Il Vangelo di questa domenica ci riporta all’essenziale, tante volte compromesso anche dalla versione “laica” delle tradizioni degli uomini: “Fanno tutti così…”.
30 AGOSTO – XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
“Dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive”. (Marco 7,21)
Attorno al Signore arrivano da Gerusalemme i farisei e gli scribi per controllarlo. Cristo non ha diplomi per esercitare il mestiere di “maestro”.
Il Vangelo presenta i farisei accentuando soprattutto alcune loro deviazioni, per far capire alle comunità cristiane di tutti i tempi quello che potrebbe succedere a ciascuno di noi.
I farisei, dunque, avevano preso le leggi dell’Antico Testamento che riguardavano i sacerdoti del tempio (lavarsi le mani, compiere rituali…) e le avevano estese a tutto il popolo. Le loro intenzioni erano buone: volevano santificare tutti, trasformando il popolo in un popolo sacerdotale.
Compiere questi rituali però non era facile per la gente comune; ma, soprattutto, “le tradizioni degli antichi” finivano sullo stesso piano della legge di Mosè. Di qui la dura reazione di Gesù: “Voi osservate a puntino le tradizioni degli uomini, ma vi siete dimenticati che il comandamento di Dio è la misericordia…”.
Il richiamo è attualissimo: anche nel cristianesimo si possono trasformare i mezzi nel fine… Il fine di tutto è un cuore nuovo, è avere amore, pazienza e misericordia verso gli altri; le pratiche, per quanto buone, non possono essere messe su questo stesso piano: quanti, ad esempio, non mangiano carne il venerdì, ma da anni non parlano con il fratello…
Il Vangelo di questa domenica ci riporta all’essenziale, tante volte compromesso anche dalla versione “laica” delle tradizioni degli uomini: “Fanno tutti così…”, finendo per giustificare il proprio comportamento con le mode del pensare e del vivere del mondo. Allora la stessa parola del Signore finisce per dirci poco.
C’è poi un secondo passaggio, nel brano evangelico di questa domenica, in cui si dice che “non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo”.
Per gli ebrei e per tutto il mondo di allora c’erano dei cibi cosiddetti impuri; c’erano animali che si potevano mangiare ed altri no. Anche oggi certi cibi non possono essere mangiati, ad esempio, dagli ebrei, dai musulmani, dagli indù. Gesù invece “dichiara mondi tutti gli alimenti”: spiega che non è quello che ti entra nello stomaco che ti rovina la vita, ma quello che hai nel cuore. Oggi si pensa che sia quello che c’è fuori di noi che ci rovina la vita: c’è anche quello naturalmente (inquinamento, esagerazioni nel mangiare…), ma è quello che abbiamo nel cuore che ci rovina la vita. Non sono semplicemente le situazioni; non sono soltanto gli altri…
Il Signore dice che è quello che c’è dentro di noi che conta. Il cuore per il Signore è il nucleo più profondo dell’uomo, dove nascono le decisioni, dove c’è Dio e dove ci sei tu. Per gli uomini Dio non esiste, ci sei solo tu e gli altri. Il mondo di oggi dice che il peccato non esiste, non è quello che rovina l’uomo…
Questo brano evangelico sembra un po’ lontano da noi, ma è così vicino, anche ai problemi di oggi e alle soluzioni che si cercano per i problemi di oggi. Bisogna guarire il cuore, dice il Signore. Il peccato, la rottura con Dio, questo guasta il cuore dell’uomo. Le altre cose sono sì importanti, ma rispetto a questa non sono così centrali: ne sono piuttosto la conseguenza. E’ ciò che c’è nel cuore dell’uomo quello che conta.
Mettiamoci in preghiera davanti al Signore, che sa come siamo fatti, sa qual è il centro dell’uomo.
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