“No, che fai? Vuoi scherzare? Che sono 'ste bollicine? Via, via”. Sotto il tendone eretto in piazza Fiera per gli ottant'anni di Vita Trentina, p. Alex Zanotelli rifiuta con sdegno il bicchiere che gli porgo...

“No, che fai? Vuoi scherzare? Che sono 'ste bollicine? Via, via”. Sotto il tendone eretto in piazza Fiera per gli ottant'anni di Vita Trentina, p. Alex Zanotelli rifiuta con sdegno il bicchiere che gli porgo, al termine della sua seguitissi...

“No, che fai? Vuoi scherzare? Che sono 'ste bollicine? Via, via”. Sotto il tendone eretto in piazza Fiera per gli ottant'anni di Vita Trentina, p. Alex Zanotelli rifiuta con sdegno il bicchiere che gli porgo, al termine della sua seguitissima chiacchierata a spasso per i continenti. “Qui a Trento abbiamo un'acqua buonissima e tu mi rifili 'sta cosa in bottiglia”. “...che magari ha viaggiato per centinaia di chilometri avanti e indietro per l'Italia, a bordo di un grosso Tir”, completo mentalmente l'anatema. Non mi dice “Vade retro”, ma poco ci manca.

Era il 28 ottobre 2006. Tre anni dopo, se invitassimo nuovamente p. Alex, dovremmo forse tenerlo a becco asciutto. Con il via libera della Camera, giovedì 19 novembre è diventato legge dello Stato il decreto Ronchi, che, tra i vari provvedimenti “salva-infrazioni” per l'attuazione di obblighi comunitari, infila la riforma dei servizi pubblici locali, tra cui la gestione dell'acqua e la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Si liberalizza, come dice la maggioranza, il settore, o lo si privatizza, come accusa la minoranza, che lamenta la mancanza di dibattito parlamentare (il governo ha posto infatti la fiducia per l'ennesima volta in questa legislatura).

“Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell'acqua. Noi continueremo a gridare che l'acqua è vita, l'acqua è sacra, l'acqua è un diritto fondamentale umano", ha tuonato con toni biblici p. Alex dal sito di Nigrizia, la rivista dei Comboniani, invitando i cittadini a creare gruppi in difesa dell'acqua a livello locale e le Regioni a impugnare la costituzionalità della nuova legge.

Cosa prevede il provvedimento governativo? Soggetti privati, mediante una gara d'appalto, diventano gestori dell'erogazione del servizio idrico integrato, che oggi in molti casi è di competenza degli enti locali (prevalentemente i Comuni). La proprietà della rete rimane pubblica, ma il servizio sarà assicurato dai privati.

Per il Forum italiano dei movimenti per l'acqua, il Governo regala così l’acqua potabile ai privati sottraendola ai cittadini “per consegnarla, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business”.

L'estrema frammentazione degli acquedotti, le carenze legate allo smaltimento delle acque reflue (9 milioni di italiani non sono ancora collegati alla rete fognaria, 20 milioni sono senza depuratori), l'assenza di metodi comuni di tariffazione, le perdite della rete, i criteri delle nomine – spesso discutibili – di quanti dirigono e amministrano le municipalizzate che erogano questi servizi (una riflessione in proposito si potrebbe fare anche per lo specifico del Trentino): sono alcuni mali del sistema idrico italiano segnalati da un grintoso documento della commissione Formazione politica della Fuci. Nel quale si sfata, tra l'altro, il mito che sia l'Europa a spingere a tutti i costi per la privatizzazione del servizio idrico.

Sottolineando che “l'idea che la privatizzazione sia la panacea contro tutti i mali dell'inefficienza” è già stata smentita dai fatti (a Latina, unico esempio di gestione privata del servizio idrico del Lazio, le tariffe sono aumentate fino al 300 per cento e la rete idrica perde il 66 per cento dell'acqua che trasporta), la conclusione della Federazione degli universitari cattolici è che la privatizzazione “non sembra il metodo più adatto” per combattere i mali del sistema. E sarebbe opportuno “che la gestione di risorse delicate come l'acqua rimanga sotto il controllo e la responsabilità della collettività”.

Né fa molta chiarezza il commento dell'Antitrust, l'Autorità garante per la concorrenza. Il provvedimento “non significa che necessariamente si avrà una privatizzazione, ma si apre ai privati la possibilità di entrare nell'esercizio di questo servizio pubblico essenziale”, ha osservato il presidente Antonio Catricalà. Che ha anche precisato: “Rimane da chiarire chi sarà l'autorità che dovrà verificare e stabilire gli standard di qualità minimi essenziali e che vigilerà sulle tariffe”. E ti pareva.

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