Nel Paese piegato dalla dittatura, la fatica di capire che “la democrazia domanda di alzarsi un'ora prima”Koman (Albania). Acqua. Decine e decine ...
Nel Paese piegato dalla dittatura, la fatica di capire che “la democrazia domanda di alzarsi un'ora prima”
Koman (Albania). Acqua. Decine e decine di chilometri di acqua. Un'intera vallata nel nord del Paese trasformata in bacini che danno forza alle centrali idroelettriche. Dicono che sia stata una delle rare opere buone realizzate dal regime di Enver Hoxha.
Sepolti dalle dighe i paesi, gli abitanti hanno trovato rifugio sulle pendici delle montagne, disperdendosi in grappoli di case. Spesso li unisce soltanto un sentiero. Chi possiede un'imbarcazione riesce ad attraversare la valle; tutti gli altri risalgono a quei pochi ponti che mettono in comunicazione le due sponde.
La strada costeggia quest'enorme lago artificiale lungo un panorama da fiaba. Non ci sono però agenzie pubblicitarie a proporlo, né strutture ricettive in grado di attirare potenziali vacanzieri. Non un ristorante, non un presidio sanitario.
Inizia un nuovo inverno, anticipato dal vento e dai lupi. I bambini, un centinaio, raggiungono la scuola con difficoltà. I maestri, a loro volta, fanno lezione per due-tre ore, poi riprendono la via di casa.
Resta il silenzio, profondo come l'acqua. Il silenzio dei villaggi svuotati dall'esodo dei giovani. Il silenzio rotto dalla sorpresa – quando non dalla perplessità – davanti ad un prete e a tre suore italiane, venuti a condividere la sorte di chi è condannato a rimanere.
“E' difficile capire che la democrazia è responsabilità che domanda di alzarsi un'ora prima rispetto a quando c'era l'ideologia totalitaria” osserva don Antonio Giovannini. “Chi può se ne va – prosegue il sacerdote -: per i ragazzi c'è la Grecia o l'Italia, dove rimediare un posto da cameriere o manovale; per le ragazze è diverso, vittime come sono di una cultura che le vuole sottomesse al padre-padrone”.
Per loro don Antonio ha messo in piedi un corso di parrucchiera, gestito il sabato da Bruna e da Pravera, che svolgono il lavoro a Scutari durante la settimana. Al piano terra della case delle suore, su vecchie macchine da cucire – una rarità d'antiquariato – nascono nuove forme di artigianato: “Il mercato non si inventa dall'oggi al domani – si schermisce Giovannini alla domanda su chi acquisterà questi tappeti – occorre piuttosto crederci, mettere insieme le forze, investire in prodotti di qualità. Anche in questo modo prepariamo il domani”.

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