L’evangelista Marco, che riporta la predicazione di Pietro, è quello che ha lasciato un quadro a tutto tondo di quello che era il gruppo degli apostoli, con i pregi e con i difetti. Gli apostoli vengono fuori davvero come erano, duri a capire il loro Maestro...

  20 SETTEMBRE – XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO“Di che cosa stavate discutendo lungo la via?” (Marco 9, 33) L’evangelista Marco, che riporta la predicazione di Pietro, è quello che ha lasciato un quadro a tutto tondo...

 

20 SETTEMBRE – XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

“Di che cosa stavate discutendo lungo la via?” (Marco 9, 33)

L’evangelista Marco, che riporta la predicazione di Pietro, è quello che ha lasciato un quadro a tutto tondo di quello che era il gruppo degli apostoli, con i pregi e con i difetti. Gli apostoli vengono fuori davvero come erano, duri a capire il loro Maestro: lo seguivano, ma spesso soltanto con le gambe, perché i loro pensieri erano rivolti altrove.

Nel vangelo di questa domenica Gesù parla della sua morte e risurrezione e gli apostoli discutono di chi fra loro sia il più importante… E’ interessante che il Signore non li rimproveri, perché cercano i primi posti. Dice: “Se uno vuol essere il primo, sia il servo di tutti e l’ultimo di tutti”.

Quante volte questa frase del Signore la si è storpiata, la si è letta all’incontrario! Un filosofo diceva che il cristianesimo è la religione di chi rinuncia alla vita.

Bisogna leggere in modo corretto le parole del Signore. Il Signore vuole che noi diamo il meglio di noi stessi nella vita. Proprio perché, dando il meglio, possiamo dare il meglio anche agli altri. Per Gesù il desiderio di essere grandi è un desiderio umanissimo; gli apostoli, però, ragionano a livello di carriera: vogliono essere i primi per dominare gli altri, non per aiutarli.

Uno può essere anche ai “primi” posti nella scala sociale, però può essere “l’ultimo”. La Pira, ad esempio, era sindaco di Firenze: era il primo, ma era capace di aiutare anche i poveracci. Uno può essere anche presidente del Consiglio dei ministri, come Degasperi, ed essere l’ultimo: sono coloro che non agiscono per i propri interessi, ma per tutti, specie per quelli che contano meno.

“Chi vuol essere il primo sia l’ultimo di tutti”. I primi noi li misuriamo dal denaro e dalle capacità che hanno, dal posto che occupano. Per il Signore, invece, il primato di una persona si misura nella relazione con gli altri, nel come uno si atteggia nei confronti degli altri, nel come li tratta.

Gesù porta un esempio semplicissimo. E’ lì in una casa, dove ci sono dei bambini che corrono di qua e di là. A quel tempo i bambini non contavano per niente. Le donne poco, i bambini ancor di meno. Gesù prende uno di questi bambini e lo mette in mezzo, a significare che quello è il più importante e dice: “Noi che siamo grandi, siamo chiamati a far diventare grande questo bambino; siamo qui per farlo sentire grande, per rispettarlo, perché così crescerà pieno di fiducia nella vita”.

Il Signore compie questo gesto per aiutare a capire che cosa vuol dire essere primi ed essere ultimi.

La scuola del servizio più naturale e più grande che ci sia è quella di genitori; là impari subito a servire. Quando hai un bambino tra le braccia devi considerarlo più importante di ogni altra cosa. E’ il bambino che domanda, che ti limita in tanti aspetti della vita, nella tua libertà. Al centro c’è lui con i suoi bisogni e le sue esigenze. Allora tu che sei grande diventi più piccolo di lui e in tal modo lo aiuti a crescere. Per far diventare grandi i piccoli bisogna mettersi al loro livello, per insegnare loro a parlare bisogna adattarsi alle loro esigenze.

Gesù, il Figlio di Dio, si è fatto piccolo con noi, si è messo al nostro livello per farci diventare grandi. Vuole che cerchiamo la vera grandezza, che vuol dire: “Aiuta le persone a diventare grandi, allora sarai grande per davvero”.

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