Un Silvio Berlusconi che se la prende con i magisteati politicizzati o “toghe rosse”, come lui li chiama, non è una novità. Ma sentirlo, come è successo a Torino, definirli “banda di talebani che perseguono fini eversivi” e “patologia più grave della nostra democrazia”, specificando che è più grave della corruzione e delle organizzazioni criminali, c'è da riderci sopra per non piangere.

Un Silvio Berlusconi che se la prende con i magistrati politicizzati o “toghe rosse”, come lui li chiama, non è una novità. Ma sentirlo, come è successo a Torino, definirli “banda di talebani che perseguono fini eversivi” e “patologia più grave de...

Un Silvio Berlusconi che se la prende con i magistrati politicizzati o “toghe rosse”, come lui li chiama, non è una novità. Ma sentirlo, come è successo a Torino, definirli “banda di talebani che perseguono fini eversivi” e “patologia più grave della nostra democrazia”, specificando che è più grave della corruzione e delle organizzazioni criminali, c'è da riderci sopra per non piangere.

E m'è tornata alla mente la barzelletta dei due vecchietti seduti su una panchina. Il primo dice sconsolato all'amico: “Ho l'Aids”. Al che il secondo ribatte: “E che cosa dovrei dire io, che ho l'Inps!”. La barzelletta fa ridere, ma è tagico che proprio nel momento in cui emergono corruzioni colossali battezzate “nuova Tangentopoli” e nel momento in cui ci sono fabbriche con migliaia di operai che rischiano di chiudere e, ancora, nel momento in cui la 'ndrangheta emerge come una piovra che irretisce il Paese con tentacoli anche all'estero, un presidente del Consiglio dei ministri consideri patologia più grave la vicenda giudiziaria che lo riguarda personalmente. Per tornare alla barzelletta, è come considerare l'Inps, che eroga sì pensioni basse, ma secondo regole democraticamente stabilite, calamità più grave dell'Hiv che può portare alla morte.

E non s'è trattato di uno sfogo momentaneo, che si può anche capire. Da mesi e mesi il Parlamento è impegnato su proposte che mirano alla elusione dei processi che riguardano il premier: processo breve, legittimo impedimento e la riproposizione del “lodo Alfano” rimpannucciato di costituzionalità. Sotto scacco sono le istituzioni come più volte con pacatezza ha segnalato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e ultimamente con la sua lettera al presidente del Consiglio superiore della magistratura, Mancino, ottenendo il sostegno del presidente della Camera. Nel Paese è sorto e si è sviluppato pure un movimento indipendente dai partiti, che ha preso il nome di “popolo viola” ed è sceso in piazza anche domenica scorsa. L'anomalia sta nel gonfiare fino all'elefantiasi le preoccupazioni private di un singolo cittadino. Certo, eletto dal popolo per governare, ma governare significa occuparsi del bene comune di tutti i cittadini, e non solo dei propri pur legittimi problemi, erigendoli a calamità nazionale.

Bisogna riconoscergli che l'ultimo suo mandato è nato sotto una cattiva stella ed è stato sfortunato. E' scoppiata immediatamente l'emergenza dei rifiuti a Napoli, seguita a ruota dal terremoto di Abruzzo. E il tutto dentro la più generalizzata e planetaria crisi economica. E bisogna pur riconoscergli di aver affrontato queste emergenze con innegabili risultati positivi. Ma proprio da questi contesti il premier dovrebbe aver imparato che è dote dello statista considerarsi a servizio del Paese e non indulgere alla tentazione di reputare dramma nazionale la propria situazione giudiziaria, ancorché problematica. Lui stesso si è paragonato ad Alcide Degasperi per la lunghezza dei mandati alla leadership di governo. Ma il confronto è stato fatto anche da altri mettendo in evidenza che lo statista trentino è morto povero, lasciando in eredità solo una villetta in val di Sella, mentre Berlusconi è padrone di un impero, certo fatto prima di entrare in politica, ma incrementato poi a dismisura durante i suoi mandati politici. E c'è da scommettere che anche di questa differenza lui meni vanto e ne faccia titolo di superiorità su Degasperi. Del resto, non aveva forse detto anni fa che è compito di ogni buon padre di famiglia garantire ad ogni figlio almeno una villa in Sardegna? E non è forse arrivato a dire che anche evadere le tasse, quando superano una certa soglia, è moralmente lecito?

“Egocrate” definisce Berlusconi con un neologismo Guido Formigoni, docente di storia contemporanea. Ed egocrate è un “io” che considera se stesso fonte di potere. Ma se democrazia vuol dire potere del popolo, l'egocrazia ne è a dir poco un'anomalia. Il popolo deve farsi viola (di rabbia?) per protestare contro questa anomalia. Ma è la stessa Costituzione che si erge a giudice.

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