“Impossibile” immaginare come la “grande musica”, con il suo bagaglio di tradizioni, linguaggi e culture, potesse stare dentro il “piccolo schermo”. Invece è accaduto giovedì 3 dicembre...

Milano - Lo speciale “Una sera all’Opera” di "Che tempo che fa". - 2009 - «Le cose impossibili sono più facili da realiz...

Milano - Lo speciale “Una sera all’Opera” di "Che tempo che fa". - 2009 -

«Le cose impossibili sono più facili da realizzare di quelle difficili». Il commento del maestro Daniel Baremboim all’indomani del concerto a Ramallah con la West-Eastern Divan Orchestra si adatta anche a chi giudicava impossibile che l’orchestra della Scala di Milano potesse suonare in uno studio televisivo, all’interno di un programma di intrattenimento.

“Impossibile” immaginare come la “grande musica”, con il suo bagaglio di tradizioni, linguaggi e culture, potesse stare dentro il “piccolo schermo”. Invece è accaduto giovedì 3 dicembre, in occasione dello speciale “Una sera all’Opera” di Che tempo che fa. Una serata nata per lanciare la Prima della Carmen a Milano, che ha visto protagonisti tre grandi della musica classica quali Daniel Baremboim, Claudio Abbado e Maurizio Pollini.

Fabio Fazio, insieme al nutrito gruppo di autori e collaboratori che lavorano dietro le quinte, ha realizzato un piccolo capolavoro di cultura televisiva. Perché, a dispetto di quanti sono assuefatti alla tv generalista imperante, il piccolo schermo è e rimane un canale importante di trasmissione della cultura.

Nel corso della serata non si è solo “ascoltata” della buona musica, ma la si è “guardata”. Daniel Baremboim, prima, e Claudio Abbado, poi, hanno accompagnato il telespettatore nel mondo della classica, mostrando che, se ci si distacca dal modello di “musica fast food” (facile da orecchiare, di immediato impatto emotivo) e ci si prende il tempo per “ascoltare”, si scopre come la musica classica (l’Opera in questo caso) non sia una selva intricata ma, al contrario, un continuo dialogo che si intreccia, al quale ogni strumento dell’orchestra partecipa con la propria “voce”, con un linguaggio più potente e universale della parola, che riesce a comunicare contenuti e pensieri, in modo unico e irripetibile. A dispetto dei secoli.

Certo, la nostra è una società che non è più abituata ad ascoltare. Lo ha ricordato anche Abbado nel corso della trasmissione. Quello offerto da Fazio al grande pubblico, è stato un esercizio di ascolto. Baremboim, Abbado e Pollini hanno mostrato la loro bravura non solo nell’eseguire la musica, ma nel raccontarla a chi non è abituato ad ascoltarne il linguaggio.

Comprendere così è stato semplice. Si è compreso come, nel continuo impegno a rendere viva e presente la musica si possono raggiungere traguardi insperati, come arrivare a suonare con una giovane orchestra di ebrei, musulmani e palestinesi a Ramallah. A questo proposito, segnaliamo l’iniziativa editoriale del Corriere della Sera che, lunedì prossimo, con il quotidiano, proporrà cd e dvd dello storico concerto. Potrebbe essere un’occasione per continuare il viaggio nella musica avviato durante la trasmissione di Fazio, magari in una di queste sere di festa, al posto della “solita” tv…

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