Sul gran scrivere e parlare, in questi giorni, di Università di Trento, di Fondazione Bruno Kessler, ex Istituto Trentino di Cultura, di dimissionari e dimissionandi che include pure la Società di Studi trentini di scienze storiche, ente culturale di rango, s'innesta a pennello il vecchio detto latino “Historia magistra vitae”, la storia è maestra di vita. E' difficile attraverso gli interventi dei molti autorevoli personaggi, citati, capire fino in fondo quanto sta accadendo nel mondo scientifico provinciale.
Sul gran scrivere e parlare, in questi giorni, di Università di Trento, di Fondazione Bruno Kessler, ex Istituto Trentino di Cultura, di dimissionari e dimissionandi che include pure la Società di Studi trentini di scienze storiche, ente culturale di rango, s'innesta a pennello il vecchio detto latino “Historia magistra vitae”.
E' difficile attraverso gli interventi dei molti autorevoli personaggi, citati, capire fino in fondo quanto sta accadendo nel mondo scientifico provinciale, nelle sue più rinomate agenzie scientifiche che coinvolgono migliaia di addetti e di utenti e richiedono ormai somme stratosferiche per il loro funzionamento. In questo momento per entrare nei meandri di questa realtà, dei fatti accaduti e delle ipotesi di sviluppo futuro manca il filo di Arianna per un possibile orientamento. Né si può ridurre tutto ad un fatto di competizione per l'accaparramento di risorse finanziarie.
Fra gli episodi certi, degni di nota, figurano le dimissioni del professor Enrico Rusconi da direttore del Centro studi storici italo-germanici, all'indomani della presentazione e dell'approvazione del nuovo polo umanistico, le dimissioni della prof. Maria Garbari da direttore della Società di Studi trentini di scienze storiche, la delega governativa alla Provincia in materia di Università, la costituzione di un gruppo di lavoro per l'elaborazione di un progetto di attuazione di questa nuova incombenza per la Provincia, il rinnovo entro l'anno del Consiglio di amministrazione della FBK.
Le dimissioni di Rusconi, pur nella loro apprezzabilità, visto che sono state date per consentire un ricambio generazionale a fronte di un faticoso lavoro che si prospetta per l'avvenire, hanno sollevato più di un interrogativo. Nel dibattito sono entrati in scena protagonisti del passato come mons. Rogger, già direttore dell'Istituto di scienze religiose, il senatore Andreolli, memoria storica dell'università, in qualità di ex direttore amministrativo, Paolo Prodi ecc. Con questi testimoni il discorso su Fondazione Kessler e Università è tornato spesso alle sue origini. Il futuro infatti è tutto da tracciare. Storici, teologi, sociologi, politologi sono in stato di fibrillazione in quanto temono che nel nuovo corso queste discipline debbano soccombere di fronte alle richieste del comparto tecnologico (Irst) sul quale puntano gli imprenditori, per le possibili ricadute economiche e del nuovo onere universitario. Ed è forse la storia del passato “ab ovo”, dalle origini, a spingere verso una ricomposizione del puzzle culturale. Ci sono i vari statuti della Fondazione e delle sue articolazioni, quello dell'Università, tutti modificabili e modificati, ma che rappresentano pure sempre la Carta costitutiva dei vari enti. E ci sono le memorie storiche per l'appunto. Fra tutte vale la pena citare il pensiero del fondatore Bruno Kessler: “L'Università - era solito ripetere - ha scopi specifici e funzioni che deve assolvere in piena autonomia con una vocazione distinta, ancorché non separata dalle mete che la comunità locale intende darsi”.
Diverso il ruolo dell'Itc, ora Fondazione FBK, visto da Bruno Kessler come “un'autonomia in potenza”, in grado cioè di “vivificare i progetti che un sistema istituzionale come il nostro che vede forti enti autonomi, dotati di mezzi finanziari e di un diffuso pluralismo, vorrà e saprà darsi per lo sviluppo economico...per la crescita civile d'un popolo saldo e laborioso come quello trentino”.
Le persone che avrebbero dovuto animare queste realtà erano definite “uomini che producono cultura, capaci di scienza e di traduzione di scienza, ricerca tecnologica e applicazioni tecnologiche”.
Stimoli e raccomandazioni validi anche per l'oggi dal momento che resta immutata la prospettiva politica.
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