Dobbiamo credere nella forza dei simboli. Soprattutto quando si incarnano e assumono il volto di una persona. Eravamo abituati a considerare l'Africa un continente alla deriva...

Dobbiamo credere nella forza dei simboli. Soprattutto quando si incarnano e assumono il volto di una persona. Eravamo abituati a considerare l'Africa un continente alla deriva, destinato ad essere sempre e per sempre l'ultimo. E questo per legge d...

Dobbiamo credere nella forza dei simboli. Soprattutto quando si incarnano e assumono il volto di una persona. Eravamo abituati a considerare l'Africa un continente alla deriva, destinato ad essere sempre e per sempre l'ultimo. E questo per legge di natura simbolizzata nel colore della pelle dei suoi abitanti. Tant'è vero che nero è diventato sinonimo di povero diavolo, cui si aggiunge spesso anche l'appellativo di sporco. Non è forse vero che al grido di “sporco nero” si sono verificati inseguimenti con pestaggi e bruciamenti, come fosse un rito orrendo sacrificale? Già tanti anni fa Padre Alex Zanotelli, reduce dalla sua missione a Korogocho, baraccopoli di Nairobi che lui definiva “sotterraneo della storia”, diceva e scriveva in faccia al mondo che se non si cambiava registro l'Africa sarebbe diventata un continente di accattoni. Non per colpa propria, ma per la logica perversa dei “signori della storia”, cioè del ricco Occidente. La sua passione, spesso, bollata con l'appellativo che vuole essere offensivo di “no global”, ha una radice cristiana ed è figlia di quella Chiesa autenticamente e coscientemente cristiana che è la Chiesa missionaria. Lo diceva Paolo VI che quando la Chiesa prende coscienza di sé diventa missionaria. E P. Zanotelli è figlio di quel Daniele Comboni che aveva inventato il motto “Nigrizia o morte”!

Ebbene, proprio su questo mondo organizzato che si identifica nel G8 radunato a L'Aquila è passata una stella, che non esito a paragonare alla Cometa dei Magi. Partita proprio dal G8 e passata per il Vaticano dove ha attinto forza è andata a posarsi sul Ghana nella profonda Africa. Per dire ai popoli di quel continente “Yes you can”: ce la potete fare”. Ce la potete fare ad uscire dal sottosviluppo e dalla condanna ad essere accattoni e diventare protagonisti.

Quella stella era una persona e aveva un nome: Barack Obama, nero di colore e figlio lontano dell'Africa. Un simbolo incarnato che ha il volto di una persona.

Vittorio Zucconi, corrispondente dall'America per i giornali italiani ha intuito questo valore simbolico e ha intitolato il suo servizio sul Presidente americano in Africa: “Barack è il messaggio”.

Lo era già in America, dove diventando presidente degli Stati Uniti ha inverato il sogno di Martin Luther King. Diceva infatti il profeta alla folle dei negri in attesa di

riscatto: Ho un sogno che un dì ce la faremo”.

Nessuno alla vigilia avrebbe scommesso un dollaro sull'ipotesi che un nero sarebbe diventato l'inquilino della Casa Bianca. E invece quel sogno si è avverato e alla Casa Bianca risiede con pieni poteri un nero. Quello stesso nero che la settimana scorsa ha trapiantato in Africa quel sogno, dicendo a quelle popolazioni: “Ce la potete fare”.

Certo è necessario che il mondo cosiddetto sviluppato e dei Grandi mantenga almeno gli impegni che già ha assunto nei precedenti vertici del G8 nei confronti dell'Africa. Anche il nostro Paese è inadempiente al riguardo. Si era impegnato a versare un miliardo di dollari per l'Africa e finora ha conferito solo 30 milioni, vale a dire un misero 3 per cento di quanto dovuto.

Ma è necessario anche che l'Africa diventi protagonista del proprio sviluppo e che gli aiuti diventino incentivo a questo protagonismo. Non foss'altro per non dar adito all'accusa – con fondo di verità – che questi aiuti ritornino in Svizzera sui conti segreti dei delinquenti locali. Ma anche questo ha detto Barack Obama all'Africa.

Un esempio, un simbolo per l'Africa, ma che per le motivazioni e i valori che sottende può diventare planetario e dire che “un altro mondo è possibile”.

Questa logica dei simboli per i cristiani dovrebbe essere pane quotidiano. La fede infatti si esprime in simboli, il principale dei quali è il Credo, detto anche Simbolo Apostolico. Ma alla radice di tutto, la fede significa credere in una persona: Gesù Cristo.

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