Almeno 500 persone, soprattutto donne e bambini, sono state uccise nella notte fra sabato 6 e domenica 7 marzo nella Nigeria Centrale. Le tensioni che si protraggono da anni tra le comunità dello Stato nigeriano di Plateau, nel centro del Paese, sono sfociate nell'ennesimo eccidio. 95 gli arrestati dalla polizia con l'accusa di aver preso parte alla strage. In base alle prime ricostruzioni un gruppo armato di nomadi fulani, di religione musulmana, hanno fatto irruzione nei villaggi Zot e di Dogo Nahava, alla periferia della capitale Jos, abitati da una popolazione di etnia birom, a maggioranza cristiana.
Il conflitto tra opposte etnie, che rappresentano il mondo dei pastori e quello degli agricoltori, dura da un decennio
Almeno 500 persone, soprattutto donne e bambini, sono state uccise nella notte fra sabato 6 e domenica 7 marzo nella Nigeria Centrale. Le tensioni che si protraggono da anni tra le comunità dello Stato nigeriano di Plateau, nel centro del Paese, sono sfociate nell'ennesimo eccidio. 95 gli arrestati dalla polizia con l'accusa di aver preso parte alla strage. In base alle prime ricostruzioni un gruppo armato di nomadi fulani, di religione musulmana, hanno fatto irruzione nei villaggi Zot e di Dogo Nahava, alla periferia della capitale Jos, abitati da una popolazione di etnia birom, a maggioranza cristiana. Secondo il portavoce dello Stato di Plateau “almeno 500 persone sono state uccise in questo episodio abominevole”. Il presidente ad interim, Gooldluck Jonathan ha mobilitato le forze di polizia e l'esercito per evitare qualsiasi estensione del conflitto.
Commentando a caldo i fatti l'arcivescovo di Abuja, Jhon Olorunfemi Onaiyekan, ha parlato di debolezza del Governo che “dovrebbe garantire la sicurezza di tutti i cittadini e sembra non avere la capacità di farlo”. ”Non è che non abbia la volontà di farlo – ha poi aggiunto- è un Governo molto debole”.
Nel gennaio scorso in tre villaggi poco distanti da Jos c'erano stati più di 400 morti di etnia hausa, a maggioranza musulmana, in attacchi attribuiti a gruppi armati birom.
Il conflitto tra opposte etnie, che rappresentano il mondo dei pastori e quello degli agricoltori, dura da un decennio. C'è chi parla di guerra di religione fra musulmani e cattolici, motivazione che viene esclusa perentoriamente dagli ambienti cristiani.
Tra le prime cause del conflitto viene indicata l'applicazione della legge federale che impone ai Governi dei 36 Stati nigeriani di tutelare lo status di popolazione indigena delle comunità considerate autoctone, provvedimento considerato di per sé positivo, voluto per salvaguardare dal processo di assimilazione forzato le più deboli tra le 250 etnie del Paese. L'impianto normativo favorisce accessi privilegiati all'istruzione e agli impieghi pubblici, in molti casi unica opportunità di lavoro, per le minoranze indigene con status riconosciuto. Gli hausa sono esclusi dai birom maggioranza del Plateau.
Da qui il braccio di ferro che si è innescato a partire dal 2001. L'identità religiosa viene assunta dai fomentatori fondamentalisti che operano su entrambi i fronti tanto da far pensare ad una regia occulta che soffia sul fuoco delle fedi.
La Chiesa cattolica ha sempre stigmatizzato la pesante sperequazione fra ceti poveri e ricchi, quale causa della cronica instabilità che continua a persistere tra l'inerzia e l'indifferenza della comunità internazionale.

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