Pag 16: Chiesa trentina
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A Folgaria un week-end promosso dal Centro Famiglia

Tenerezza, linguaggio da coltivare

“La fragilità della famiglia, luogo della tenerezza di Dio”: è stato questo il tema proposto dalla Centro Famiglia per un week-end a Folgaria, al quale hanno partecipato più di venti famiglie, sostenute dall’esperienza....

Parole chiave: fragilità (3), tenerezza (1), Centro famiglia (7), diocesi di Trento (1479)

La fragilità consente di comprendere meglio gli altri e fa percepire la necessità di cambiare

Una coppia passeggia in riva al lago. - 2005 [Gianni Zotta]

Una coppia passeggia in riva al lago. - 2005 [Gianni Zotta]

“La fragilità della famiglia, luogo della tenerezza di Dio”: è stato questo il tema proposto dalla Centro Famiglia per un week-end a Folgaria, al quale hanno partecipato più di venti famiglie, sostenute dall’esperienza di mons. Carlo Rocchetta e di una coppia di sposi, Barbara e Stefano Rossi.

Si è partiti dalla considerazione, per nulla scontata, che le fragilità presenti in ogni essere umano, sono da considerarsi un valore: infatti sono queste che ci rendono capaci di comprendere meglio gli altri, di entrare in relazione empatica con loro, di accoglierli; è l’esperienza stessa del limite che ci fa percepire la necessità di cambiare. La tenerezza, altro concetto-guida dell’incontro, consiste nel sentire di amare e di essere amati e rappresenta il risvolto positivo della fragilità.

La famiglia vive entrambe le dimensioni, sia quella della fragilità che quella della tenerezza. Per costruire la coppia bisogna tener presente che ciascuno porta con sé delle parti sane (in primo luogo il bisogno comune a tutti di amare e di essere amati) e delle parti ferite, che spesso hanno avuto origine nel passato. Lungo il viaggio matrimoniale ciascuno dei due coniugi dovrebbe lavorare su di sé per curare le parti malate e per far emergere le parti sane, sue e del coniuge. E la forza di guarigione è rappresentata dalla tenerezza di Dio, Amore totale e incondizionato; è questa tenerezza che trasforma le fragilità in forza: “Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo… (2 Cor 12,9-10).

Gli sposi sono chiamati a vivere la tenerezza di Dio amando il coniuge, anzi ad assaporare la tenerezza di Dio attraverso il coniuge con il linguaggio proprio degli sposi, quello delle carezze, intese nel senso etimologico (dal latino carus), come ogni gesto che dica quanto sia prezioso l’altro per me.

Un versetto di Isaia ci suggerisce le parole più adatte “Tu sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e io ti amo” (Is 43,4) per rinnovare quella promessa che ci siamo scambiati il giorno del matrimonio: “Prometto di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. Mons. Rocchetta ha conferito alle carezze un significato del tutto nuovo affermando che attraverso questi gesti si realizza il significato sacramentale del matrimonio perché ogni carezza rappresenta una manifestazione visibile della tenerezza di Dio.

A conclusione di queste intense giornate ci siamo lasciati con un proposito che desideriamo condividere: coltiviamo il linguaggio della tenerezza, dedicando alla nostra coppia almeno un’ora alla settimana, un giorno al mese e una settimana all’anno!

Erica Mancinelli

Tenerezza, linguaggio da coltivare
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