Le mense per i poveri di Trento, al Convento dei frati cappuccini, al Punto d'Incontro e dei francescani, rappresentano le nuove “agorà”, le piazze, dove convergono le persone economicamente più fragili, che non hanno mezzi di sostentamento, e questo in assenza di altri luoghi solidi e duraturi per una ristorazione minimale.Le piazze pubbliche tendono sempre più ad escludere i diversi. E per i tramezzini o il cappuccino e la brioche di mezza mattina non ci sono i quattrini.

Le mense per i poveri di Trento, al Convento dei frati cappuccini, al Punto d'Incontro e dei francescani, rappresentano le nuove “agorà”, le piazze, dove convergono le persone economicamente più fragili, che non hanno mezzi di sostentamento, e que...

Le mense per i poveri di Trento, al Convento dei frati cappuccini, al Punto d'Incontro e dei francescani, rappresentano le nuove “agorà”, le piazze, dove convergono le persone economicamente più fragili, che non hanno mezzi di sostentamento, e questo in assenza di altri luoghi solidi e duraturi per una ristorazione minimale.Le piazze pubbliche tendono sempre più ad escludere i diversi. E per i tramezzini o il cappuccino e la brioche di mezza mattina non ci sono i quattrini.

Si è in presenza di un servizio, ormai consolidato, che non è frutto di azioni d carità o di compassione, passeggere, come avviene in occasione di eventi naturali o accidentali improvvisi come può essere un terremoto o una disgrazia singola o collettiva capaci, di determinare grandi emozioni che possono tradursi in pulsioni di generosità. E' il caso dei terremoti dell'Aquila o di Haiti.

In questi luoghi invece, per il perdurare di difficoltà economiche, da anni si trovano affiancate persone bisognose di ogni Paese del mondo, delle più diverse estrazioni sociali, religioni, colore della pelle e lingua, con religiosi, sacerdoti, con suore e volontari d'ambo i sessi e di ogni età.

L'agorà, fatta di piccoli cortili, di gradinate, di salette, di toilette e bagni di cucine e sala da pranzo è l'agorà, lo spazio, né pubblico, né privato, ma più esattamente convenzionato, che offre l'opportunità agli ospiti, nei tre momenti canonici della giornata, per la colazione, il pranzo e la cena, di sollevarsi per qualche istante dalla situazione di miseria, in moltissimi casi congenita, cronicizzata, cui sono sottoposti nel loro privato.

Solo in questi spazi, la stragrande maggioranza delle persone cerca e trova occasioni per comunicare e per fraternizzare, per protestare anche, contro il destino o contro un volontario, esacerbato per la malasorte, ferito per una parola di troppo o per un silenzio carico di ruggine.

Sono centinaia i pendolari giornalieri, nei tre centri; dai 40 mila ai frati ai 59 mila annui al Punto d'Incontro e centinaia anche i volontari che fanno da supporto integrando la loro attività con la distribuzione periodica di pacchi viveri, operazione, quest'ultima, portata avanti anche a Rovereto e in altri centri valligiani.

Il vescovo Mons. Luigi Bressan, pur non sottovalutando gli altri bisogni e le altre emergenze, a cominciare dalla crisi economica, diffusa e grave, fa appello a tutti per quella che chiama “Quaresima di Fraternità” al fine di raccogliere un “contributo solidale fatto anche di rinunce personali” per “edificare la comunione più vasta di tutti gli uomini e donne sulla terra” e a livello locale. Percorrerà nelle prossime settimane l'itinerario dei poveri cristi che cercano lavoro, cibo e affetto in queste “piazze”, cinte di muri, al seguito dei “vagabondi”, travolti dalla miseria.

Parlando a nome delle “molte persone in disagio”, spesso “abbandonate dalla speranza” o vittime di “tante sostanze che illudono e abbruttiscono” padre Fabrizio Forti ha riportato una riflessione che è anche una preghiera di questi amici, al vescovo in visita alla mensa della Provvidenza e alla comunità trentina: “Ogni giorno ci dobbiamo ricordare che Dio, Allah, l'Infinito Bene non si mette in mezzo alla piazza per essere adorato, ma si nasconde dentro la carne di chi fa più fatica , dentro i diritti dei poveri, e sogna un uomo senza fame e senza lacrime, senza prigioni e malattie, felice e salvo, simile a Lui”.

La Chiesa ha affermato qualche giorno fa Benedetto XVI in un centro di accoglienza romano analogo, con il suo servizio a favore dei poveri, è “impegnata ad annunciare a tutti la verità sull'uomo che è amato da Dio”.

Molto stretta appare la coincidenza fra le aspettative di un popolo diseredato e il messaggio di incoraggiamento di Vescovo e Papa.

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