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Sette giorni in tv

La settimana televisiva commentata dall'Aiart.

I limiti del diritto di cronaca

L’informazione è ripresa, non senza strascichi di polemiche, su tutte le reti con poche variazioni rispetto al passato. Una novità è rappresentata dalla direzione del Tg7 di Enrico Mentana, che nel nuovo corso sceglie di mettere in primo piano gli eventi politici rispetto all’apertura sul fatto di cronaca, adottata per anni al Tg5. Quanto al resto, fedele al suo stile, si presenta al pubblico come interprete dei fatti al di sopra delle parti. Ma l’informazione in tv è come un fiume, spesso limaccioso, che attraversa trasmissioni non giornalistiche, come gli ampi contenitori dei pomeriggi domenicali di Raiuno e Canale5 o accende qualche stimolo nel chiacchiericcio della Vita in diretta di Raiuno.

Microespressioni in serie

Secondo lo psicologo Paul Ekman, le persone possono mentire con le parole ma il loro volto tradisce le emozioni attraverso dei movimenti involontari. Queste contrazioni muscolari, chiamate microespressioni, non hanno nazionalità né restrizione culturale, ma sono estendibili a tutto il genere umano. Dalla dicotomia tra affermazioni e movimenti del viso è possibile individuare una bugia. Paura, dolore, disgusto, gioia, rabbia, odio, sorpresa, ansia: non c’è modo di nasconderle a un occhio esperto. Sulla base del FACS (Sistema di Codifica delle Espressioni Facciali) creato da Ekman, Samuel Baum ha scritto la serie televisiva Lie to me (“Méntimi”).

E noi preferiremmo l'originale

Se in tv e in prima serata, arriva un film come Preferisco il Paradiso, che ha la regia di Giacomo Campiotti e Gigi Proietti protagonista nei panni di san Filippo Neri, non è possibile ignorarlo. Tanto più che la prima puntata (lunedì Raiuno 21.20) ha vinto la battaglia dell'auditel, battendo di larga misura un musical accattivante e in prima visione come Mamma mia! con una Meryl Streep “streepitosa” in versione Abba-trash: 6.345.000 spettatori, pari al 23,88% del totale degli spettatori in ascolto, contro 4.527.000 spettatori, 17,59% di share.

Due classici per dare qualità

Tra i consueti cambi di programma all’ultimo minuto e le interminabili repliche in attesa delle nuove serie, il palinsesto televisivo si avvia verso l’autunno.

L'inizio di settembre ha portato su Raiuno due interessanti proposte di teatro in televisione.

Mercoledì 1° settembre, in prima serata, è andato in onda il debutto nazionale de I promessi sposi – Opera moderna, registrato a Milano lo scorso giugno.

Rigoletto a Mantova è un film girato in diretta nei luoghi e nelle ore dell’opera; lo spettacolo chiude la trilogia “La via della musica” dopo la Tosca e la Traviata ed è stato trasmesso in tre puntate sabato scorso in anteprima di serata, domenica nel primo pomeriggio e in tarda serata.

Eroe di paternità

Dopo Tosca “nei luoghi e nelle ore di Tosca”, trasmessa da Roma in diretta nel 1992 e Traviata da Parigi nel 2000, Raiuno triplica l’esperimento con Rigoletto di Giuseppe Verdi. Le riprese effettuate a Mantova in ambienti reali, Palazzo del Te, Palazzo Ducale, Rocca Sparafucile, o adattati, casa di Rigoletto, saranno trasmesse in diretta in mondovisione per un miliardo di potenziali spettatori.

Lost, persi o chiamati?

La RAI ha iniziato a trasmettere nelle settimane scorse l’ultima serie di Lost, la serie televisiva che più di ogni altra ha rivoluzionato il panorama dei cosiddetti telefilm dai tempi di Twin Peaks. Lost nasce nel 2004 dall’inventiva di J.J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber ed è stata prodotta dalla ABC. Raccontare Lostnon è facile per la ricchezza della trama, per i temi e la complessità simbolica, ma anche per le tecniche di narrazione ricche di salti temporali, flash-back e... flash-sideways (il salto in una dimensione parallela, l’invenzione che caratterizza l’intera ultima serie). La raffinatezza del prodotto, più simile nella fotografia e nella regia ad un lungometraggio che ad un film per la televisione, ha determinato un successo planetario che per sei anni ha tenuto con il fiato sospeso un numero impressionante di persone.

Tv, realtà e simbolo

Se la ricostruzione dei contesti è rigorosa e il materiale documentario pertinente, si possono raccontare le tragedie e le rinascite del Novecento anche attraverso le vite e le virtù eroiche dei suoi santi e le forme e i luoghi devozionali del popolo di Dio. Lo sta facendo Raitre nei cinque incontri con “Gli archivi della storia”; il quarto “Per grazia ricevuta”, con la presentazione del priore di Bose, Enzo Bianchi. L’intento informativo prevalente mostra la missione della Chiesa all’interno della storia, “incarnata” in essa, in dialettica con gli eventi e le idee nella loro latitudine antropologica e culturale, ma la visione si apre anche a una prospettiva soteriologia e trascendente, che precede e motiva la concretezza dell’interpretare e dell’agire. Il successo di programmi tv su temi religiosi (film, dibattiti, documentari), se trova incentivo nel desiderio di conoscenza, rivela anche motivazioni più profonde.

Un Mondiale per ricchi

“Voi vedrete la parte migliore del Sudafrica. Cose che corrispondono a verità, certo. Come le tantissime bellezze, le enormi potenzialità di questo paese. Ma l’Aids, la povertà, i baraccati, le ingiustizie, la corruzione: sono realtà, purtroppo, e non appariranno sugli schermi Tv.” Semplice ed efficace nel prevedere cosa succederà con questi Mondiali che la Fifa ha voluto in Africa Monsignor Giuseppe Sandri, originario di Faedo, oggi vescovo di Witbank, nel nord-est del Sudafrica.

Poliziotta e donna

Vi sono valori e competenze alla base di ogni professione ed oggi le differenze fra uomo e donna a riguardo non sono più così marcate per quanto il problema sia sempre attuale. Il titolo “Donna detective” (Raiuno, giovedì,ore 21.10, 2ª serie) sembra preludere a una storia a tesi, che dimostri il positivo di uno specifico femminile in quel ruolo o le eventuali difficoltà in più. La protagonista,ispettrice di polizia di una squadra speciale romana,Lisa Milani(Lucrezia Lante della Rovere), appartiene all’universo femminile della regista della prima serie, Cinzia Th. Torrini, che l’ha disegnata positiva in famiglia, nonostante le esperienze dolorose, e brillante nella professione.

Suggestioni e potere del cattivo gusto

Si è parlato di recente dei verdi cento anni di Gillo Dorfles, com’è noto, fra i più autorevoli critici d’arte contemporanea e postmoderna e che più di ogni altro ha indagato la presenza in esse – compresi cinema, pubblicità e tv - del kitsch (Dorfles, Il kitsch, 1990). Un termine tedesco per definire un fenomeno complesso tradotto approssimativamente con “cattivo gusto”, che comprende ogni eccesso e forzatura artistica: esasperato virtuosismo, sdolcinature, trasgressività ostentata, volgarità smaccata, horror grossolano. In sintesi, ogni espressione che produca con artifici una piacevolezza superficiale, emozioni edulcorate o forti e sconvolgenti.