Pag 22: Televisione e cinema
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Fra attese e polemiche è in Italia il film evento firmato da Ron Howard, tratto dal best-seller di Dan Brown

La caduta degli angeli

Il vero enigma, come spesso accade, è capire da che parte stanno i buoni e i cattivi. Gli angeli e i demoni. E non lasciarsi trarre in inganno dalle apparenze: talvolta finiscono col fondere pericolosamente gli estremi. Per fortuna ci pensa Robert Langdon (Tom Hanks): molto più di un normale scienziato. Il detective del mistero a sfondo religioso.

Parole chiave: Angeli e demoni (1), Vaticano (174), cinema (925), film (153), scienza (90), fede (505)
Una scena del film "Angeli e demoni". - maggio 2009

Una scena del film "Angeli e demoni". - maggio 2009

Il vero enigma, come spesso accade, è capire da che parte stanno i buoni e i cattivi. Gli angeli e i demoni. E non lasciarsi trarre in inganno dalle apparenze: talvolta finiscono col fondere pericolosamente gli estremi. Per fortuna ci pensa Robert Langdon (Tom Hanks): molto più di un normale scienziato. Il detective del mistero a sfondo religioso. Il quale, dopo le indagini parigine del Codice da Vinci, viene ora disturbato nella sua piscina statunitense per cercare soluzione al nuovo giallo: un cilindro di “anti-materia” rubato al Cern di Ginevra e finito non si sa dove in Vaticano. Per di più nei giorni della morte del pontefice e della convocazione del conclave, da cui sono rapiti e minacciati di morte i quattro cardinali “papabili”. Il demone qui in azione rispolvera ai giorni nostri un marchio di fabbrica settecentesco: gli “Illuminati”, conciliabolo formato da personalità dell’arte e della cultura per contestare alla Chiesa una politica anti-scientifica oscurantista.

Langdon, un po’ Pico della Mirandola e un po’ Indiana Jones, titolare della fantasmagorica cattedra in simbologia, è subito pronto a saltare dai documenti degli archivi vaticani ai sagrati e alle cripte delle chiese romane in cerca di plausibili segni esoterici, dedotti da una statua del Bernini piuttosto che da un obelisco. E ricostruire così un piano dai vaghi rimandi filosofici (i quattro elementi: aria, acqua, terra, fuoco) architettato dalla diabolica setta, la cui minaccia s'annida nel cuore della cristianità.

Angeli e demoni di Howard è soprattutto una corsa contro il tempo, un classico trhiller d’azione, tutto sommato ben costruito e recitato, ma portato al confine dell’ansiogeno da un montaggio da vertigine, dall’uso frequente di riprese con camera in spalla e da ridondanti inseguimenti automobilistici adatti più a un videogame che al centro storico della capitale.

Poi viene un abbozzo di tema. Ovviamente, visti i contendenti, il problematico e irrisolto rapporto fra scienza e fede. Lo spunto è stimolante. Ma il risultato è solo una scontata caricatura a tinte fosche degli ambienti curiali. L’incontro-scontro fra modernità e tradizione è lasciato a poco più di una carrellata sui prelati con telefonino all’orecchio e sigarette nervosamente fra le dita, prima di chiudersi in conclave. All’ombra del Giudizio di Michelangelo la ricerca del successore di Pietro sembra avvenire in base a logiche più meschine che dettate dallo spirito. Lo sguardo si stempera sul finale, per documentare la sopravvivenza di una Chiesa ancora capace di un improvviso colpo d’ala. Ma sarà davvero un’ala angelica?

Dagli ambienti vaticani s’è levata una preventiva e pesante critica al film, reo di diffondere un’immagine “contraria al comune senso religioso”. Il lavoro di Howard suona a tratti genericamente dissacrante. E tuttavia pare erroneo leggerlo come potenziale attacco al messaggio della Chiesa e alla sensibilità di cristiani maturi e consapevoli. Resta piuttosto un film mediocre, come il romanzo da cui è tratto. Ci vuole ben altro a scalfire quella pietra, benché fallace quanto al contributo umano, sulla quale si regge la fede di un miliardo di persone nel mondo. In barba all’anti-materia.

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