Atteso con trepidazione dai fan, ecco finalmente Terminator Salvation, il quarto capitolo della saga, diretto da McG e sceneggiato, tra gli altri, da Jonathan Nolan (autore di The Prestige e Il cavaliere oscuro).

Definizione di “Terminator”: macchina per uccidere tecnologicamente avanzata, con il compito di eliminare i parassiti dannosi per l’esistenza del pianeta Terra e delle intelligenze artificiali, ovvero gli esseri umani. Atteso con trepidazione dai...

Definizione di “Terminator”: macchina per uccidere tecnologicamente avanzata, con il compito di eliminare i parassiti dannosi per l’esistenza del pianeta Terra e delle intelligenze artificiali, ovvero gli esseri umani.

Atteso con trepidazione dai fan, ecco finalmente Terminator Salvation, il quarto capitolo della saga, diretto da McG e sceneggiato, tra gli altri, da Jonathan Nolan (autore di The Prestige e Il cavaliere oscuro).

2018: in una Terra post-apocalittica, devastata dalle esplosioni nucleari, dove echeggiano continuamente clamori di battaglie e stridii di Terminator a caccia, la Resistenza tenta disperatamente di proteggere l’umanità rimasta dalla furia dei cyborg. Il leader spirituale del movimento, l’ormai adulto John Connor (Christian Bale), è impegnato nella ricerca di Kyle Reese (vedi a lato) e nella distruzione di quante più macchine possibile. A sconvolgere le sue certezze giunge il misterioso Marcus Wright (Sam Worthington), in parte umano e in parte cyborg, il personaggio più tragico e affascinante del film.

Nemici-alleati, John e Marcus sono le due facce speculari del “Messia” che i superstiti umani aspettano, ma, mentre il primo è conscio del proprio ruolo e accetta la sofferenza che questo comporta, il secondo lo rifiuta ritenendosi indegno, dato che conserva memoria della passata (e criminale) esistenza umana. Il percorso di maturazione di Marcus avviene attraverso l’incontro con diverse persone bisognose del suo aiuto. L’amore lo toccherà proprio in questa non-vita e capirà che la redenzione è possibile, ma c’è un terribile prezzo da pagare.

Dalla letteratura (Frankenstein, Il Golem) al cinema (2001-Odissea nello spazio), l’uomo sogna di assurgere al ruolo di dio e al tempo stesso teme di costruire qualcosa che gli si ribelli, soppiantandolo. Ora l’incubo è divenuto realtà, ma il confine tra uomo e macchina è labile: creatore e creatura, bene e male si confondono. Alle parole di John (“Tu credi di essere umano”), Marcus si ribella, replicando “Io sono umano!”

Denso di riferimenti cristologici, sviluppati in diverso modo dai due protagonisti, senza rinunciare a sondare scomodi temi scientifici (in primis la sperimentazione) ed etici, il film si ammanta di un’aura drammatica, distante dall’eroismo dei primi episodi, ai quali si ricollega e al tempo stesso prende le distanze, in quello che potrebbe divenire il capostipite di una nuova trilogia.

Terminator Salvationrialza la posta in gioco, sposando la filosofia di Blade Runner (cosa ci rende umani e perché?) e inneggiando all’abbattimento dei pregiudizi in nome di una comune fratellanza nella tragedia e di una speranza per il futuro collettivo. La salvezza dipende da noi stessi. Come ripete il leader dei ribelli nei suoi messaggi via radio: «Sono John Connor e se mi state ascoltando siete parte della resistenza». Non conta chi siate, ma il vostro cuore.

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