Questo pudore fa apprezzare figure come, ad esempio, quella di Beniamino Andreatta. Nelle celebrazioni che il Trentino gli ha dedicato...
In Abruzzo per il Trentino inizia la fase più delicata. Si stenta a scriverne per il rischio di cedere alla polemica offerta dalla cronaca, che registra la rivendicazione di primogeniture perfino in tema di interventi; trattiene dal calcare la mano anche il rispetto dovuto ad uomini che alla denuncia preferiscono il silenzio operoso.
Andiamo per ordine. Un mese fa, a poche ore dal sisma, la nostra Protezione Civile dispiegava sul territorio abruzzese la forza di un’Autonomia sostanziata di volontariato, di professionalità, di mezzi e di competenze d’eccellenza. Alla prima emergenza, affrontata anche con il supporto di due elicotteri e di unità cinofile, è quindi subentrata la cura premurosa per i terremotati: i 6 mila pasti garantiti quotidianamente dai Nuvola, l’opera di puntellamento di case e chiese svolta dai Vigili del Fuoco, la mappatura condotta da ingegneri per verificare la possibilità di rientro nelle case, il sostegno offerto dai nostri psicologi e dalla Croce Rossa, l’accompagnamento assicurato dalla nostra Caritas, la generosità delle nostre parrocchie e di quanti hanno raccolto gli appelli alla condivisione.
Quest’opera «plurale» è stata subito affiancata dalla decisione di garantire al più presto il maggior numero di case prefabbricate: la Provincia ha così stanziato 4 milioni di euro per le prime 100, contando di raddoppiarle grazie ai contributi dei cittadini. Questa disponibilità del Trentino ha però incontrato resistenze, che hanno portato la Protezione Civile nazionale a riprogrammare gli interventi e a spostarci dal Comune dell’Aquila (e quindi dalle sue frazioni, Paganica e Coppito). Ci sono stati affidati i paesi di S. Demetrio e di Villa S. Angelo, dove circa 300 persone attendono comunque un’abitazione.
La Provincia ha incassato con dignità: un comportamento che non è moneta corrente e che anzi si distingue in un contesto dove furbizia è usare di tutto pur di catturare consenso. Viene da dire che in casa nostra abbiamo ancora qualcuno che ha chiaro di essere in Abruzzo unicamente per le persone che hanno perso tutto e quindi fa la propria parte anche lontano dai riflettori. Per tutti resta il monito di don Milani: “Fai strada ai poveri, senza farti strada con i poveri…”.
Questo pudore fa apprezzare figure come, ad esempio, quella di Beniamino Andreatta. Nelle celebrazioni che il Trentino gli ha dedicato giovedì 7 maggio, è giocoforza ricordare il contribuito che ha dato al riscatto economico di questa terra, la sua firma sul primo Piano urbanistico, il suo coinvolgimento nella gestione dell’Università nel ‘68…
Ma la sua grandezza è altrove. Sta nella sua fede non ostentata, nel suo rigore e nella sua laicità, nella sobrietà assunta come linea politica, nel suo rispetto per le posizioni altrui, nella disponibilità a rinunciare non solo al proprio interesse in nome dei risultati, ma anche a vedere riconosciuti i propri meriti. Valgono per lui le parole che pronunciò in Piazza Duomo a Trento ai funerali di Kessler: “Lontano dai giochi della politica politicante, sentiva che la misura della politica erano le cose che si costruivano, in una costruzione che badava più alla modifica degli uomini, alla crescita di cultura e di civiltà fra la gente” (citato in: G. Andreatta, Nino Andreatta e il «suo» Trentino, Il Margine 2009, p. 149).
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