Il caso di Dino Boffo, ex direttore di Avvenire indotto a dare le dimissioni dall'attacco proditorio di Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, sta diventano un caso ecclesiale. Si parla infatti già di “Boffo bis”.
Il caso di Dino Boffo, ex direttore di Avvenire indotto a dare le dimissioni dall'attacco proditorio di Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, sta diventano un caso ecclesiale. Si parla infatti già di “Boffo bis”, nel senso che il caso personale di Dino Boffo, per ammissione dello stesso killer Feltri, non è derivato da una nota informativa di fonte addirittura giudiziaria, bensì da una polpetta avvelenata confezionata negli ambienti della curia romana. L'ex direttore di Avvenire si è incontrato a cena con Feltri, ma c'è da augurarsi che non finisca tutto a tarallucci e vino. Forse ci penserà l'Ordine dei Giornalisti della Lombardia.
Il Boffo bis sta portando alla ribalta macchinazioni di personaggi all'interno della curia romana in funzione della linea che potrebbe adottare la Cei del dopo Ruini, soprattutto nei rapporti con le forze politiche italiane. Macchinazioni che si sono servite pure di un dossier inviato ai vescovi già nella primavera 2009, nel quale era contenuta appunto la polpetta avvelenata anti-Boffo. Qualcuno ha fatto risalire il tutto al Segretario di Stato vaticano, card. Bertone; altri al direttore dell'Osservatore Romano, Gian Maria Vian.
Ora, trattandosi delle modalità con le quali la Chiesa italiana instaura i rapporti con la politica, è chiaro che il tema ci interessa tutti da vicino. Vorremmo che davvero la Chiesa italiana brillasse, come auspicava il convegno di Verona, quale “testimone di Cristo risorto, speranza del mondo”. E deve farlo con tutte le sue componenti o carismi diversi, ivi compresi quelli dei laici cattolici. Anzi, se il nodo è costituito dai rapporti con il mondo politico, i laici sono i primi per vocazione e grazia ad essere chiamati in causa. A questo riguardo non ho mai fatto mistero e da queste colonne ho denunciato l'anomalia dell'era Ruini. Quell'avocare alla gerarchia il compito dei rapporti con la politica italiana tradiva il concetto stesso di Chiesa emerso dal Concilio Vaticano II e gli stessi convegni dei “cattolici del disagio” a Firenze hanno denunciato la mancanza di azione “a popolo di Dio”.
Tornando alla querelle in atto, sembra assodato da quanto scrive il vaticanista Giancarlo Zizola, che il card. Bertone, salesiano, nutra una visione più pastorale e mirasse quindi sì al cambiamento, ma non attraverso le dimissioni di Dino Boffo, bensì con una sua promozione ad una importante carica nella Chiesa.
Lasciamo agli 007 inseguire le varie piste per scovare la gola profonda che ha innescato questo pasticcio romano, scoppiato – e pure questa è una pista – quando Avvenire ha ospitato alcune lettere di preti e laici credenti molto critiche nei confronti del premier Berlusconi e delle sue frequentazioni extraconiugali.
Sappiamo pure che il Papa ha avviato un'inchiesta tutta sua e dei cosiddetti appartamenti pontifici, per fare chiarezza. E di chiarezza ha bisogno la Chiesa, recuperando la biblica “parresia”, che significa trasparenza, franchezza, schiettezza. Insomma, l'evangelico sì quando è sì e no quando è no. Perché il resto viene dal maligno. Qualcuno anche in dibattiti televisivi ha propugnato la prudenza, lasciando intendere che “i panni sporchi si lavano in casa”. Ma c'è anche la “prudentia carnis”. E poi è decisivo sapere che la casa per i credenti è la Chiesa, cioè la comunità.
Che nella Chiesa ci sia anche l'umano con le sue debolezze e le sue cattiverie è ovvio. Non per nulla Joseph Ratzinger da cardinale ha scritto il testo della Via Crucis al Colosseo del 2005, parlando esplicitamente di “sporcizia” nella Chiesa. E la settimana scorsa, da Papa, ha detto che la tentazione del potere che inquina il servizio c'è sì nella politica, ma anche nella Chiesa.
Importante è guardare in faccia le cose e dire pane al pane e vino al vino, facendone occasione di conversione e appunto di trasparenza. Detto fuori dai denti, neanche riservare alla Segreteria di Stato vaticana il compito delle scelte nei rapporti con la politica italiana è corretto e senza insidie. Forse la soluzione sta nel realizzare finalmente quella collegialità, che meglio si addice al popolo di Dio.
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