Questa è una pagina molto importante del vangelo: Cristo nel deserto. Per capirla bisognerebbe far qualche salto indietro, all’esodo dall’Egitto. Gesù ripercorre il cammino nel deserto del popolo di Israele. Il popolo allora continuava a brontolare, perché non c’era pane e acqua, inoltre aveva le sue visioni di potenza e di idolatria.
“Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo” Lc 4,4
Questa è una pagina molto importante del vangelo: Cristo nel deserto. Per capirla bisognerebbe far qualche salto indietro, all’esodo dall’Egitto. Gesù ripercorre il cammino nel deserto del popolo di Israele. Il popolo allora continuava a brontolare, perché non c’era pane e acqua, inoltre aveva le sue visioni di potenza e di idolatria.
Il Signore è rimasto fedele a suo Padre, ha mantenuto quella fedeltà che il popolo non ha avuto.
Dostoevskij ha riletto questa pagina alla sua maniera. Dice che l’uomo è capace di vendere la sua libertà per il pane e i miracoli. Non gli importa niente, basta il “pane”, cioè la sicurezza, il benessere. L’uomo diventa schiavo di chi gli dà il “pane”, di chi gli assicura la vita tranquilla e beata (i miracoli).
La storia del popolo di Israele e di tutti i popoli lo confermano. Cristo è l’unico che è davvero fedele.
Questa pagina non dobbiamo prenderla alla lettera: Cristo non ha visto alcun tentatore nel deserto, come noi non vediamo il tentatore. Il pinnacolo del tempio, le pietre e altro sono delle immagini, che vogliono renderci meglio l’idea di quello che si vuol dire.
Cristo è stato messo alla prova. Qui il maligno appare come un chiacchierone, Cristo invece risponde con delle frasi molto brevi. Nelle tre domande e nelle tre risposte di questo brano del vangelo di Luca c’è dentro tutta la vita umana, dice Dostoevskij.
“Dì a questo sasso di diventare pane”: è un’immagine da tradurre. Cristo risponde: “Non di solo pane vive l’uomo”. Cita il Deuteronomio.
La tentazione per tutti è quella di credere che il pane basti. “Pane” equivale a tutto quello che abbiamo (benessere, sicurezze, affetti, lavoro,ecc). Sono cose di cui abbiamo bisogno ogni giorno per vivere. Ma ci si illude che tutto questo basti. Cristo dice: “L’uomo è fatto per qualcos’altro, è fatto per un altro pane”.
C’è un’altra dimensione della vita. Se fosse vero che il “pane” basta, la nostra generazione sarebbe la più felice della storia. Mai le altre generazioni hanno avuto come noi la possibilità di avere tutto in abbondanza.
Se bastasse il benessere, se bastasse risolvere i problemi politici, sociali ed economici (vedi Marx e altri filosofi), dovremmo essere i più felici. Ma le cose non stanno così. Le persone più felici non stanno nel nostro ricco Occidente.
Cristo sa che l’uomo non è fatto per vivere “di solo pane”, ma per vivere “di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”, cioè per vivere in comunione con Dio. Allora l’uomo ritrova se stesso, il suo valore, la sua grandezza.
Te lo dice la vita stessa che non sei felice quando hai il benessere materiale soltanto. Non è che la ricchezza non sia una cosa buona, è che non basta. “Non di solo pane vive l’uomo”.
“Di’ che questa pietra si trasformi in pane”: questa “trasformazione” ha un altro significato da quello attribuitole normalmente. Per fare il pane ci vuole tempo e lavoro (semina, coltivazione, mietitura…).
“Trasformare la pietra in pane” è la tentazione del “facile e subito” dei nostri giorni. Si vuole subito e a qualunque costo, anche truffando. Purtroppo questo si fa, eccome! Basta leggere i giornali di ogni giorno per saperlo.
Anche negli affetti si vuole “tutto e subito”: se la moglie o il marito non ti dà l’affetto che desideri, basta cercare qualcun altro. Invece il Signore sa che la vita cresce un po’ alla volta; anche i rapporti umani. Il “tutto e subito” è il maligno che lo pretende. Le tentazioni più grandi non sono quelle nel campo sessuale. La più grande è la tentazione della fede, quella di rinnegare Dio, di pensare di poter vivere senza Dio. E’ quella che inquina i rapporti con le cose (il pane), con Dio (il pinnacolo del tempio), con gli altri ( il potere).
Il demonio porta Cristo sul pinnacolo del tempio e dice: “Buttati giù, così tutti ti applaudiranno, perché ti fermerai prima di toccare terra”. Chi è capace di fare cose del genere può anche facilitare la vita agli altri e, quindi, sarà apprezzato da tutti. Cristo dice: “Non tenterai il Signore Dio tuo”. E’ la tentazione per noi di una vita facile.
Se la prima è la tentazione di fare a meno di Dio, la seconda è quella di servirsi di Dio. Io programmo la mia vita e pretendo che Dio sia il mio servetto. Con qualche preghiera ottengo da Dio che mi appiani la vita, mi tolga tutti i sassolini dalla strada (nessuna sofferenza, nessuna malattia). Quest’ultima è la tentazione di chi crede che c’è Dio. E’ la tentazione di “servirsi” di Dio per in nostri scopi. Cristo dice invece: “Dio è mio Padre e sa che cosa serve per la mia vita”. Il Padre non toglie a Cristo i sassi dalla strada. Cristo dovrà affrontare la vita con le sue durezze, fino alla croce, anche se non ci capisce niente. Cristo sa, però, che del Padre può fidarsi, perché capisce più di lui.
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