Noi pensiamo che Dio sia onnipotente, ma siamo più onnipotenti noi. Siamo noi che facciamo quello che ci pare, Dio no. Dio si ferma davanti a noi, ai nostri desideri, alla nostra volontà, ai nostri limiti. L’uomo è fatto per essere “figlio”. Questa è la nostra grandezza, la nostra dignità. Se dimentichiamo la nostra origine, anche tutte le altre relazioni si guastano. Con le persone, con le cose, con noi stessi.

  “Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato” (Lc 15,18) Noi pensiamo che Dio sia onnipotente, ma siamo più onnipotenti noi. Siamo noi che facciamo quello che ci pare, Dio no. Dio si ferma davanti a n...

 

“Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato” (Lc 15,18)

Noi pensiamo che Dio sia onnipotente, ma siamo più onnipotenti noi. Siamo noi che facciamo quello che ci pare, Dio no. Dio si ferma davanti a noi, ai nostri desideri, alla nostra volontà, ai nostri limiti.

Si tira indietro. Lascia che noi facciamo quello che ci pare. Non vuole essere onnipotente nel senso che pensiamo noi. Dio è onnipotente nell’amore.

Questa è la parabola di ogni persona. Il peccato del figlio che se ne va non sta in quello che combina dopo, ma in quello che ha fatto prima, cioè nel non aver conosciuto suo padre.

L’uomo è fatto per essere “figlio”. Questa è la nostra grandezza, la nostra dignità. Se dimentichiamo la nostra origine, anche tutte le altre relazioni si guastano. Con le persone, con le cose, con noi stessi.

Gesù descrive in maniera meravigliosa la degradazione dell’uomo: dalla casa del padre (dove si sta bene, dove c’è di tutto) si passa al porcile. Meglio non può descrivere la condizione dell’uomo, che dimentica la sua dignità.

L’uomo che si allontana da Dio si trova nella “carestia”, perché niente lo nutre più sufficientemente, e deve contendere le ghiande ai porci. Quest’ultima immagine significa che gli animali possono stare meglio delle persone; quando mangiano e sono accuditi, gli animali stanno bene.

Noi no, non siamo fatti solo per mangiare, dormire e lavorare. Siamo figli. Al di fuori di questa “relazione” di figliolanza l’uomo ha fame e non sta bene. Ha un vuoto dentro (=fame) che niente può riempire.

Questo, che è il nostro male, è anche la nostra fortuna, perché può diventare il nostro bene. Questa “fame”, nel vangelo, è la molla che fa scattare un altro bisogno, un’altra nostalgia.

Non è la nostalgia del padre che fa ritornare il figlio; non si converte, infatti, non torna al padre perché lo ama.

Dice: “Stavo meglio quando ero da mio padre; i servi di mio padre hanno da mangiare”. Torna a casa “per mangiare”, ma al padre non importa mica il motivo per cui il figlio torna. Gli importa che torni.

Il figlio, però, deve fare ancora tanto cammino, non conosce ancora il padre. Pensa di tornare come un servo ed ha anche preparato il suo discorso per imbonire il padre: “Ho peccato contro il cielo e contro di te; trattami come un servo”. Ma quel padre non vuole avere dei servi, vuole avere dei figli.

Gesù racconta questa parabola non tanto per farci vedere come siamo noi, ma per rivelare il volto inedito del Padre. Il padre della parabola si comporta non come i figli pensano, ma all’incontrario. Vuol dire che Dio non è come lo pensiamo noi, che se sbagli ti castiga, se sei buono ti premia. Questa era la catechesi che veniva fatta in passato.

In questo caso che cosa fa il padre? Corre incontro al figlio che ha sbagliato, lo bacia in continuazione, gli mette l’anello al dito (che vorrebbe dire “la firma in banca”), i calzari ai piedi (le calzature dei signori), fa uccidere il vitello grasso, organizza una festa, non sa  più che cosa dargli.

Così è Dio. Così ci vede Dio, così ci veste Dio, così ci tratta Dio, quando sbagliamo. Il Signore sa che quando sbagliamo ci facciamo del male, siamo “morti”. Non ci vuol far morire un’altra volta.

Nessuno di noi si merita l’amore di Dio. Dio ci ama perché siamo suoi figli. Non perché siamo bravi, ma perché è bravo lui. E’ tutta un’altra cosa. Ci ama sempre, in ogni secondo della nostra vita.

Creative Commons - Non opere derivate

Commenti

Log in o crea un account utente per inviare un commento.