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Maso San Pietro, obiettivo reinserimento
Maso San Pietro, da 23 anni a fianco del disagio sociale
Un “momento terapeutico in una prospettiva riabilitativa e di reinserimento familiare e sociale”. Da 23 anni la Comunità MasoS. Pietro è schierata in prima linea nel delicato compito di seguire soggetti psicotici adulti non in fase acuta o in esordio di malattia, con ridotta autonomia personale e/o sociale. Una struttura che grazie alla sue funzione, riesce così ad interagire con altre strutture “intermedie”, basate più su un intervento di tipo ambulatoriale o di sostegno domiciliare.
Maso San Pietro si rivolge ai nuclei familiari alle prese con casi difficili da gestire, la cui particolare complessità provoca situazioni di ulteriore emarginazione e disagio, concetti oggi condivisibili e comuni a tante altre strutture nate in seguito, ma non facili da digerire quando nel 1984 i Camilliani si proposero all'USL per avviare questo servizio ritenuto essenziale dopo la legge 180. Per ricordare quei momenti e quelli successivi sono stati invitati a Maso San Pietro il 7 novembre (data di inaugurazione del Maso S. Pietro nel 1989) coloro che in forme diverse hanno contribuito allora alla nascita della comunità, dagli amministratori al sindaco di Pergine, al presidente del C4 a medici ed operatori sanitari.
Un'occasione per ricordare le difficoltà iniziali anche e soprattutto nel dialogo con l'ente pubblico e gli operatori, restii a far entrare un ente privato in questo delicato settore. Ci riuscirono i Camilliani, grazie anche alla loro collaudata esperienza in campo sanitario, che il 31 ottobre 1985 sottoscrissero la convenzione con l'USL, per aprire poi al “Valdagni”. Era la prima struttura del genere in Trentino.
A farla nascere e camminare poi è stato Padre Beppino Taufer, da sempre direttore della struttura, che ha saputo coinvolgere in ogni momento operatori e specialisti del settore. Oggi così, a seguire i trenta ospiti (18 a Maso S. Pietro e 12 al Maso Tre Castagni) ci sono una psicopedagogista, responsabile dell’area riabilitativa generale e coordinatrice della struttura, una psicologa coordinatrice invece di Maso Tre Castagni, un educatore con qualifica anche di perito agrario, responsabile dell’attività agricola, un tecnico della riabilitazione psichiatrica, sette infermieri professionali, quattordici operatori socio-assistenziali (O.S.A.) ed infine un’impiegata, responsabile del settore amministrativo.
“All'inizio si temeva la creazione di un 'secondo manicomio'. Se oggi la struttura è ancora in piedi – commenta padre Beppino - il merito è di tutti coloro che si sono battuti per il superamento dei preconcetti, ottenendo miglioramenti nelle situazioni individuali a livello psicopatologico e comportamentale,miglioramenti delle capacità di adattamento al contesto sociale e comunitario e delle abilità relazionali,riapprendimento di abilità strumentali, che riguardano l’autosufficienza elementare.” Quali infine le prospettive per il futuro? “Dobbiamo continuare sulla stessa strada, cercando di fare sempre meglio. I legami che abbiamo avviato con alcune realtà cooperative sociali – conclude il direttore padre Taufer, consentono ad alcuni ospiti di operare materialmente, favorendo un graduale inserimento nella società”