Succede a volte che la tv sia reticente ed eloquente al tempo stesso. È successo nei giorni scorsi con la visita ufficiale del colonnello Gheddafi in Italia. Una visita imponente per apparato e bizzarrie di contorno...

Il colonnello Gheddafi accolto a Roma da Silvio Berlusconi. - giugno 2009 Succede a volte che la tv sia reticente ed eloquente al t...

Il colonnello Gheddafi accolto a Roma da Silvio Berlusconi. - giugno 2009

Succede a volte che la tv sia reticente ed eloquente al tempo stesso. È successo nei giorni scorsi con la visita ufficiale del colonnello Gheddafi in Italia. Una visita imponente per apparato e bizzarrie di contorno, confinata nella cronaca d'apertura o chiusura dei tg. Nessun commento. Nessun approfondimento. Quasi che la tv per una volta provasse imbarazzo (vergogna sarebbe troppo) di fronte a un evento che, al contrario, sembrava godere di tutti i crismi della spettacolarità decadente e insensata cui gli schermi quotidiani ci hanno abituati negli ultimi decenni.

Ma proprio questa reticenza, questo venir meno della parola, ha dato spazio al potere espressivo dell'immagine che riesce a comunicare in un istante, con forza diretta, ciò che cento discorsi non riuscirebbero a fare.

Come descrivere infatti a parole l'apparizione del colonnello in divisa militar-circense, foto dell'eroe nazionale appiccicata sul petto, capello crespo e occhiali da rock-star, amazzoni e cammelli al seguito?

E l'abbraccio del Capo del Governo? L'accoglienza del Presidente della Repubblica?

Come esprimere il contrasto e il senso di incredulità e di spaesamento che quelle immagini provocavano, specie se colte nel cuore della notte dell'ultimo tg?

«Cosa sta accadendo a questo Paese?». La tv, almeno quella pubblica, nei giorni successivi, avrebbe dovuto offrire degli approfondimenti storico-politico-economici per chiarire la questione allo spettatore medio stranito, ma si è guardata dal farlo. Il compito è passato in qualche misura alla carta stampata, ai suoi lettori, alle pieghe del web.

Così resta la forza dell'immagine, che per sua natura si collega e amplifica per contaminazione con altre immagini nel vissuto mediatico delle persone. L'ironia e il paradosso della storia vogliono che gli atteggiamenti del leader libico portati in primo piano dagli obiettivi televisivi, trovassero un aggancio nelle immagini di Mussolini che Bellocchio ha tratto dagli archivi per il film Vincere, attualmente nelle sale cinematografiche. Un'analogia così diretta nell'uso sprezzante del ridicolo della spettacolarità spinta al kitsch per sovraesporre la personalità e imporla alle masse. La domanda che Bellocchio poneva al paese attraverso le immagini cinematografiche di ieri, è la stessa che suscitano le immagini televisive di oggi: com'è possibile? Perché si accetta questo?

Non compete a noi l'analisi politica, ma cogliere la provocazione che arriva dai media.

L'altra immagine che arriva contestualmente dai media, sovraesposta questa volta con dovizia di immagini, questioni, commenti, anche dalle testate più pretenziose, è quella delle vicende coniugali ed extraconiugali del nostro Presidente: la sottocultura delle telenovele trasfusa nella realtà istituzionale di un Paese che vorrebbe dirsi civile, e avvallata dai media. Nella seconda la chiave della prima.

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