Il settimanale continuerà ad essere voce per chi non ha voce, attento alle istanze di tutti i cittadini, ma soprattutto dei più deboli, degli emarginati ed indifesi, dei giovani e della terza e quarta età...
Nell’accomiatarsi dai lettori, per il nuovo incarico a Roma presso la Conferenza episcopale italiana, il direttore don Ivan Maffeis con grande emozione parlava del giornale che stava per lasciare come della sua casa non di carta, ma viva di storie di vita. Don Ivan fortunatamente non è uscito dalla redazione di via San Giovanni Bosco sbattendo la porta.
Questa casa resta pertanto con l’uscio spalancato per accogliere ancora le persone che ad esso si affacciano con l’intento di vedere soddisfatta una loro aspettativa o anche per un semplice saluto.
Lo ringrazio anzitutto di cuore interpretando le migliaia di lettori per il servizio prestato alla Diocesi, per l’ascolto offerto alla più vasta comunità dei cittadini e per i suoi puntuali resoconti di cronaca, analisi e messaggi di incoraggiamento soprattutto verso gli emarginati, i giovani e l’intera famiglia di Vita Trentina: redattori, grafici, corrispondenti, collaboratori, fiduciari. Nel saluto di don Ivan par di cogliere la nostalgia dell’emigrante al momento di allontanarsi dai propri cari per incamminarsi verso nuovi orizzonti con la consapevolezza che un capitolo importante della sua vita si è concluso e che un altro, dai contorni ancora indistinti, sta per aprirsi. Grazie don Ivan e buon cammino.
Il vescovo ha voluto arginare l’improvvisa falla che si è prodotta nel settimanale provvedendo con un intervento di supplenza ad indicare il sottoscritto nuovo direttore e la dottoressa Cecilia Niccolini sua portavoce e stretta collaboratrice nel settore della comunicazione.
La partenza di don Ivan ha provocato così una piccola rivoluzione, perché tale è e resta ai vertici del settore dell’informazione diocesana, con la scelta di due laici. Ringrazio mons. Luigi Bressan e il suo Vicario don Lauro Tisi per la fiducia espressa nei miei confronti. Le numerose attestazioni di augurio e di solidarietà di familiari, amici e conoscenti, di lettori e no di Vita Trentina e di ascoltatori di Radio Studio Sette-inBlu, la stazione radiofonica che da vent’anni svolge un’importante ruolo nel mondo dei media locali, mi hanno aiutato a superare un momento di smarrimento per la scelta operata con l’atto di disponibilità e quindi di assenso ad un incarico che improvvisamente mi ha distolto da un certo quieto vivere, data la mia posizione di giornalista in quiescenza. Spero solo di non demeritare nei confronti dei colleghi ai quali va tutta la mia stima, della comunità ecclesiale e civile e di coloro che hanno esaltato la presenza e il ruolo del settimanale diocesano nella storia locale con una guida credibile.
Penso ai direttori che mi hanno preceduto: don Giulio Delugan, don Vittorio Cristelli, don Agostino Valentini e don Ivan per l’appunto. Maestro il primo; amici e colleghi gli altri. Basta seguire il corso tracciato nel campo, dicevano i nostri vecchi al momento dell’aratura.
Il settimanale continuerà dunque ad essere voce per chi non ha voce, attento alle istanze di tutti i cittadini, ma soprattutto dei più deboli, degli emarginati ed indifesi, dei giovani e della terza e quarta età. Conferma la sua adesione alla mondialità lungo il cammino di uomini di frontiera come i sacerdoti, i religiosi e le religiose in terra di missione e di gruppi e movimenti laici che si sono fatti portabandiera, accanto a loro, nella realizzazione di progetti di sviluppo nel mondo impoverito. Resta aperto il dialogo e il confronto con le pubbliche istituzioni, con i partiti, con le varie realtà sociali, con il grande patrimonio del volontariato organizzato in tutti i settori, ponendo attenzione al nuovo che avanza anche oltre i confini strettamente diocesani, alle autonomie minori, quelle dei più lontani villaggi, soffocate dall’invadenza del potere centrale.
Queste indicazioni di lavoro, patrimonio del resto della storia del settimanale, non nascondono la consapevolezza della crisi profonda che viviamo e che si respira nell’aria. E’ una crisi che si concretizza nei comportamenti, negli stili di vita, nel disprezzo degli altri, negli egoismi senza limiti, nella violenza, anche di queste ultimi giorni in Calabria. Tutto ciò rappresenta una minaccia per la credibilità delle istituzioni, per il sistema democratico e quello delle libertà. C’è una sorta di emergenza morale e culturale che attraversa la comunità civile e che interroga, a volte radicalmente, anche quella ecclesiale. La stessa nostra terra non è certo esente da domande alle quali occorre cercare di offrire una risposta. L’autonomia rischia di essere una mera distribuzione di risorse se non trova dentro sé stessa un’anima capace di alimentare un autentico senso di responsabilità e di partecipazione.
Ecco Vita Trentina intende, nei limiti delle sue possibilità, farsi carico, mettersi sulle spalle i problemi, le difficoltà, le incertezze ed anche le potenzialità di questo tempo. Lo vuole fare con serenità, disinteresse, pazienza e coraggio. Sì, con il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, altrimenti sarebbe difficile affrontarle e cercare di rimediare.
Chi mi ha preceduto mi ha in un certo senso insegnato che davanti alle difficoltà e all’indifferenza della maggioranza c’è una sola via: rispondere con l’impegno che è possibile migliorare il mondo non uccidendo o schiacciando l’altro, ma offrendogli una mano e una speranza. Forse dovremmo far nostre le parole che il cardinale Tettamanzi aveva pronunciato al convegno ecclesiale di Verona nel 2006: “Quelli che fanno professione di appartenere a Cristo si riconosceranno dalle loro opere… E’ meglio essere cristiani senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo”.
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