La salute è un diritto? La domanda è tutt'altro che scontata. Perché un conto è sapere che chiunque, cittadino italiano o straniero, potrà sempre contare sulle cure mediche di emergenza. Altra cosa è il diritto all'assistenza sanitaria, che va dalla disponibilità del medico di base all'accesso a tutta una serie di servizi. La differenza – che nella realtà concreta, quotidiana ha il suo peso – è emersa chiaramente nel corso del seminario su “diritto alla salute e immigrazione” promosso martedì scorso 16 febbraio dal Dipartimento di scienze giuridiche dell'Università di Trento insieme all'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione – sezione del Trentino-Alto Adige e al Gruppo immigrazione e salute (Gris) Trentino.

  Spesso più che l'ordinamento, conta la prassi amministrativa, la burocrazia più che la legge Trento - Donne immigr...

 

Spesso più che l'ordinamento, conta la prassi amministrativa, la burocrazia più che la legge

Trento - Donne immigrate in piazza Duomo. - 2009 - Gianni Zotta

La salute è un diritto? La domanda è tutt'altro che scontata. Perché un conto è sapere che chiunque, cittadino italiano o straniero, potrà sempre contare sulle cure mediche di emergenza. Altra cosa è il diritto all'assistenza sanitaria, che va dalla disponibilità del medico di base all'accesso a tutta una serie di servizi. La differenza – che nella realtà concreta, quotidiana ha il suo peso – è emersa chiaramente nel corso del seminario su “diritto alla salute e immigrazione” promosso martedì scorso 16 febbraio dal Dipartimento di scienze giuridiche dell'Università di Trento insieme all'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione – sezione del Trentino-Alto Adige e al Gruppo immigrazione e salute (Gris) Trentino.

Il seminario, cui hanno preso parte giuristi, medici, operatori dei servizi socio-sanitari della provincia, è servito anche a fare chiarezza sulla controversa questione dell'obbligo o meno di segnalazione da parte degli operatori della sanità delle persone straniere irregolari che richiedono una prestazione sanitaria, che tanto ha fatto discutere a ridosso dell'approvazione del cosiddetto “pacchetto sicurezza”. In proposito, è stato ribadito a chiare lettere che medici e personale delle strutture sanitarie non solo non hanno alcune obbligo, ma hanno invece il divieto di segnalare lo straniero che accede ai servizi sanitari. Perché l'obbligo di referto sussiste solo in presenza di delitti per i quali si deve procedere d'ufficio: e il nuovo reato di clandestinità, introdotto dal “pacchetto sicurezza”, tecnicamente – è stato ricordato - non è un delitto, ma una contravvenzione. Come ha osservato caustico l'avv. Marco Ferrero, professore all'Università Ca' Foscari di Venezia, taluni interventi del legislatore “vanno bene dal punto di vista elettorale, ma sono assolutamente inutili dal punto di vista giuridico”.

Tanto rumore per nulla? Non proprio, perché a proposito di diritto alla salute e immigrazione il quadro giuridico è complesso, stratificato, ridondante. Ne ha tracciato le coordinate Salvatore Geraci, coordinatore nazionale del Gris e responsabile area sanitaria della Caritas di Roma. “Agli inizi degli anni Novanta c'erano ben 27 leggi diverse, che rendevano l'applicazione del diritto alla salute degli immigrati molto complicato”, ha detto, ricordando che in Italia, per anni, “l'accesso alla salute è stato negato agli immigrati”: non l'accesso al pronto soccorso, ma la tutela sanitaria ordinaria. “Servono politiche sanitarie chiare, certe, eque, paritarie”, ha concluso. Significa “allocare le risorse dove c'è bisogno, indipendentemente dal fatto che uno sia italiano o straniero. E l'organizzazione dei servizi deve essere trasparente, accessibile a tutti”.

Se, come hanno ricordato Simone Penasa ed Emanuele Corn, ricercatori dell'Università di Trento, le basi del diritto all'accesso alle cure anche degli stranieri stanno già nella Costituzione italiana, e dunque “anche gli stranieri irregolari si trovano in condizione di parità con i cittadini, per quanto riguarda la tutela essenziale della salute”, resta il fatto che la traduzione concreta del diritto si scontra poi con la volontà delle persone di applicarlo, e in particolare di chi opera nella pubblica amministrazione, che non deve “nascondersi dietro le carte”. Una tentazione irresistibile? Si direbbe di sì, stando alle parole dell'avv. Ferrero, che ha ricordato come “in materia di tutela della salute degli immigrati spesso più che l'ordinamento, conta la prassi amministrativa, la 'norma' della burocrazia più che la norma in senso stretto”.

Quanto ciò si è vero, è emerso dalle domande del pubblico, che hanno portato alla luce l'esistenza di differenti interpretazioni della legge tra Regione e Regione, la scarsità di informazione, la grande disparità di risposte e di trattamenti.

Lo scambio di informazioni e conoscenze attivato nell'aula magna della Facoltà di Giurisprudenza, osservavano nelle conclusioni l'avv. Giovanna Frizzi, presidente della sezione regionale dell'Asgi, ed Elisabetta Cescatti del Gris Trentino, potrà e dovrà avere un seguito nell'ambito del TavoloTavolo su salute e immigrazione, che è in via di costituzione per iniziativa dell'assessorato provinciale alle politiche sanitarie.

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