Gli apostoli, nel brano di questa domenica, sono in piena “campagna elettorale”. Avvicinandosi a Gerusalemme, pensano che Gesù voglia prendere il posto di Erode e, quindi, se candidano a diventare ministri.
18 OTTOBRE – XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
“Fra voi però non è così” (Marco 10, 43)
S. Giovanni Crisostomo diceva che a noi servono di più i peccati degli apostoli che le loro virtù, perché ci danno più coraggio. L’evangelista Marco non ne lascia passare loro una: ce li descrive come sono, persone come noi e ciò ci incoraggia.
Gli apostoli, nel brano di questa domenica, sono in piena “campagna elettorale”. Avvicinandosi a Gerusalemme, pensano che Gesù voglia prendere il posto di Erode e, quindi, se candidano a diventare ministri. Giacomo e Giovanni con le raccomandazioni (“Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”) scavalcano gli altri, che si arrabbiano, perché a loro volta ambiscono alle stesse poltrone.
Il Signore deve fare per la seconda volta la stessa lezione. Se il Signore la ripete vuol dire che è una cosa importante. Gesù fa capire che voler essere grandi è una buona cosa: ma che cosa significa? Può voler dire sentirsi realizzati, esprimere il meglio della vita: è un desiderio buono e naturale, altrimenti i doni che il Signore ci dà non verrebbero fuori.
Il problema sta invece nel “come” si diventa primi. Si può esser primi scavalcando gli altri, facendosi servire dagli altri, dominando gli altri; o si può esserlo nel modo che insegna Gesù, che lava i piedi dei suoi.
In una famiglia chi è grande? Non lo sono forse i genitori, che servono, perché i piccoli diversamente non crescono? Il Signore immagina che la società, famiglia allargata, abbia gli stessi criteri di ogni famiglia. Questo, però, tante volte non succede; anzi si stravolgono le cose, perché i più grandi (che hanno più doni, più capacità, più tempo, più intelligenza, tutti doni che hanno ricevuto dal Signore) invece di mettersi a disposizione, spesso pretendono di farsi servire.
Essere grandi vuol dire aiutare gli altri a diventarlo. Aiutare quelli che sono più indietro a crescere. Far progredire gli altri.
Ognuno di noi ha ricevuto un potere. Pensiamo che potere hanno i genitori sui figli? Il piccolo non ha nessun potere, è totalmente affidato alle mani delle altre persone, che ne possono fare quello che vogliono. E che potere ha pure ciascuno di noi? Non c’è solo il potere politico, ma un altro ancora più grande, il potere affettivo, che può far cose più orribili di quello politico. Già in famiglia si vede come si può essere tiranni: si possono umiliare le persone, metterle sotto i piedi. Il potere noi possiamo adoperarlo in due modi: o per far crescere gli altri o per sminuirli. Ciascuno di noi, in tutte le relazioni, può usare questo potere in modo sbagliato.
Gli apostoli vogliono usare in modo sbagliato il loro potere. Gesù li aiuta a crescere, li aiuta a diventare grandi nel modo vero, come era lui: “Chi vuol essere il primo si faccia vostro servitore…”.
La parola missione l’abbiamo esportata, abbiamo pensato che le missioni sono quelle dell’Africa, dell’Asia o dell’America Latina. La Giornata Missionaria – che celebriamo questa domenica - ci fa guardare anzitutto dentro di noi, nella nostra casa. La missione è qui, in ciascuno. Quello che il Signore ci ha dato ciascuno lo metta al servizio degli altri, affinché quel dono che noi abbiamo ricevuto, che è Cristo, anche gli altri lo possano avere. Se uno ha davvero conosciuto il Signore ha capito che lui è il tesoro più prezioso che l’uomo possa avere.
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