggi gioca sul contrasto: il giorno e la notte, la luce e il buio. E’ di notte che il Signore si trasfigura, cioè mostra la sua gloria, la sua luce. Ed è notte nel cuore degli apostoli. Gesù ha appena annunciato il suo destino, cioè che avrebbe dovuto morire per mano degli uomini. Gesù vede come si mettono le cose, non è difficile prevedere la morte in quella situazione. Gli apostoli rimangono sconvolti: è buio fitto nel loro cuore.

  “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo”. Lc 9, 35 Il vangelo di oggi gioca sul contrasto: il giorno e la notte, la luce e il buio. E’ di notte che il Signore si trasfigura, cioè mostra la sua gloria, la sua lu...

 

“Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo”. Lc 9, 35

Il vangelo di oggi gioca sul contrasto: il giorno e la notte, la luce e il buio. E’ di notte che il Signore si trasfigura, cioè mostra la sua gloria, la sua luce. Ed è notte nel cuore degli apostoli.

Gesù ha appena annunciato il suo destino, cioè che avrebbe dovuto morire per mano degli uomini. Gesù vede come si mettono le cose, non è difficile prevedere la morte in quella situazione. Gli apostoli rimangono sconvolti: è buio fitto nel loro cuore.

Il Signore allora prende tre apostoli per aiutarli a capire qualcosa della sua vita e soprattutto di quello che sarebbe successo nella sua passione.

Sul monte, nel buio (e ci sarà ancora più buio nella passione) il Signore mostra in un flash la sua gloria. La trasfigurazione è un anticipo della risurrezione, che gli apostoli non hanno però capito.

E' un vangelo importante perché è un annuncio della Pasqua in questo tempo di quaresima. “Non abbiate paura di quello che vi ho detto. Io voglio illuminare la vostra vita che è al buio”. Il Signore illumina non solo la vita degli apostoli, ma anche la nostra vita nei momenti di buio. Quanti sono i momenti di buio!

In precedenza Gesù, parlando della sua vita e della sua morte, aveva detto: “Chi vuol venire dietro di me prenda la sua croce e mi segua”.

Vuol dire “prenda la vita”, la “croce” è la vita con la sua durezza, è la nostra realtà, la nostra storia, quello che ci fa soffrire, il nostro carattere, le persone che abbiamo intorno, il lavoro che non ci va.

Prenda la sua croce e mi segua”. Noi scappiamo davanti a tutte le “croci”, davanti a ogni realtà che ci fa soffrire, che ci distrugge la vita. Tutti. L’unico che non scappa è Cristo. Va verso la morte, certamente con paura, ma buttandosi nelle braccia del Padre.

La “croce” serve a ridimensionarci, a metterci con i piedi per terra, perché così noi ci abbandoniamo ad un Altro. Di croce in croce il Signore vuole portarci a Lui: questo è il senso della croce agli occhi del Signore.

Anche quello che è negativo nella nostra vita può diventare una cosa positiva. Tutte le conversioni che sono avvenute nella storia sono avvenute a causa di qualche sofferenza della vita (lutti, malattie, vecchiaia). Nella sofferenza uno dice: ”Chi sono io? Ho bisogno di qualcuno che mi aiuti, perché da solo non so cavarmela”.

Noi siamo dei “figli”, cioè persone che hanno sempre bisogno di un Padre che continuamente ci generi, ci dia la vita.

La cosa straordinaria del cristianesimo è che la vita “viene fuori” dalla “morte”. Come puoi essere un risorto in questa vita, se non sei “morto”? Cristo è risorto, ma dalla morte.

Se non passi attraverso qualche forma di morte e il Signore non ti tira fuori, come puoi dire di essere una persona nuova, risorta, in questa vita? La “morte” fa parte della vita. Non in senso fisico. Si tratta di altra “morte”.

L’annuncio importante è che il Signore ha aperto per noi una strada nella morte. Così sappiamo che le morti della vita non ci fanno morire; anzi, come la croce ha innalzato Cristo (e quella croce per Cristo è stata gloriosa) così anche le “croci” della nostra vita non ci distruggono. Dobbiamo avere, però, una fede vera.

Nel cristianesimo il senso della “croce” non è quella che quasi tutti pensano: che nella vita bisogna soffrire, perché anche Cristo ha sofferto sulla  croce, così ci guadagniamo il paradiso. Questa è religione naturale, non è cristianesimo. Questo è masochismo.

Il Signore non vuole che noi soffriamo. Ha sofferto lui, perché noi non soffriamo, perché le “croci” non ci distruggano. Cristo ha sofferto per togliere il pungiglione della sofferenza nella nostra vita.

Noi veniamo a Messa per ringraziare il Padre, perché ha risorto Cristo dalla morte. Ma ci veniamo davvero con questo spirito? Per rendere grazie al Padre, perché illumina la nostra croce?

Nell’Eucarestia il Signore ci dice: “Nella tua croce io ti aiuto. Io sono la tua forza, tu sei al buio, ma io illumino la tua croce, tu sei debole e io ti sostengo”.

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